giovedì 30 luglio 2015

Insalata Noir

Ritorna Insalate, ovvero post nei quali esprimo brevi considerazioni su film visti di recente. Oggi 3 lungometraggi di stampo noir.


A SINGLE SHOT

West Virginia. John Moon (Sam Rockwell), dopo aver perso la fattoria ed aver divorziato da Jess (Kelly Reilly), si è trasferito in una casa tra i boschi dove sopravvive grazie al bracconaggio. Durante una battuta di caccia, però, uccide accidentalmente Ingrid (Christie Burke), una ragazza che campeggiava nei dintorni. Nel tentativo di occultare il cadavere, Moon si imbatte in un grosso quantitativo di denaro che la giovane donna portava con sé. L'uomo prenderà i soldi non potendo immaginare a chi questi appartengano, ovvero a Cecile (Ted Levine), un pericoloso criminale della zona. Il cacciatore si ritroverà ben presto ad essere la preda. Basato sull'omonimo romanzo, scritto nel 1996 (ed inedito in Italia), di Matthew F. Jones, che è anche sceneggiatore del film, A Single Shot è il settimo lavoro del regista David M. Rosenthal. Presentato al Festival internazionale del cinema di Berlino il 9 febbraio 2013, la pellicola (datata 2012) non ha trovato alcuna distribuzione nel circuito cinematografico nostrano, uscendo (il 10 settembre 2014) direttamente in home video. Le premesse per un ottimo noir di stampo coeniano c'erano tutte: attori di razza (oltre a quelli citati è bene menzionare il sempreverde William H. Macy), la glaciale e penetrante fotografia di Eduard Grau (in grado di rendere minacciosi i boschi adiacenti Vancouver, dove si sono svolte le riprese) ed un soggetto accattivante sebbene non originale. Benché la regia di Rosenthal non sia affatto male, il montaggio sia pulito e gli attori (Rockwell in primis) convincenti, a rendere A Single Shot una cocente delusione è il confuso lavoro compiuto da Jones in fase di scrittura. L'impressione durante la visione è di trovarsi dinanzi a due film ben distinti (uno ci parla del cacciatore costretto a combattere contro il rimorso per l'involontario delitto commesso, mentre l'altro ci racconta dell'uomo braccato dai criminali spietati a cui ha sottratto il denaro) uniti con un giro di scotch; il risultato è una struttura traballante e per nulla stabile. Alcuni passaggi confusi, qualche dialogo improbabile e delle svolte narrative al limite del ridicolo (es: Cecile amputa il pollice e l'indice della mano destra di John, in modo tale che questi non possa sparargli con il fucile mentre si reca a recuperare il denaro, ed ovviamente John gli sparerà utilizzando la mano sinistra) rischiano di spazzare via quanto di buono c'è nella pellicola. Dopo un finale altamente prevedibile però, A Single Shot regala un ultima sequenza che riesce quasi a commuovere, ma che non è certamente sufficiente a salvare la baracca.
Consigliato: no! Sebbene qualcosa di buono ci sia, il film delude parecchio a causa di una scrittura pasticciata. Un colpo mancato.


IO HO UCCISO!

Harry Melville Quincy (George Sanders) è uno scapolo di bell'aspetto che lavora come disegnatore tessile presso una fabbrica di tessuti, cuore economico della piccola cittadina di Corinth. L'uomo vive nella casa di famiglia con le due sorelle, la vedova Hester (Moyna MacGill) e la cagionevole Lettie (Geraldine Fitzgerald). Quando Harry, innamoratosi della collega Deborah (Ella Raines), decide di sposarsi, Lettie inizia a manifestare strani comportamenti. Tratto dallo spettacolo teatrale Uncle Harry (il titolo originale della pellicola è proprio The Strange Affair of Uncle Harry) scritto da Thomas Job, andato in scena per la prima volta il 21 maggio 1942 (nientepopodimenoche a Broadway), Io Ho Ucciso! (reperibile anche con il titolo La fine della famiglia Quincy) è un film del 1945 diretto da Robert Siodmak, (ebreo di Dresda costretto a rifugiarsi a Parigi dopo l'ascesa di Hitler, nonché a fuggire negli Stati Uniti dopo l'invasione della Francia da parte della Germania nazista), e sceneggiato dallo stesso in collaborazione con lo scrittore Stephen Longstreet. In questo lungometraggio mi ci sono imbattuto per caso, mentre zappingavo tra i canali più reconditi della tv, e potete immaginare la sorpresa nel trovarsi di fronte ad una pellicola che, entrata in scena come una comune commedia romantica, lentamente svolta in un noir condito da momenti thriller, omicidi e rapporti incestuosi, capace di crescere d'intensità attraverso non solo una regia pulita ed elegante, sorretta da un montaggio preciso, ma anche grazie a dei dialoghi affilati e ben recitati. L'apice lo si raggiunge nella penultima scena, quando si assiste da un velenoso faccia a faccia fra Lettie e Harry. Dopodiché... il crollo; rovinoso e definitivo. Come si distrugge irreparabilmente un buon film in una sola scena, che tra l'altro non dura nemmeno un minuto? Semplicemente affermando che quanto visto sino a quel momento era solo un sogno. Al termine della visione mi frullavano varie domande in testa, la principale era: che diavolo si erano fumati? Perché questo finale? La risposta è: il Codice Hays; ovvero il Production Code redatto da William Harrison Hays (magnate dell'industria cinematografica nonché politico facente parte, come direttore generale delle poste, del gabinetto del presidente Warren G. Harding), approvato nel 1930 ed applicato a tutte le pellicole statunitensi nel periodo che va dal 1934 al '67. Si trattava di una serie di linee guida che limitavano le produzioni cinematografiche su ciò che si poteva mostrare nel rispetto della moralità; niente scene contenenti nudo, sesso, linguaggio esplicito o volgare, violenza, assunzione di droghe, baci troppo intensi. Terminate le riprese di Io Ho Ucciso!, effettuate nella primavera del '45, il 25 giugno dello stesso anno Martin Murphy, dirigente della Universal (casa di produzione della pellicola), dopo aver visionato una versione non definitiva del film, impose dei cambiamenti nel prologo e nell'epilogo per permettere al film di rispettare il Codice Hays. Un avvelenamento, un rapporto incestuoso, un'ingiusta condanna a morte ed un assassino a piede libero erano troppo per il bigottismo a stelle e strisce dell'epoca. Il prologo originale (mentre il dottor Adams e Harry attendevano l'arrivo del treno che avrebbe condotto quest'ultimo in manicomio, in stazione giungeva Deborah, alla quale Harry raccontava l'intera vicenda) fu sostituito con una serie di foto che ritraevano la (fittizia) cittadina di Corinth, mentre l'epilogo (nel quale la donna confermava il suo amore per Harry nonostante gli atti compiuti) venne rimpiazzato con la scena (girata il 25 luglio da Roy William Neill) nella quale Harry si sveglia dall'incubo scoprendo che in realtà nessuno è morto (nella scena Geraldine Fitzgerald non è presente, in quanto all'epoca era già occupata con un altro film). Il tutto, ovviamente, contro il volere di Siodmak.
Consigliato: nì. Un film ben congegnato e dalla confezione elegante, tagliuzzato in malo modo dal "senso della morale" dei repubblicani. Per chi voglia realmente comprendere i danni che la censura può provocare.


