mercoledì 27 gennaio 2016

The X-Files (10x02): Founder's Mutation

Ernst Mayr, biologo e genetista di origini tedesche, naturalizzato statunitense, nel 1963 illustrò al mondo per la prima volta il cosiddetto Effetto del fondatore (Founder's mutation), ovvero quel processo che porta, da un piccolo numero di individui sottoposti a prolungato isolamento, allo sviluppo di una nuova popolazione che conserva solo parte del corredo genetico originale. Dopo il debole My Struggle, esordio del Revival, andato in onda il 24 gennaio su Fox, che ha totalizzato 16,2 milioni di spettatori sul suolo statunitense, raggiungendo un rating di 6,1 e superando così di gran lunga qualsiasi rosea aspettativa (non bisogna però dimenticare che l'episodio viaggiava sull'onda creata dalla NFC Championship Game), con Founder's Mutation si mette da parte, almeno parzialmente, quella che è la mitologia della serie, con i suoi (ormai scialbi e confusi) complotti, per sfornare un monster of the week, ovvero un episodio stand alone (per i meno avvezzi al linguaggio televisivo, si tratta di un episodio autoconclusivo che non necessita della visione di precedenti episodi per poter essere compreso).

Gli X-Files sono nuovamente riaperti. Sulla scrivania degli scalpitanti Mulder (che si è rasato la barba e tinto i capelli) e Scully giunge il caso del dottor Sanjay (Christopher Logan), il quale, durante una riunione alla Nugenics Technology, è stato colto da forti emicranie, nonché da allucinazioni uditive. Per scacciare via le voci l'uomo si è infilato un tagliacarte nell'orecchio destro, ferendosi a morte. Prima di spirare, ha però lasciato uno strano messaggio sul palmo della propria mano.

Adesso sì che cominciamo a ragionare! Nessuno meglio di James Wong IV, regista del piacevole Final Destination e dell'improponibile Dragon Ball Evolution, autore, in coppia con Glen Morgan, di alcuni degli episodi più belli e iconici della serie (1x02 "Squeeze" e il suo seguito 1x22 "Tooms", 1x07 "Ice", 2x01 "Little Green Men", per citarne alcuni), poteva assumersi il compito di dirigere e sceneggiare questo secondo appuntamento del gran ritorno di The X-Files.
In realtà l'episodio trasmesso, lunedì 25 gennaio, sarebbe dovuto essere Home Again, confezionato dall'occhio e dalla mano proprio di Glen Morgan. Per ragioni che restano ignote, Anne Simon, consulente scientifico per la serie, ha annunciato con un tweet, a pochi giorni dalla messa in onda, il cambio nella programmazione.

La carriera da regista di Wong è stata, almeno sin ora, alquanto altalenante dal punto di vista della riuscita dei suoi lavori. Con Founder's Mutation (in Italia titolato Evoluzione della specie) dimostra di non essere finito dietro una macchina da presa per puro caso. La regia è quadrata, pulita, senza fronzoli; virtuosismi o invenzioni particolari non rispondono a questo indirizzo. La macchina da presa non è voce narrante ma, come prevalentemente accade in televisione, si piega alla funzionalità del racconto. Gli effetti speciali digitali vengono utilizzati con il contagocce e in situazioni oculatamente studiate per mascherarne la bassa qualità. Anche la fotografia, che resta eccessivamente patinata e priva di verve, è adoperata in modo più attento e meno casuale rispetto a quanto fatto da Chris Carter nel precedente appuntamento. La pecca visiva dell'episodio 10x02 sono certamente le sequenze oniriche, messe su con l'abusato sistema della desaturazione cromatica in post produzione che sfoca l'immagine e ne mette in risalto il bianco delle luci. Finalmente, però, ritroviamo quelle scene d'impatto che un programma intenzionato a spaventare lo spettatore non può esimersi dall'avere.

