sabato 6 febbraio 2016

The X-Files (10x03): Mulder and Scully Meet the Were-Monster

Una delle (tante) caratteristiche vincenti di The X-Files, che con questo terzo episodio porta il Revival al giro di boa, è di essere un contenitore perfetto per ogni genere di storia. Horror, thriller, drama, fantascienza e (per non farsi mancare nulla) commedia. Con Mulder and Scully Meet the Were-Monster torna Darin Morgan (fratello di Glen), uno degli scrittori più apprezzati delle prime stagioni sebbene avesse firmato solo quattro episodi (2x20 "Hambug", 3x04 "Clyde Bruckman's Final Repose", 3x12 "War of the Coprophages", 3x20 "Jose Chung's From Outer Space") di stampo decisamente comedy, nei quali non mancavano interessanti riflessioni e approfondimenti sui protagonisti e sullo sviluppo della serie. L'episodio 10x03, in Italia La lucertola mannara, è un concentrato di situazioni frizzanti, battute esilaranti e acute intuizioni.
Quando un cadavere viene ritrovato nel bosco, Scully e Mulder sono incaricati di scoprire se il responsabile della morte sia un animale selvatico o un serial killer o una misteriosa lucertola antropomorfa.

Torniamo negli oscuri e umidicci boschi dell'Oregon, teatro del "Pilot" (citato nella scena finale che ne riprende il tema musicale) e del suo seguito, 7x22 "Requiem" (che rappresentò la messa funebre della qualità della serie, non solo per il seguente abbandono di David Duchovny). Siamo però nella fittizia cittadina di Shawan e non nell'immaginaria Bellefleur visitata dagli alieni. In realtà l'intero Revival è girato a Vancouver, Canada, dove per via del budget ridotto vennero effettuate le riprese delle prime cinque stagioni. Per citare Danny Tripp (Bradley Whitford) dell'ormai dimenticata Studio 60 on the Sunset Strip, bellissima serie creata da Aaron Sorkin (sceneggiatore di Steve Jobs di Danny Boyle, attualmente in sala), "Vancouver non somiglia a niente. Non somiglia nemmeno a Vancouver". Però la CGI può risolvere, in parte, il problema. Difatti i posti tipici di Washington (come il Campidoglio e il Washington Monument), visti nelle precedenti due puntate, sono frutto della computer grafica.

Darin Morgan è una garanzia, perché Darin Morgan è un (fucking) genio. Si ride, e tanto. Il perno di Mulder and Scully Meet the Were-Monster è il ribaltamento dei ruoli e delle prospettive, attuato con l'ausilio di un monster of the week davvero bizzarro, tramite il quale si riflette (in alcuni momenti in maniera troppo sempliciotta) non solo sulla serie, ma sul ruolo che l'individuo si è attribuito all'interno della società. Compiano quotidianamente numerose azioni che rappresentano la norma, ma che a uno sguardo più attento appaiono prive di senso. Siamo circondati da oggetti dei quali potremmo fare a meno, ma siamo "una società consumata dal consumismo" (per citare Tad O'Malley nella 10x01).
Mulder e Scully, che in My Struggle e Founder's Mutation erano alquanto out of character, tornano a essere loro stessi. Fox, in piena crisi di mezza età, mette tutto in discussione (lavorare agli X-Files è una perdita di tempo?), mentre Dana, che ha trascorso l'intera vita a distruggere e creare le proprie certezze, si diverte a prenderlo in giro. David Duchovny appare meno bolso e annoiato del solito, forse perché tutto verte sulla sua carta vincente, ovvero l'ironia. L'impressione, comunque, è che abbia accettato di prendere parte al Revival solo perché in agenda gli restava del tempo libero tra la fine di Californication (serial ideato da Tom Kapinos, conclusosi con la settima stagione ma naufragato già nella terza) e l'inizio di Acquarius (neonata e poco promettente serie creata da John McNamara). Gillian Anderson (che ha dovuto lottare con le unghie e con i denti per ottenere un compenso pari a quello di Duchovny da parte della Fox) conferma di essere notevolmente più brava del collega.