OUT OF THE FURNACE - IL FUOCO DELLA VENDETTA

North Braddock, Pennsylvania. Russel Baze (Christian Bale), operaio della fonderia cittadina, dopo un incidente stradale, provocato dal suo stato di ebrezza, nel quale perdono la vita due persone, si ritrova a scontare una pena detentiva per omicidio colposo. Una volta fuori dal penitenziario si accorgerà che la propria vita è cambiata in maniera irreversibile; la compagna Lena (Zoe Saldana) lo ha lasciato per legarsi allo sceriffo locale, Wesley Burns (Forest Whitaker), e suo fratello minore Rodney (Casey Affleck), un soldato in congedo reduce da quattro turni in Iraq, sembra essersi cacciato in un brutto giro. Il regista Scott Cooper, a distanza di 5 anni dal Crazy Heart che portò all'Oscar come miglior attore protagonista Jeff Bridges, presenta nel 2014 il suo secondo lungometraggio, ovvero Out Of The Furnace (sottotitolato in Italia Il fuoco della vendetta, così come il Man On Fire del 2004 di Tony Scott), film datato 2013. Siamo nella grigia e polverosa periferia americana, distanti anni luce da quel sogno mai realizzato che ha incantato il mondo, immersi in un mondo post apocalittico nel quale nessuno sa di preciso quando e come sia avvenuto il disastro. Quello di Cooper non è un racconto, ma un ballata triste dove personaggi abbandonati in balia del proprio destino cercano disperatamente, con le mani ferite dai cocci delle speranze infrante, qualunque appiglio permetta loro di sopravvivere. Non esiste possibilità di fuga da quella realtà tetra e marcia, e dentro ognuno cova il fuoco della rabbia, incandescente quanto l'acciaio fuso della fonderia, specialmente nel personaggio di Rodney (che si sfoga attraverso brutali combattimenti clandestini). Dal punto di vista tecnico Out Of The Furnace è un film inattaccabile, dove l'ottima regia è spalleggiata dalla splendida fotografia di Masanobu Takayanagi, e dove entrambe, in collaborazione con il montaggio di David Rosenbloom, riescono a cogliere il fascino intrinseco e distorto di quei luoghi. Più che un bravo narratore, così come nel suo precedente lavoro, Cooper dimostra di essere un grande direttore di attori, qui alle prese con un cast a dir poco stellare, che annovera, oltre a quelli già citati (bravissimo Bale, intenso Affleck), Willem Dafoe, Sam Shepard, nonché un travolgente ed immenso Woody Harrelson, (capace di ipnotizzare lo spettatore con un solo sguardo). Interpreti ben serviti da una sceneggiatura (scritta da Cooper e Brad Ingelsby) infarcita di dialoghi ottimamente scritti e con una caratterizzazione dei personaggi tale da rende impossibile definire chi sia il buono e chi il cattivo. Ciò che emerge è un film bellissimo, capace di raggiungere significative vette di intensità emotiva, in grado di creare e matenere perfettamente la tensione quando sopraggiunge la svolta thriller, che pecca però nel voler mettere troppa carne al fuoco (c'è roba a sufficienza per riempire tre film), risultando a volte frettoloso nella cottura. L'impressione al giungere dei titoli di coda è che il film avrebbe dovuto concedersi maggiore spazio, forse una quarantina di minuti avrebbero permesso di sfruttare totalmente ed adeguatamente il materiale presente nella pellicola.
Consigliato: assolutamente! Non importa se sia o meno il vostro genere, questo è un film che va visto.

giovedì 23 luglio 2015

Gola Profonda

Attenzione, il seguente post presenta contenuti espliciti!

Sebbene modalità e tempi di fruizione siano mutati sempre più rapidamente nel corso del tempo, la pornografia esiste da secoli e il suo impatto sulla società è stato sempre maggiore di quanto percepito o pubblicamente ammesso. Riflettendo sul termine stesso di pornografia ci si accorge di quanto questo, così come l'oggetto che identifica, sia in realtà poco chiaro e definito. Nella sua etimologia originaria è porn (prostituta) graphè (disegno, scritto), quindi scrivere, raffigurare delle prostitute. In tempi più recenti qualcuno ha tentato di definire la pornografia come l'insieme di tutte quelle rappresentazioni a tinte oscene di nudità o atti sessuali, aventi l'intenzione di eccitare il consumatore, ma come fa notare Ruwen Ogien nel suo Pensare la pornografia "è dubbio che sia sufficiente che l'autore di una rappresentazione sessuale esplicita abbia avuto l'intenzione di stimolare il consumatore per poter essere ritenuta pornografica" (magari l'intenzione dell'autore c'è, ma ciò non implica necessariamente che vi sia una risposta positiva allo stimolo da parte del consumatore). Il punto è che, come spesso accade, non esiste una definizione unica, univoca ed inequivocabile di pornografia.

