sabato 16 gennaio 2016

Non Essere Cattivo

Claudio Caligari, il regista più punk nella storia del cinema italiano, autore di sole due pellicole oltre quella in questione, Amore Tossico, del 1983, e L'odore Della Notte, 1998, pietre miliari della nostra cinematografia, si è spento il 26 maggio del 2015, al termine di una lunga malattia. Non Essere Cattivo, le cui riprese sono terminate pochi giorni prima della dipartita del cineasta di Arona, è il suo testamento artistico. Siamo ad Ostia e siamo a metà degli anni '90, ma non è un seguito di Amore Tossico. Un periodo nel quale la borgata, arteria in cancrena di quel cuore pulsante che è Roma, era un luogo nel quale la speranza rappresentava un bene non a tutti concesso. Ostia è ancora un posto squallido, ma è molto cambiata dallo scenario che Caligari ci mostra. Il cambiamento è cominciato proprio lì, a metà degli anni '90, e nel film lo percepiamo. La criminalità da strada, quella violenza dei pischelli imbottiti di stupefacenti, delle rapine ai tabacchini, del piccolo spaccio, è finita, poco a poco rimpiazzata dal traffico in grande stile, dalle bande e dalle bische, dai locali a luci rosse e dai giri di mignotte. Oggi c'è la Ostia di Numero 8, come visto nel Suburra di Sollima.
La borgata del sottoproletariato come un girone infernale dal quale era impossibile uscire, dove i condannati erano costretti a compiere sempre le stesse azioni, a ingoiare nuovamente il rimpianto dei soliti errori. Vittorio, interpretato da Alessandro Borghi, e Cesare, un Luca Marinelli bravissimo come il suo collega, sono due grandissimi amici poco più che ventenni, fratelli nel degrado suburbano, dediti a un vita all'insegna degli eccessi. Un dualismo, il loro, che apre e chiude il cerchio. Droga, rapine, sesso, risse, corse in auto. Il loro stile di vita non è una scelta, perché una scelta non ce l'hanno mai avuta, ma l'unico modo per poter galleggiare in quel mare nero di mediocrità e sporcizia. Solo quando Vittorio toccherà il fondo potrà riemerge, grazie all'unica cosa in grado di donare senso a tutto quell'esistere, ovvero l'amore. L'amore per Linda, una notevole Roberta Mattei, madre sola e senza un soldo, lo spingerà a voler mettere la testa a posto. Non sarà semplice, perché quella perenne tempesta che lo circonda tenterà sempre di trascinarlo sul fondo. Per Cesare sarà ancora più difficile, trovandosi ad affrontare lo stadio terminale della malattia della nipotina Debora.

Non Essere Cattivo è un film magnifico, un dramma disperatamente sincero attraversato da linee di ironia tagliente, che vive di una fine intelligenza e di una forza emotiva silenziosa ma straripante. Claudio Caligari è stato forse l'unico cineasta ad avere ereditato la visione Pasoliniana del cinema, riuscendo a risultare però più viscerale, più impetuoso di Pasolini, come lo Scorsese della prima ora. Asciutto, secco, duro, diretto, ma distante dal minimalismo essenziale che caratterizza gran parte del cinema italiano. C'è il respiro cinematografico, un'idea di costruzione del racconto dove la macchina da presa, con le sue inquadrature e i suoi movimenti, non è un puro supporto, ma voce principale del coro. Carrelli, dolly, luci, amplificano il tutto, donando spazio e forza a ogni elemento.
Il timore che la produzione travagliata a cui il film è stato sottoposto, portata a compimento grazie alla determinazione di Valerio Mastrandrea, potesse aver in qualche modo inciso sulla riuscita del prodotto finale si rivela infondato, nonostante ci siano alcune imperfezioni, che però sono così piccole da non divenire mai dei veri difetti. Un lungometraggio che va vissuto più che guardato, sentito più che ragionato. Parte piano e come i grandi romanzi si espande a macchia d'olio, incantando lo spettatore sino ai titoli di coda, creando sfaccettature che stratificano il discorso; un discorso non semplice e mai banale sul chi siamo e sul cosa ci riserva il futuro, su cosa sia davvero il destino in simili ambienti. Davanti agli occhi ci si dipana un mondo dove basta una frase, o un espressione del viso, per capire chi abbiamo davanti, una costruzione strabiliante del contesto che fa quasi apparire la caratterizzazione dei personaggi un gioco oltre modo semplice.

Abbiamo perso un grande cineasta, costretto all'inattività per decenni (17 anni erano trascorsi dal precedente L'Odore Della Notte), uno che aveva compreso le ragioni profonde del mondo in cui era vissuto, e che ha provato a spiegarle a noi. Come recita la maglietta di un dozzinale orso di peluche sulla tomba di una bambina, non essere cattivo, non ti ci mettere anche tu. Ci pensa la vita a essere cattiva con tutti.

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