Da sceneggiatore, Wong, è finito in tempi abbastanza recenti in quel tritacarne che è American Horror Story, mettendo la firma su alcuni degli script peggiori della serie ideata da Ryan Murphy e Brad Falchuk. Con X-Files sembra essere invece a proprio agio e ricama una storia che, innanzitutto, impedisce allo spettatore di sbadigliare o addormentarsi durante la visione, sebbene alcune eccessive semplificazioni che raschiano via la raffinatezza della racconto siano presenti, e che gestisce in maniera incredibilmente saggia uno dei nodi focali, nonché dolenti, delle ultime pasticciate stagioni della serie, ovvero la storia di William. Durante l'ottava annata di X-Files Dana Scully rimase incinta, partorendo al termine della stagione (8x21 "Existence") il piccolo William, così chiamato in memoria del padre di Fox (William "Bill" Mulder, impersonato da Peter Donat, morto per mano di Alex Krycek nell'episodio 2x16 "Colony"). La donna si vide costretta a dare in adozione il figlio (9x16 "William"), essendo l'unico modo rimastogli per proteggerlo. Non era ben chiaro se William fosse figlio di Mulder o il risultato del brutale esperimento al quale Scully era stata sottoposta durante il suo rapimento (2x06 "Ascension") e su ciò si prova a fare chiarezza. Si scruta nel profondo e doloroso vuoto, sull'infranto desiderio di genitorialità, con scene in grado di emozionare (l'ultima inquadratura sopratutto, che sembra ricalcare la chiusa di "Conduit", 1x03); sequenze oniriche che riflettono speranze, sogni e angosce, per scavare con intelligenza nel background psicologico di Fox e Dana. Nel corso del tempo abbiamo avuto modo di conoscerli a fondo, ma 14 anni sono tanti e quindi è lecito interrogarsi su come siano oggi Scully e Mulder? Da questa puntata emerge, ancor più chiaramente, come gli equilibri della serie siano cambiati. Lui costantemente determinato sino al limite dell'ostinazione, ma più attento (è rimasto scottato troppe volte), lei razionale come sempre, ma non più scettica (come potrebbe esserlo dopo tutto ciò che ha visto?). Si delinea un modo nuovo di operare nelle indagini, maggiormente sinergico e meno conflittuale; dunque anche meno interessante, dato che ciò rende impossibile riproporre la struttura iniziale che lasciava lo spettatore in bilico fra le teorie contorte di Mulder e le ipotesi logiche di Scully, cosa che grandemente ha contribuito alla costruzione della tensione e del mistero di ogni puntata. Per fortuna, l'ironia di fondo sembra essere rimasta intatta.

Ci sono citazioni e riferimenti al passato, distillati in maniera intelligente senza sconfinare nell'autocelebrazione. Strano è che non si faccia alcun riferimento a Emily (played, come dicono gli anglosassoni, da Lauren Diewold) la prima figlia di Scully, comparsa (nell'episodio 5x06 "Christmas Carol") e scomparsa (5x07 "Emily") in un battito di ciglia.
Interessantissimo resta il modo in cui la serie si muove nel contesto odierno (parlando di omosessualità, religione, privacy e mutazioni genetiche), confermando che, a prescindere dalla qualità delle storie, la capacità di X-Files di leggere la realtà è inossidabile.

Founder's Mutation è un episodio nel complesso solido, che stimola la mente dello spettatore, lasciandolo il fan con la voglia di averne ancora. Il tono crepuscolare e i ritmi pacati delle prime stagioni sono ormai un lontano ricordo, rimpiazzati da ritmi frenetici e da una resa visiva alquanto dozzinale. La strada per ritagliarsi uno spazio di rilievo nel palcoscenico televisivo odierno è ancora molto lunga (bisogna crescere, parecchio, e se non si chiamasse X-Files dubito continuerei a guardare un prodotto con una simile qualità), ma i primi passi sono stati fatti.

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