"Le Coucher de la Marie Louise"
Non importa se la si veda come un possibile mezzo di liberazione dagli schemi sociali, o come un canale attraverso il quale attingere un innocuo e raffinato divertissement, oppure come un ulteriore strumento rafforzativo di disuguaglianze; tutti ne usufruiscono, favorevoli e contrari (motivo per cui niente e nessuno è mai riuscita a fermarla). La pornografia preme sull'immaginazione (spesso immedesimazione) legata all'atto sessuale (secondo Freud la sessualità è la spinta più forte nell'essere umano) associandosi occasionalmente ai suoi feticismi, alla sue perversioni e parafilie (come ad esempio il voyerismo). Essa sfrutta qualunque mezzo di diffusione esistente, dalla carta stampata al tubo catodico, dal blu-ray ai siti internet. Il cinema (ovviamente) non fa eccezione, anzi, non semplicemente esso si è legato sin dai suoi albori alla pornografia (il primo film porno, ossia Le Coucher de la Marie Louise di Albert Kirchner, 7 minuti nei quali viene mostrato uno spogliarello dell'attrice Louise Willy, risale al 1896), ma l'ha condotta alla massima popolarità. Il legame tra cinema e pornografia è divenuto, ad un certo punto storico, talmente stretto da portare alla nascita del sostantivo porno, con il quale si indicano esclusivamente produzioni esplicite impresse su pellicola. E' a partire dal '68, con il portato della rivoluzione sessuale che, negli Stati Uniti e in diversi paesi europei, il porno, sino ad allora costretto alla clandestinità, raggiunge una capacità d'espressione e d'espansione senza precedenti, andando a creare una vera e propria industria. La pornografia diviene così piano di incontro nonché scontro sociale; una livella che unisce casalinghe, impiegati, intellettuali e celebrità, ma che divide progressisti e conservatori, atei e cattolici, sostenitori della libertà d'espressione e intransigenti censori. La cosiddetta porno invasione, che trovò in Deep Throat, film pornografico del 1972, scritto, diretto e montato da Gerard Damiano, la sua bandiera. Un film che ha diviso il mondo tra coloro che l'hanno visto e quelli che negano di averlo fatto.

Gerard Damiano nel 2005
Nato nel Bronx il 4 agosto del 1928, figlio di poveri immigrati italiani, Gerard Rocco Damiano ha svolto diversi lavori nel corso della sua vita. Lustrascarpe a Times Square, addetto al rifornimento di distributori automatici a Manhattan, volontario nella marina militare, tecnico dei raggi X presso il Jamaica Hospital. Lavorò sino alla fine degli anni '60 come parrucchiere nel Queens dove possedeva, con sua moglie Paula Morton (Reisenwitz era il vero cognome), due saloni di bellezza. Nel 1968, grazie ad un suo dipendente che frequentava il mondo del cinema, ebbe l'opportunità di lavorare come truccatore ed estetista per alcuni film indipendenti, cosa che lo portò ad appassionarsi alla regia. All'epoca però il cinema indipendente statunitense, data la carenza di mezzi e fondi, verteva quasi unicamente sul porno. Nel 1969 Damiano girò il suo primo film, We All Go Down (nel quale il sesso, sebbene decisamente presente, non è centrale) e nel 1970 fondò la sua etichetta, la Gerard Damiano Film Productions. In quell'anno girò anche The Marriage Manual, nel quale affronta con toni da filmato didattico il tema del rapporto coniugale, fornendo consigli su come rinvigorirlo attraverso l'attività fra le lenzuola; il contrasto tra la serietà della voce narrante e la provacatorietà delle immagini mette subito in chiaro lo stile umoristico di Damiano. Nel '71 il regista era concentrato sui preparativi della sua nuova pellicola, che avrebbe dovuto titolarsi The Doctor Makes A House Call, quando Charles Everett "Chuck" Traynor, gestore di un topless bar e di un giro di prostitute, nonché collaboratore di Damiano, gli parlò di sua moglie, ovvero Linda Susan Boreman, e del "talento" di questa.

Linda Lovelace negli anni '70
Nata il 10 gennaio 1949, anch'essa nel Bronx, Linda cresce in una famiglia modesta, con dei genitori severi (il padre, John Boreman, era un poliziotto) e dal forte orientamento cattolico; difatti la sua istruzione passò attraverso diversi istituti privati di stampo religioso, come la St. John School nello Yonker e la High School nell'Hartsdale. Nel 1965, con la sua famiglia, si trasferì a Fort Lauderdale, in Floridia. Quattro anni dopo ebbe una gravidanza indesiderata, al termine della quale fu costretta a dare il bimbo in adozione; ciò la segnò pesantemente e la spinse a ritornare nella Grande Mela. Nel '70 la giovane rimase coinvolta in un grave incidente stradale, il quale la costrinse a un lungo periodo di cure che prevedevano numerose trasfusioni di sangue. Fu durante il periodo di convalescenza, nel quale tornò in Florida dalla propria famiglia, che Linda conobbe Traynor. Come nella più classica delle storie, l'uomo, inizialmente gentile e premuroso, si rivelò presto essere un violento, nonché un maniaco, capace di soggiogare psicologicamente Linda. Arrestato per spaccio di droga, Traynor costrinse Linda a sposarlo poiché negli Stati Uniti vige il divieto generale di testimonianza da parte del coniuge. Dopo il matrimonio la giovane venne costretta, sotto la minaccia delle armi, a partecipare a diverse pellicole (in 8mm) per i cosiddetti peep show, nonché ad un corto di 9 minuti, girato nel 1971, titolato Dog Fucker (o alternativamente Dogarama), nella quale si accoppia con un cane.
Scatto dal set di "Dog Fucker"
Nella sua autobiografia, titolata Ordeal (da noi Gola profonda, una storia vera), Linda afferma di essere stata, in diverse occasioni, obbligata da Traynor a prostituirsi (una volta fu costretta a fare sesso con cinque uomini contemporaneamente). In un'intervista condotta da Paolo Limiti, la donna ammise che in un'occasione, quando i suoi genitori si erano recati a trovarla, Chuck l'aveva costretta ad aprire loro la porta e ad accoglierli completamente svestita. E' doveroso però sottolineare come Linda Boreman sia sempre stata un personaggio fortemente contraddittorio, che nella propria vita ha pensato, fatto e detto tutto e il contrario di tutto, contraddicendosi svariate volte, cosa che rende lecito avere dubbi su alcune sue dichiarazioni. Nel '71 Traynor parlò a Damiano della bravura di Linda nella pratica della fellatio, durante la quale riusciva a infilarsi un membro maschile eretto fino in gola. Dopo una ripresa di prova, Damiano restò colpito non semplicemente dal modo in cui la ragazza eseguiva la pratica, ma dal suo aspetto acqua e sapone (la ragazza della porta accanto), al punto da decidere di modificare il proprio film rendendo Linda protagonista. Oltre ad una paga di 1250 dollari, per interpretare il film, a Linda venne dato il nome d'arte di Linda Lovelace (pensato da Damiano in persona, il quale riteneva che la doppia lettera contraddistinguesse le vere star, come Marilyn Monroe e Brigitte Bardot).

