lunedì 25 gennaio 2016

The X-Files (10x01): My Struggle

Se il Pilot (in Italia Al di là del tempo e dello spazio), andato in onda negli USA il 10 settembre del 1993, si apriva nei tetri boschi dell'Oregon (in realtà la location era la selva nei dintorni dalla città canadese di Vancouver), con una bella ragazza inseguita da una misteriosa e impalpabile entità, come citazione a Twin Peaks, serie culto creata da David Lynch e Mark Frost, a simboleggiare una sorta di passaggio di testimone nella corsa evolutiva del linguaggio seriale televisivo, questo primo episodio della decima stagione (chiamata anche Revival) di The X-Files non a caso si apre nel deserto del New Mexico, teatro di quel capolavoro che risponde al nome di Breaking Bad, che decisamente ha segnato un nuovo punto di svolta nella storia del piccolo schermo, serie nata proprio dalle costole di X-Files, visto che Vince Gilligan ha lavorato per quest'ultima come sceneggiatore e qui ha conosciuto Bryan Cranston, Aaron Paul e Dean Norris. Il biondo nella chioma del californiano Chris Carter, creatore e showrunner di X-Files, sarà ormai svanito, ma la sua capacità di leggere e capire il mezzo nel quale si muove è rimasta intatta.

Karl Ove Knausgård, scrittore norvegese, è l'autore di My Struggle, conosciuto da noi come La Mia Lotta, romanzo fiume nel quale racconta la banalità della vita, i suoi complessi drammi, la lotta perenne contro i propri desideri. E' da questo romanzo che l'episodio in questione prende il nome. My Struggle segna il ritorno in scena per gli ex agenti dell'FBI Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson) dopo 14 anni dalla conclusione della serie, 8 anni dopo quella noia mortale che era X-Files: Voglio crederci (secondo lungometraggio cinematografico legato alla serie). My Struggle, dunque, per raccontare la lotta contro l'annichilimento e la rassegnazione di Mulder, caduto in depressione dopo la chiusura della sezione X-Files. I decenni di ricerche, nei quali ha messo a repentaglio non solo la propria vita, ma anche quella delle persone a lui care, non hanno fornito risposte concrete alle sue ossessive domande, e benché meno gli hanno permesso di ritrovare la sua perduta sorellina Samantha. Segnata, ma non prostrata, è invece Dana Scully che, come visto in X-Files: Voglio crederci, prosegue nell'esercizio della professione medica. 
Quattordici anni sono passati e la società è radicalmente cambiata. Quel mondo tecnologico, che agli albori della serie cominciava a delinearsi, adesso è completamente formato e funzionante. Smartphone, satelliti, internet e social network, intercettazioni, droni, sono all'ordine del giorno. Ma non c'è solo questo; oggi si parla di teorie del complotto, di terrorismo e inquinamento, di manipolazione dell'opinione pubblica attraverso i mass media. Nuove minacce incombono e come dice lo stesso Mulder al vice direttore Walter Skinner (Mitch Pileggi): "non siamo mai stati così in pericolo".
Uno dei pregi della serie è sempre stato quello di riuscire a leggere in maniera lucida il mondo, di incanalare i timori inerenti le derive pericolose dello sviluppo tecnologico e scientifico, di interpretare la crescente sfiducia nelle istituzioni, arrivando in molti casi a essere quasi profetica (come per l'11 settembre 2001 e i casi di Edward Snowden e Julian Assange). Con questo nuovo esordio, che da noi sarà titolato La verità è ancora là fuori, scritto e diretto dallo stesso Carter, X-Files dimostra di essere perfettamente in grado di inserirsi con naturalezza nel contesto politico-economico-sociale odierno. Sotto questo punto di vista, durante la visione, si ha l'impressione di immergersi in una storia che non si è mai interrotta.
Ci penserà Tad O'Malley (Joel McHale), un conservatore che conduce un programma via web, a riportare il duo al centro di complotti e misteri, attraverso il caso di Sveta (Annet Mahendru), una giovane donna vittima di abduzione. 