Tempo fa, su una rivista (non ricordo quale!), un giornalista faceva notare come il numero delle prove inerenti i fenomeni paranormali (video di UFO, foto di mostri, registrazioni audio di spettri) fosse bruscamente calato con la diffusione dei mezzi di registrazione ad alta definizione, ipotizzando ironicamente che Monster & Co. fossero improvvisamente diventati timidi, sottointendendo in realtà come le "prove", che spuntavano quotidianamente negli anni '80 e '90, non fossero altro che opere di mitomani e burloni (i quali incontrano qualche difficoltà nel truccare foto e video in hd). Come le diffusissime teste del Jackalope, animale immaginario del folklore statunitense (probabilmente nato dopo l'avvistamento di lepri affette dal papillomavirus), che compare appeso nella stanza d'albergo della lucertola mannara; il presidente Ronal Regan ne possedeva una nel suo ranch, millantando di aver abbattuto personalmente l'animale (a Regan piaceva sparare panzane anche nel privato, oltre che sul lavoro). "E' stato stranamente difficile trovare delle prove concrete", disse Mulder nell'episodio My Struggle, e Mulder and Scully Meet the Were-Monster prosegue, con grande acume ironico, nella riconnotazione del paranormale, o quantomeno di ciò che oggi è considerato paranormale, all'interno della serie. "Da quando ce ne siamo andati, molti casi inspiegabili sono stati spiegati".

Il caro Darin contorna la portata con numerosissimi easter egg (vero e proprio fan-service). Dagli slip rossi di Mulder (2x05 "Duane Barry") al cane di Scully, Queequeg (cagnolino di razza pomeriana comparso nella 3x04 "Clyde Bruckman's Final Reposescritta proprio da Darin Morgan e scomparso nella 3x22 "Qaugmire", il cui nome è tratto, come quello di Daggoo, da Moby Dick di Herman Melville), passando per i tributi ai collaboratori scomparsi (come la lapide di Kim Manners, regista di svariati episodi della serie, e quella di Jack Hardy, aiutoregista di The X-Files: Fight the Future e di alcune puntate di Millennium). Rhys Darby, attore neozelandese che qui interpreta Guy Mann (traducibile, più o meno, come Tizio Uomo), e che impersonava il leader dei lupi mannari nella commedia australiana What We Do in the Shadows, si presenta in scena con gli abiti tipici di Carl Kolchak (Darren McGavin), personaggio della serie Kolchak: The Night Stalker (alla quale Carter si è ispirato per creare The X-Files).
Questa invece sarà sfuggita a molti: tempo addietro iniziò a circolare sulla rete una stramba teoria, sostenuta anche dello stesso Darin Morgan, secondo la quale Dana Scully sarebbe immortale. Roba del tipo "Jar Jar Binks è il capo dei Sith", per intenderci. In una della battute finali di Mulder and Scully Meet the Were-Monster si ironizza su questa particolare ipotesi che, stando alle dichiarazioni rilasciate da Chris Carter, potrebbe essere ripresa e approfondita in seguito (cosa che sinceramente mi sconcerta non poco).

Non è solo la sceneggiatura quasi folgorante a rendere Mulder and Scully Meet the Were-Monster il migliore tra gli episodi visti sinora del Revival, nonché uno dei più belli della serie tutta, ma anche la sua realizzazione dal punto di vista tecnico. La regia, curata da Morgan, per quanto resti elementare, è perfettamente centrata sul racconto, e in coppia con il montaggio scandisce benissimo i tempi comici della storia. Passi in avanti per quanto concerne la fotografia che, special modo nelle scene in notturna, riesce a sputare fuori un po' di atmosfera, forse perché la serie torna nei suoi luoghi, la piccola provincia ombrosa invece della grande luminosa città. Si torna dove la verità è ancora là fuori.