Nel gennaio del '72, dopo aver riscritto la sceneggiatura nel giro di un solo week end, Damiano riuscì a reperire i fondi necessari per girare il film. Questi arrivarono dall'unica organizzazione che all'epoca gestiva il giro delle pellicole pornografiche, ovvero la mafia italo-americana. "Gli stratosferici guadagni della pornografia, nel corso degli anni '70, provocarono un trasferimento di membri delle Famiglie Colombo, Bonanno, Gambino, De Cavalcante e Chicago, dalla costa Est e dal nord verso la California", da Divorati dalla mafia: geopolitica del terrorismo mafioso di Jean-François Gayraud. Deep Throat venne prodotto dalla Plymouth Distributing (oggi Arrow Production) di Louis "Butchie" Peraino (nei titoli di coda indicato come Lou Perry), che stanziò 25 mila dollari, provenientei direttamente dalle tasche di (suo padre) Anthony Peraino e (dello zio) Joe Peraino. Questi tre loschi figuri erano membri della Famiglia Colombo di New York e detenevano due terzi dei diritti della pellicola; il rimanente un terzo restò nella mani di Damiano finché il film non cominciò a generare introiti stratosferici, cosa che spinse i Peraino a fare al regista un'offerta che non poteva rifiutare: cedere la propria parte di diritti in cambio di 25000 dollari o finire con delle scarpe di cemento nel fiume Hudson. Si stima che il film abbia incassato globalmente poco più di 600 milioni di dollari (cosa che lo rende il film più redditizio nella storia) e per tutti gli anni '70 l'FBI cercò di rintracciare e fermare il fiume di denaro che Deep Throat riversava nelle tasche della mafia. Inoltre Louis Peraino cercò di riciclare i soldi guadagnati con Deep Throat producendo altri film (attraverso la sua Braynstone produsse Non Aprite Quella Porta).
Harry Reems in "Lettomania" (1976)
Ricevuti i fondi, Damiano fece radunare la sua troupe a Miami per le riprese. Queste vennero effettuare (nel gennaio '72) nel giro di sei giorni, senza che vi fosse alcun piano di lavorazione, cosa che costrinse l'equipe di Damiano non solo a correre forsennatamente per trovare delle location, ma a dover improvvisare costantemente. Nella troupe c'era il simpaticissimo Herbert Streicher, meglio noto con il nome d'arte di Harry Reems, un altro newyorkese nato (il 27 agosto 1947) e cresciuto nel Bronx. Dopo il congedo dalla marina militare, Reems aveva deciso di tentare la carriera di attore, dapprima prendendo parte a svariate produzioni off-brodway (ovvero produzioni teatrali a basso costo) e successivamente, a partire dal 1970, a pellicole per adulti. L'uomo venne assunto da Damiano come assistente di produzione, ovvero addetto alle luci, (non avrebbe dovuto comparire nel film), ma finì per assumere il ruolo del dr.Young poiché vi furono numerose difficoltà nel reperire un attore adeguato alla parte. Reems, con la sua irresistibile verve comica, era perfetto; inoltre ingaggiarlo costò pochissimo, dato che ricevette una retribuzione di soli 250 dollari (effettuò solo un giorno di riprese).

Richard Milhous Nixon, 37° presidente USA
Come mostrato nell'interessante Inside Deep Throat (in italia Inside Gola Profonda), documentario del 2005 diretto da Fenton Bailey e Randy Barbato e prodotto dalla HBO, ancora prima che le riprese di Deep Throat avessero inizio, il porno negli USA era già balzato all'attenzione di stampa e politica, avviando un acceso dibattito che aveva indotto l'allora presidente Lyndon B. Johnson ad istituire una commissione presidenziale (President's Commission on Obscenity and Pornography) il cui fine era indagare gli effetti della fruizione di materiale hard-core sulle persone adulte. La Commissione, composta da medici, psicologi, psichiatri, preti e avvocati, giunse alla conclusione che la pornografia non sortisce alcun effetto deleterio sulle persone ("La commissione ritiene che non vi siano motivi sufficienti per giustificare ulteriori interferenze del governo nella completa libertà di espressione di persone adulte e ciò perché estese ricerche empiriche, condotte sia dalla Commissione che da altri, non hanno portato alcuna prova che l'uso o la visione di materiali esplicitamente sessuali svolgano un ruolo significativo nel promuovere nocumenti sociali o individuali quali azioni criminose, atti di delinquenza, deviazioni sessuali e non, oppure gravi disturbi della sfera emozionale"), ma il rapporto finale venne stilato quando sull'Iron Throne sedeva il repubblicano Richard Nixon (complimentoni Stati Uniti), che attraverso il suo fedelissimo consulente, Charles Keating, autore di una contro-relazione, ne inficiò i risultati (semplicemente perché non erano quelli che avrebbe voluto sentire).
Charles Keating nel 1991
Improvvisamente un cinquantenne autore californiano di nome William Lawrence Hamling, precedentemente processato per oscenità a San Diego, pubblicò un libro che all'interno delle sue trecentocinquantadue pagine conteneva sia il rapporto della Commissione che il rapporto di Keating, nonché una riproduzione di tutto il materiale visionato dalla Commissione (546 illustrazioni inerenti atti sessuali, masturbazione femminile e maschile, omosessualità e sodomia). "Mille grazie signor Presidente," diceva una nota "milioni di dollari dei contribuenti sono stati spesi per stabilire l'esatta verità sull'erotismo negli Stati Uniti oggi, eppure da parte delle massime autorità sono stati compiuti tentativi di ogni sorta per gettare un velo sulle informazioni così raccolte. Lo stesso presidente ha esplicitamente negato i fatti. Ma il tentativo di impedire la comparsa di questo libro equivale a un insulto sanguinoso rivolto ad ogni adulto nel nostro paese. A tutti dev'essere permesso di prendere le decisioni che li riguardano; e ai fatti non ci si può sottrarre. Ed è questo che molti, moltissimi adulti, capiranno dopo aver letto questo rapporto. Va aggiunto che in una società davvero libera un libro del genere non sarebbe neppure necessario". Keating fornì rapidamente una copia del libro a Nixon, il quale riunì il proprio staff di consiglieri per decidere il da farsi, ovvero il modo adeguato per farla pagare ad Hamling. Nel 1974 questo venne condannato, così come il suo editore, Earl Kemp, ad un anno di detenzione, sebbene secondo le leggi federali la pena massima e sufficiente era di tre mesi.
Tutto ciò portò ad un inasprimento dell'applicazione della legge sull'oscenità nei confronti della pornografia (non esisteva una vera legge sulla pornografia), e di conseguenza non si poté non colpire la gola di Linda Lovelace. Ma come spesso accade, la censura ottenne risultati opposti.

