lunedì 2 novembre 2015

6 giorni sulla Terra

Alcuni giorni fa ho avuto modo di leggere un'intervista, risalente allo scorso anno, rilasciata dallo scrittore di fantascienza Renato Prestiniero, dal cui racconto Una notte di 21 ore, pubblicato nel '60, il maestro Mario Bava trasse il lungometraggio Terrore nello spazio. Lo scrittore veneziano affermava che un suo romanzo breve, L'ultima porta, scritto nel '78, aveva molto colpito Federico Fellini, il quale era intenzionato a trasporlo su pellicola. Il progetto non si concretizzò per via della morte del regista riminese. Ciò mi ha indotto a interrogarmi su quale sia lo stato attuale della fantascienza cinematografica nel nostro paese, da sempre terreno sterile per il genere in questione. Con l'ausilio di quel Virgilio che risponde al nome di Google, mi sono addentrato nella selva oscura di internet e alla fine le mie ipotesi hanno trovato conferma, ovvero il cinema fantascientifico italiano è condannato al girone dell'autoproduzione, del budget zero e del poco pubblico. Pochissimi film e tutti sconosciuti. La mia attenzione si è però focalizzata, per via di qualche parere positivo trovato in giro, su un prodotto in particolare, ovvero 6 giorni sulla Terra, film del 2011, diretto dal romano Varo Venturi, il quale sceneggia in collaborazione con Giacomo Mondadori e Luisa Maria Fosconi.

Siamo a Roma, dove il professor Davide Piso (Massimo Poggio), ricercatore universitario, studia da anni, con l'aiuto di Elena Formenko (Marina Kazankova) e Leonardo Colle (Ludovico Fremont), il fenomeno dei rapimenti alieni. Piso è ormai giunto alla conclusione che esistano, nell'universo, molteplici razze extraterrestri e che queste collaborino segretamente con i più influenti governi della Terra. Gli alieni innestano nel corpo degli addotti una parte della propria coscienza, in modo tale da poter sfruttare quell'energia umana che noi da sempre chiamiamo anima. Tale coscienza resta però sempre sopita, cosa che non consente loro di acquisire totale controllo del corpo umano. Un giorno nell'ufficio di Piso si presenta Saturnia (Laura Glavan), una ragazza che afferma di esser stata rapita dagli alieni. Nel tentativo di scacciare mediante l'ipnosi la coscienza aliena dentro di lei, Piso scopre che essa appartiene a Hexabor di Ur, il capo di un'antica e potente dinastia aliena, discendente delle divinità mesapontamiche. L'alieno trova il modo per prendere completo possesso della ragazza e sfruttare pienamente l'energia anima. Ciò potrebbe segnare la fine della razza umana.

L'espressione "è il film più brutto che abbia mai visto" è generalmente adoperata da chiunque si imbatta in pellicole particolarmente scadenti o, in alcuni casi, in lungometraggi che non si riesce personalmente ad apprezzare. Ma 6 giorni sulla Terra è davvero il film più brutto che abbia mai visto (almeno sinora). L'idea di partenza, in tutta onestà, non sembra affatto male, ovvero quella di parlare di rapimenti alieni, di giocare con il concetto di possessione (le quali sono state secolarmente interpretate come intrusioni demoniache, mentre qui si afferma abbiano origine aliena), di servizi segreti e gruppi governativi deviati. Da sottolineare è certamente il coraggio, di regista e produttori, nell'essersi lanciati in un progetto di fantascienza, e quindi di aver creato qualcosa che si distacca dai classici temi dei prodotti nostrani. Il problema è che le cose positive si limitano alle intenzioni e al soggetto, mentre ogni passo successivo si rivela un disastro.
Potrei elencare in sequenza tutti gli errori e orrori del film di Varo Venturi, ma annoierei chi legge e sopratutto mi annoierei io. Oltre alcuni attori con qualche esperienza alle spalle (come Massimo Poggio e Ludovico Fremont) il resto dei nomi coinvolti nel progetto non ha mai avuto nulla a che fare con il cinema. Gli alieni in una CGI morta e sepolta oltre trent'anni fa, gli effetti realizzati con Windows Movie Maker, i costumi reperiti presso un cassonetto giallo per abiti usati, la messa in scena inesistente e gli interpreti sottratti alla recita della parrocchia, sono tutti figli deformi del basso budget e dunque posso, almeno in parte, comprenderli. Il resto invece è frutto di una totale assenza di nozioni e tecnica. Non solo nessuno della troupe ha mai studiato in una scuola di cinema, ma sembra quasi che Venturi & Co. non abbiamo mai nemmeno visto un film in vita loro. La fotografia è patinatissima oltre che spaventosamente monocolore; tutto è verde, sembra di guardare lo schermo attraverso occhiali intrisi di pesto. Le inquadrature sono quasi tutte sfocate e non c'è n'è una che sia raccordata con la successiva. I filmini delle vacanze dei miei genitori son girati e montati meglio, per la miseria.

Sono consapevole del fatto che denigrare questo film è come deridere un adolescente paraplegico, affetto da ritardo mentale, che si è appena orinato addosso. Però due paroline sullo script non posso non spenderle. La sceneggiatura è redatta a sei mani: Venturi, Mondadori, Fosconi (i quali recitano anche). Ovviamente non c'è capo e nemmeno coda, solo pezzi sparsi di intestino. Il tutto si fonda sulle teorie dell'ufologo Corrado Malanga, che è anche consulente per il film, fermo sostenitore dell'esistenza di molteplici razze aliene (grigi, noridici, rettiliani, ecc.) con le quali le più potenti istituzioni terrestri sarebbero in combutta. Venturi prende molto sul serio le teorie di Malanga, difatti per 6 giorni sulla Terra non usa il termine fantascienza (la quale parte da teorie scientifiche accreditate e le rielabora in chiave fantasiosa), ma ne conia uno nuovo, ovvero real scienza. Sembra di assistere a una puntata estesa di Alieni: nuove rivelazioni, lo stupido programma mandato in onda su Focus.
Consiglio a chiunque voglia farsi due risate, oltre che di guardare questo film, di ascoltare alcune interviste a Malanga e Venturi inerenti 6 giorni sulla Terra, facilmente reperibili su youtube. I due sostengono che, in quanto incentrato su temi scottanti, il film sia stato parecchio osteggiato dalle istituzioni, attraverso strani indivudui che gironzolavano per i set senza apparente motivo, e che le recensioni negative delle critica nei confronti dell'opera siano parte di una campagna denigratoria atta ad allontanare il pubblico. Per la serie: paranoia portami via.
Secondo Malanga questo lungometraggio colpisce nel profondo gli addotti. Quindi se amate il trash più puro, o se appunto siete stati rapiti dagli alieni, i 110 minuti di durata di 6 giorni sulla Terra vi voleranno via in scioltezza. Risulteranno invece una lenta agonia per tutto il resto della popolazione mondiale. Gli eventi non hanno senso, i passaggi sono incomprensibili e i personaggi si sgretolano nella loro piattezza. Chiudo con l'ultima frase che Hexabor di Ur rivolge protagonista.
"Tu proprio non lo vuoi sapere come curare l'Alzheimer, eh?".