Riprendere per le mani un celebre brand (che ha generato film, videogiochi, romanzi, fumetti, giochi di ruolo, action figures) entrato nell'immaginario collettivo, purtroppo naufragato in malo modo in un mare di stronzate (non come Lost, ma quasi) a partire dalla sesta stagione, cioè quando la Fox prese completo controllo della serie, non era semplice. Infatti, questa prima puntata del Revival è piuttosto scadente.
Se la regia esibita risulta maggiormente elaborata rispetto a quanto visto in precedenza nella serie (anche per via dell'avanzamento tecnologico dei mezzi di ripresa), la fotografia, opera di Jole Ransom, è un passo falso; incapace non solo di ricreare le atmosfere cupe delle vecchie stagioni, ma di donare un qualsiasi brio o briciolo di carattere alle immagini. Dozzinali anche gli effetti speciali digitali, che frantumano la credibilità di alcune scene non legandosi ai convincenti pupazzi di gomma e modellini in plastica. Il tutto, nel complesso, risulta visivamente anonimo.
Discorso simile può essere applicato al lavoro svolto dal compositore Mark Snow, che mette insieme delle musichette che nel migliore dei casi risultano insipide, e nel peggiore fastidiose.
Il dente che duole è la sceneggiatura, abile, come già detto, a modernizzare e contestualizzare la serie, ma che non è in grado di tirare fuori nulla di nuovo. L'impressione generale è che tutto sia già stato detto. L'espediente narrativo adoperato per far ripartire la mitologia della serie lo si era già utilizzato nella quinta stagione (episodi 5x01 e 5x02, "Redux", per la precisione), ovvero Mulder che scopre che non c'è nessuna cospirazione aliena e che la storia degli UFO è stata abilmente montata per distogliere l'attenzione da verità indicibili. My Struggle verte interamente su questo presupposto. In questo modo l'intrigantissima (almeno per le prime cinque stagioni) storia che coinvolgeva alieni invasori e governo ombra, una delle più brillanti trame fantascientifico-politiche mai viste, si rivela in realtà aria fritta. Resta da vedere se questa scelta si rivelerà corretta, ma, a giudicare da quanto visto, il sentore è quello di un buco nell'acqua.
Interessante, almeno in parte, è la rilettura del personaggio di Mulder, la cui psiche è franata sotto il peso della sua ossessione. Un uomo isolato dal mondo alla costante ricerca di una verità che possa ridare significato alla sua esistenza. Peccato che l'uomo dalle teorie argute sia diventato uno sciachimista brontolone che crede negli Illuminati.
Gli errori e le sviste compiute nelle precedenti stagioni pesano come zavorre sulla serie e My Struggle sembra confermare che liberarsene non sarà cosa facile. L'episodio risulta zeppo, troppo, di eventi, personaggi, antefatti, svolte, e nessuno risulta convincente. Si procede svelti, con qualche scivolone e nessun acuto. Eccessivi i momenti didascalici.

Gli X-Files sono stati riaperti, e la serie, che in passato ha innalzato gli standard televisivi, sembra non reggere il confronto con i prodotti seriali odierni. Non brutto al punto da far perdere completamente le speranze per la riuscita di questo Revival, ma lontano dal riuscire a trasmettere quell'angosciante senso di paranoia derivante dalla consapevolezza che la spaventosa verità è là fuori.

2 commenti:

  1. Complimenti per l'analisi!
    Io non sono un conoscitore dell'universo di X-Files quanto te, visto che in passato l'avevo seguito abbastanza, ma non sempre (nell'epoca pre-internet era più difficile stare dietro alle serie come oggi), però l'ho trovata anch'io una ripartenza un po' deboluccia. Staremo a vedere come proseguirà questo revival...

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    1. Troppo gentile!
      Ho iniziato a vederla da bambino e, sì, seguire una serie prima dell'avvento del web era davvero difficile. Dovevi avere sempre una vhs a portata di mano, un videoregistratore sul quale poter impostare il timer, e un rosario o un santino col quale pregare che non andasse via la corrente o che il videoregistratore non impazzisse.
      Avrò rivisto le serie almeno 4-5 volte. Quindi la conosco abbastanza bene.
      Sì, ripartenza davvero debole, priva di idee e totalmente incoerente con quanto visto in precedenza.

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