Locandina del film
Il 12 giugno del 1972, al New World Theater sito a Time Square, New York, Deep Throat venne proiettato per la prima volta. Il porno uscì dal ghetto e arrivò nelle sale, generando più interesse, clamore e incassi delle pellicole hollywoodiane. Diversi furono i tentativi di bandire la pellicola; un giudice di New York autorizzò tre irruzioni della polizia all'interno del cinema che lo proiettava, con conseguente chiusura dello stesso e sequestro del materiale osceno. Questo, legato al successivo processo ai danni dei proprietari della sala, alle polemiche, nonché ad un celebre articolo del New York Times (titolato Porno-Chic), permise al film di Damiano di diffondersi in tutto il mondo e di diventare un fenomeno in grado di incidere fortemente sui costumi e sui tabù culturali dell'epoca. Il pagare per poter assistere pubblicamente a una proiezione nella quale una donna praticava e traeva piacere da una fellatio, un atto sessuale ritenuto da sempre disdicevole, aveva un effetto liberatorio (forse oggi non ce ne rendiamo conto). Il pubblico per la prima volta non era esclusivamente maschile; molte donne, che sino ad allora erano sempre state alla larga da sale del genere, si precipitarono a guardare il film. Tante furono le celebrità; Jack Nicholson, Jackie O, Norman Mailer, Truman Capote. Fu ad una proiezione del film che Martin Scorsese, rimasto colpito dalla presenza di coppie in sale, ebbe l'idea della celebre scena nel cinema per il suo Taxi Driver. Il film divenne per tanti il simbolo di una nuova libertà d'espressione nonché di un cambiamento nel modo di intendere la sessualità e l'orgasmo femminile.
Il film uscì in Italia, distribuito da Oscar Righini, solo nel 1975 con il titolo Gola Profonda, il quale poi venne modificato in La Vera Gola Profonda poiché, poche settimane prima del rilascio, la Arden Cinematografica aveva fatto uscire il fallimentare Deep Throat II con il titolo proprio di Gola Profonda. Inoltre la versione italiana di Deep Throat subì numerosi tagli e alcuni elementi vennero modificati in fase di doppiaggio (nella versione originale si lascia intendere che Jenny sia la sorella di Linda e non una sua amica, e  non si fa alcun riferimento ad un fidanzato di nome Calogero). Esiste inoltre una versione del film con alcune scene girate dallo stesso Oscar Righini con l'ausilio dell'attore Harry Reems, il cui fine era quello di permettere al film di superare il visto della censura.

La trama: Linda (Linda Lovelace) è una giovane prostituta di Miami che, nonostante i numerosi rapporti sessuali, non è mai riuscita a provare un vero orgasmo. Sua sorella Jenny (Dolly Sharp), prostituta anch'essa, le consiglia di farsi visitare dall'assistente del dottor Freudus, ovvero il dottor Young (si ironizza palesemente sulle figure di Freud e Jung), un celebre sessuologo. Il dottor Young (Harry Reems) scopre che il clitoride di Linda non è nella parte superiore della vulva, ma in fondo alla gola. Quindi l'unico modo che la donna ha per provare orgasmi è di praticare delle fellatio molto profonde.

Immagine dal film
Sino a quel momento le uniche scene di sesso mostrate al pubblico erano inserite all'interno di film (o filmati) di stampo educativo (prodotti prevalentemente dal '45 al '70), nei quali l'atto sessuale era trattato in maniera asettica e profondamente seria. Si rispecchiava in questo modo la generale tendenza a non parlare, o quantomeno a non vedere di buon occhio il sesso. La prima cosa a colpire di Gola Profonda è la sua vena altamente ironica e fortemente grottesca.  Il sesso non è solo estremamente piacevole, ma è decisamente divertente. Qui lo si slega (special modo tramite la fellatio) dal suo fine originario del concepimento, il quale è l'atto costitutivo della famiglia tradizionale; il sesso si fonde al piacere puro e semplice, non solo dell'uomo (da sempre visto come unico soggetto legittimato a provarne), ma sopratutto della donna. Non semplicemente essa trae piacere dal sesso, ma giustamente lo pretende; un primitivo e profondo diritto a godere (la pellicola ci racconta proprio della ricerca da parte di Linda del suo spettante orgasmo). L'archetipo della donna oggetto, sottomessa al volere maschile, finisce in frantumi attraverso un ribaltamento di prospettiva nel quale è lei a dirigere consapevolmente il gioco, a decidere di prostituirsi e sfruttare gli uomini, ottenendo da loro soldi e piacere.
Il sesso è naturale. Durante il corso del film, oltre alla canzone Blowin' Bubbles ed al dottor Young che gioca con delle bolle di sapone, è possibile udire ripetutamente lo scoppiettio di bollicine; tutto si lega alla sequenza all'interno della cantina, nella quale un paziente di Linda beve, attraverso un boccetta infilata nella vagina della donna, dapprima del vino bianco, che però lo disgusta, e successivamente della Coca Cola, che invece lo soddisfa; Damiano afferma così che il sesso non è roba per pochi fortunati, come lo è il vino pregiato per chi può permetterselo, ma un prodotto a largo consumo, come la Coca Cola. Tutti fanno e devono fare sesso. Inoltre, l'attività del dottor Young (per interpretarlo Reems si è chiaramente ispirato a Groucho Marx) è una chiara metafora del sesso come medicina contro tutti i mali.

Citando testualmente il suo autore, Gola Profonda "non è un buon film". Oltre a palesi limiti di mezzi, traspaiono evidenti mancanze di esperienza (es: l'illuminazione curata da Reems e la presa audio), nonché di talento (es: la recitazione). Presenta però diversi punti a suo favore; la regia di Damiano risulta dinamica e quasi mai noiosa, riuscendo anche a regalare delle inquadrature e dei movimenti di macchina degni di nota; ci sono, ma non si abusa, di inquadrature ginecologiche e camere fisse. Il montaggio è funzionale agli scopi del film, semplice sebbene a tratti leggermente fastidioso, con alcune trovate in perfetta sintonia con l'aria goliardica della pellicola (come ad esempio le immagini dei fuochi d'artificio, delle campane che suonano e del razzo spaziale in fase di lancio, montate in alternanza con l'orgasmo clitorideo di Linda; montaggio poi parodiato da David Zucker nel suo Una Pallottola Spuntata 2 ½: L'odore della paura). La messa in scena è sempre azzeccata e mai posticcia, mentre la fotografia riesce a fare il suo sporco lavoro sebbene non sempre sia uniforme tra una inquadratura e l'altra. Plauso sentito per la colonna sonora, con una soundtrack energica e ritmata, attraverso la quale Damiano dimostra di avere buoni gusti in campo musicale. Il film è costruito in modo tale che l'eccitazione nello spettatore cresca gradualmente e che le scene di sesso non siano accavallate l'una all'altra, ma incastonate in una struttura narrativa (certo, non delle più raffinate) e sempre ben distinte e caratterizzate.

Sylvester Stallone in "Italian Stallion - Porno proibito" (1971)
Il successo del film fu dirompente. Più giornalisti, medici, politici, giudici e predicatori tentavano di bloccarne le proiezioni, più la curiosità del pubblico cresceva. Gola Profonda restò in programmazione nelle sale per oltre due anni. Ciò portò Hollywood, in quel periodo in piena crisi, (inizialmente il suo nome era Hollywoodland ma, a seguito della crisi che colpì il sistema cinematografico statunitense negli anni '60, il celebre distretto venne abbandonato e le ultime quattro lettere della scritta sulle colline - ovvero land - caddero), a rivedere le proprie posizioni. Le grandi major (come la Paramount o la MGM), ancora rimaste in piedi, decisero di dedicarsi in via non ufficiale alla produzione di pellicole pornografiche. Si venne così a creare una vera e propria industria parallela, che aveva propri maestri, star e premi. A proposito è consigliatissima la visione dello splendido Boogie Nights - L'altra Hollywood (il personaggio di Jack Horner interpretato da Burt Reynolds si ispira proprio a Gerard Damiano) del maestro Paul Thomas Anderson. Sono molti registi e attori dello star system odierno ad essere passati attraverso la Hollywood a luci rosse (es: Wes Craven, autore di Le Colline Hanno Gli Occhi e Nightmare, sotto lo pseudonimo di Abe Snake nel '75 diresse lo scottante The Fireworks Woman; dal porno provengono attori del calibro di Sylvester Stallone, Cameron Diaz, John Hamm, Diablo Cody).

Marilyn Monroe's sex tape
Il 2 maggio del 1972 J. Edgar Hoover, storico direttore dell'FBI, tirò il suo ultimo respiro. Nel periodo trascorso come capo del Bureau (dal '35 al '72), Hoover aveva allestito un personalissimo archivio segreto, composto da numerosi fascicoli (definiti file confidenziali) contenenti informazioni riservate su tantissime personalità importanti. Da Martin Luther King a John Lennon, da Cassius Clay a Malcom X, passando per Richard Nixon e Winston Churchill. Anche Marilyn Monroe, in quanto presunta amante di John Fitzgerald e/o Robert Kennedy, era finita sotto l'occhio indagatore di Hoover, il quale era riuscito persino a sequestrare un video amatoriale, in bianco e nero, in cui l'attrice praticava sesso orale ad uno sconosciuto, risalente al periodo in cui Marilyn era sposata con Joe DiMaggio ('65). Questi file altro non erano che strumenti di ricatto. Hoover, sul finire degli anni '60, aveva sguinzagliato diversi agenti federali (i quali stazionarono nei pressi di set a New York, Los Angeles, Honolulu) con l'obiettivo di capire da chi fosse composto il mondo della pornografia (tra l'altro l'FBI tenne d'occhio le riprese del film di Damiano) e se realmente dietro di esso vi fosse la criminalità organizzata. Furono prodotti nel corso del tempo oltre 4700 pagine di rapporti. L'agenzia era nelle mani del direttore Clarence M. Kelly (scelto da Nixon in persona) quando Gola Profonda uscì nelle sale; il film finì sotto inchiesta, orchestrata dal vice direttore Mark Felt, poiché violava le leggi sull'oscenità nonché sul trasporto di materiale osceno tra i diversi stati. Questa, almeno, era la versione ufficiale. In realtà l'obiettivo era di contrastare l'affermarsi di una cultura liberale e permissiva e di imporre una morale conservatrice di stampo religioso. Era la crociata non solo del presidente Richard Nixon, ma dell'intero Partito Repubblicano. Nel luglio del 1974, alcuni agenti dell'FBI arrestarono Harry Reems, Gerard Damiano e Linda Lovelace, ma solo il primo finì sotto processo (assieme ad altri 60 tra individui e società) con l'accusa di cospirazione e diffusione di materiale osceno, rischiando così di dover scontare 5 anni di reclusione. L'idea era che punendo pubblicamente il protagonista maschile del film porno più celebre si sarebbe scoraggiato qualsiasi altro uomo a prendere parte a pellicole del genere. Il processo, che durò 9 settimane, si tenne a Memphis, in Tennessee, nel 1975; l'assenza di leggi contro la pornografia fece sì che il giudice, il pubblico ministero e il procuratore (tutti rigorosamente scelti da Nixon) applicassero la legge sull'oscenità in maniera decisamente fantasiosa (Inside Gola Profonda spiega in maniera chiara la questione), cosa che diede al processo il connotato di una vera e propria persecuzione. Reems ed altri undici ricevettero il massimo della pena, che però riuscirono ad evitare grazie alle conseguenze dello Scandalo Watergate.
Mark Felt, la Gola Profonda dello Scandalo Watergate
Il celebre scandalo che tenne banco sulle prime pagine del Washington Post attraverso l'inchiesta giornalistica dei talentuosi Carl Bernstein e Bob Woodward, finì per travolgere in pieno il presidente Richard Nixon, colpevole di aver usato fondi e mezzi governativi per danneggiare i propri avversari politici. Nixon, l'8 agosto del 1974, diede le dimissioni, e con la sua caduta venne meno la carica censoria nei confronti della pornografia. Interessante come Bernestein e Woodward si avvalsero dell'aiuto di un importantissimo informatore che, in quanto desideroso di mantenere l'anonimato, venne indicato con il nome di Gola Profonda. Nel 2012, dopo ben 33 anni, l'informatore svelò la sua identità: si trattava proprio di Mark Felt, il vice direttore dell'FBI, che aveva dato il via alle indagini sul film di Damiano. Felt aiutò i giornalisti del Post poiché era risentito nei confronti di Nixon, il quale alla morte di Hoover aveva nominato Kelly come direttore del Bureau e non lui.

Georgina Spelvin in "The Devil In Miss Jones"
Gola Profonda portò alla fama Damiano, il quale arrivò ad essere considerato (in maniera eccessiva) l'Ėjzenštejn del porno e le offerte per girare film a luci rosse cominciarono a fioccargli da ogni dove; alcune persino dalla MGM. Nel 1973 girò quello che viene unanimemente riconosciuto come il suo film migliore, nel quale dà realmente sfoggio di una capacità avanguardistica nella costruzione della storia e dell'immagine, ovvero Miss Jones (titolo originale: The Devil In Miss Jones), che lo portò ad essere considerato alla stregua dei registi europei più celebri. L'avvento dell'home video (attraverso il VHS) e del porno amatoriale (girato tramite le videocamere domestiche) ha letteralmente cambiato il metodo di fruizione, i gusti, nonché il rapporto tra pubblico e pornografia, portando alla rapida chiusura di tutti i cinema a luci rosse del paese. Quella ristretta cerchia di registi underground dediti al porno vide la propria fama crollare, e finirono per essere rimpiazzati da film fatti in casa o composti da camere fisse e scopate in successione. Damiano continuò a lavorare, sebbene con successo decisamente minore, sino al 1993 (il suo ultimo lavoro fu The Naked Goddess, uscito direttamente in VHS), anno in cui decise di ritirarsi insieme a moglie e figli a Fort Myers, in Florida, dov'è vissuto sino al 26 ottobre 2008, giorno in cui morì a seguito di complicazioni derivanti da un infarto.

Linda Lovelace nel 1992
Linda Lovelace, vera star di Gola Profonda, prese parte a diversi film hard (tra cui il pessimo Deep Throat: Part II, diretto e sceneggiato da Joseph W. Sarno, o la fiacca commedia a luci rosse Linda Lovelace For President, di Claudio Guzmàm e Arthur Marks, nel quale Linda, che interpreta se stessa, vince le elezioni presidenziali; nel film è presente anche Scatman Crothers, il Dick Halloran di Shining), finché nel '74, ottenuto il divorzio da Chuck Traynor, sposò Larry Marchiano. Ebbe due figli, ovvero Dominic, nato nel '77, e Lindsay, nata nell'80. Non semplicemente si ritirò dalle scene, ma divenne (con il sostegno di Gloria Steinem, leader e portavoce del femminismo anni '60 e '70) una femminista schierata contro la pornografia. "La pornografia, da un punto di vista femminista, è una forma di sesso violato [...] una istituzione di ineguaglianza di generi [...]. La pornografia, insieme alla violenza carnale e alla prostituzione, a cui partecipa, istituzionalizza la supremazia sessuale del maschio", affermò Catherine MacKinnon. Quando sembrava di essere giunti ad un vero punto di svolta negli assetti sessuali della società, il femminismo intervenne ristabilendo lo status quo ante bellum, diventando così una sorta di meccanismo di subdola censura.
Gloria Steinem negli anni '60
Linda sostenne di aver recitato nelle pellicole hard-core solo perché costretta dall'ex marito Traynor, e che queste erano state per lei esperienze profondamente dolorose e traumatiche. Parte della troupe di Gola Profonda, tra cui Damiano e Reems, sostenne che la ragazza fosse in realtà felice di recitare nel film. "Gli scritti autobiografici della Marchiano non solo chiariscono che non ci furono abusi o forzature da parte dei partecipanti all'industria porno, ma mostrano come la carriera da pornostar le diede un rifugio agognato, anche se temporaneo, dalla brutalità del marito", da Difesa della pornografia, le nuove tesi radicali del femminismo americano di Nadine Strossen. "Qualcosa stava accadendo, qualcosa di strano. Nessuno mi trattava come un bidone di spazzatura [...] Ridemmo molto il primo giorno di riprese [...]. E nessuno mi chiese di fare cose che non volevo fare", da Ordeal di Linda Susan Boreman. Molti, fra conoscenti e collaboratori, sostengono che ad un certo punto Linda, pentitasi delle scelte compiute, abbia semplicemente scaricato la colpa sull'ex marito violento, approfittando del pensiero comune secondo cui il mondo del porno è popolato da individui pessimi. Andrea True, attrice pornografica e cantante (celebre è la sua More, More, More), disse che molti si schierarono dalla parte di Linda, appoggiando le sue dichiarazioni, non perché fossero vere, ma solo perché a tutti Traynor risultava antipatico. "Raccontando di offerte cinematografiche economicamente vantaggiose, che ricevette in seguito per girare nuovamente le stesse scene di sesso di Gola Profonda, la Marchiano scrisse nel suo libro del 1986, Out of Bondage«Se avessi recitato in un film sporco, lo avrei fatto per bisogno o avidità [...]. Ho fatto una scelta» . Le femministe pro-censura hanno deliberatamente distorto le reali esperienze della Marchiano nell'industria pornografica per piegarle alla loro mentalità pornofobica", dal già citato libro di Nadine Strossen.
Piccola digressione: Oscar Righini afferma che in alcune della sale italiane in cui il film venne proiettato, furono ritrovare delle piccole bombe inesplose, successivamente rivendicate da gruppi femministi.

"Evidentemente urtato dalla piacevole soddisfazione della Marchiano per la sua partecipazione a Gola Profonda, il marito la percosse brutalmente durante quel primo giorno di riprese, gettandola contro il muro e picchiandola per ore", scrive la Strossen. La cosa è confermata non semplicemente dall'addetto alla produzione che nel periodo delle riprese soggiornava nella stanza (del Voyager Motel sulla Biscayne Boulevard) accanto a quello della coppia, ma dai lividi visibili sulla gamba della donna durante la scena in piscina.
Chuck Traynor morì a Chatsworth, California, il 22 luglio del 2002, all'età di 64 anni, per un attacco di cuore. Morì esattamente tre mesi dopo quel 22 aprile nel quale Linda Susan Boreman aveva perso la vita, a 53 anni, in seguito ad un incidente stradale a Denver, in Colorado. Da pochi anni era tornata sulle scene con pellicole soft porn. La vita di Linda è raccontata nel fiacco biopic Lovelace, lungometraggio del 2014 ad opera di Rob Epstein e Jeffrey Friedman.

Harry Reems nel 2005
Harry Reems proseguì la sua carriera di pornoattore (si stima abbia preso parte a più di 100 pellicole per adulti, molte della quali dirette da Damiano, nonché al film d'esordio dei fratelli Vanzina, ovvero Luna di miele in tre), ma il processo del '75 lo segno profondamente. Dopo le prime audizioni, la gente fuori dalla porte del tribunale di Memphis prese a lanciargli contro uova e sputi, oltre a un mare di insulti, al punto che la polizia fu costretta a scortarlo. La sua reputazione venne letteralmente fatta a pezzi a livello nazionale dalla maggior parte della stampa. Fu durante il periodo del processo che comincio a bere, sprofondando lentamente nell'alcolismo che nel giro di pochi anni lo avrebbe portato a perdere ogni cosa. Nel 1985 si ritrovò non semplicemente senza lavoro, ma senza casa, soldi e amici, finendo letteralmente ad elemosinare delle bevute sui marciapiedi della Sunset Boulevard. La maggior parte delle notti le passava dormendo nei cassonetti, adoperando dei cartoni come coperte, mentre altre le trascorreva nella cella di qualche stazione di polizia dopo esser stato arrestato per minzione in luogo pubblico, oscenità o effrazione (entrava nella case della gente e dormiva sui loro letti e divani). Era in cella negli istanti in cui sua madre moriva. Tentò svariate volte di entrare in riabilitazione, ma furono tutte un clamoroso fallimento; una volta, dopo 32 giorni in rehab, comprò una bottiglia di vodka e fu buio totale per una settimana intera, al termine della quale si ritrovò, senza sapere come e perché, in una cella, riverso nelle sue stesse feci. Affermò in diverse interviste di non ricordare assolutamente nulla del periodo intercorso dal 1985 al 1989; ogni ricordo era annegato nell'alcool. Nell'89 riuscì a terminare la riabilitazione e con l'aiuto del leggendario Hugh Efner, fondatore di Playboy riuscì a rifarsi una vita. Herbert Streicher divenne un venditore di polizze, si convertì al cristianesimo (su questo punto molti sostengono che la società sia riuscita a traviarlo) e si sposò. E' morto a 65 anni, il 19 marzo 2013, in un ospedale di Salt Lake City, nello Utah, dov'era ricoverato per un tumore al pancreas. In un intervista effettuata alcuni anni prima aveva dichiarato, con la sua solita ironia: "ho avuto i miei 15 minuti di notorietà, adesso voglio i miei 15 anni di pensione".

Dolly Sharp (Helen Wood) nel 1956
Interessante anche la storia di Dolly Sharp, l'attrice che interpreta Jenny. Dolly era una taciturna donna alle soglie della quarantina; energica, decisa e molto agile. Tutti avevano un ricordo molto vivido di lei, anche ad anni di distanza dalle riprese, ma nessuno sapeva realmente chi fosse o che fine avesse fatto. Dopo Gola Profonda sembrò esser svanita nel nulla. Al contempo però tutti avevano una teoria; l'attrice Tina Russel nella sua autobiografia del '73, Pornostar, sosteneva fosse una prostituta di Long Island ed una ballerina nei go go bar, che aveva speso tutto in alcool e chirurgia plastica; Harry Reems nel libro Here come Harry Reems! la descrive come un'artista fallita, una ex ballerina, nonché spogliarellista ed attrice occasionale; c'è chi diceva fosse una casalinga annoiata, chi la moglie affamata di sesso di un ricco uomo d'affari, alcuni sostenevano fosse una galeotta che non riusciva a trovare un regolare lavoro. Per chiunque mastichi un po' di inglese e sia interessato c'è un post su di lei (cliccare qui) sul sito statunitense The Rialto Report, spazio che si occupa di raccogliere informazioni su pellicole per adulti.

Sotto certi aspetti sembra esistere un mondo prima ed uno dopo Gola Profonda; dato il suo grande impatto è stato spesso definito come uno dei film più importanti nella storia. L'opera più celebre di Damiano ha portato il porno in sala, ma non ha poi realmente segnato l'unione tra pornografia e cinema inteso come arte, i quali hanno preso due strade molto diverse. Però alla sua uscita sembrò essere il punto d'avvio di un discorso evolutivo che avrebbe potuto portare il sesso vero nel vero cinema. Peccato che il tutto, ad oggi, sia approdato in uno stigio mare infinito di tette rifatte, schizzi in faccia e scopate a rotta di collo.

mercoledì 15 luglio 2015

Insalata Horror

Insalate è una rubrica (anche se rubrica non mi sembra un termine molto adeguato) a cadenza assolutamente randomica (quando mi va!) e di cui il mondo sembra avere assolutamente bisogno. In Insalate scriverò di tutti quei film, visti o rivisti di recente, sui quali ho da esprimere solo brevi considerazioni (troppo brevi per riempire un normale post). Motivo per cui accorperò assieme diversi film (generalmente 3). Si parte con 3 lungometraggi del mio genere preferito.



OUIJA

Quando la teenager Debbie (Shelley Henning) si toglie la vita senza alcun apparente motivo, la sua migliore amica, Lane (Olivia Cooke), decide di far luce sulle circostanze del suicidio. Tutto sembra ruotare attorno ad una misteriosa tavoletta oiuja, strumento attraverso il quale sono state sprigionate delle forze inimmaginabili. Le medesime terribili forze che puntualmente si scatenano alla comparsa del nome Michael Bay nei crediti di una pellicola, sebbene in questa occasione rivesta, attraverso la sua Platinum Dunes, soltanto il ruolo di produttore. Alla fine si scoprirà che la povera Debbie ha scelto la morte pur di non prender parte a questo pessimo film. La celebre, nonché secolare, tavoletta ouija (che assunse questo nome solo nel 1890) e i cui diritti dal 1991 sono nella mani della Hasbro, Inc. (la quale partecipa alla produzione del film), diviene il fulcro dell'esordio alla regia di Stiles White, che è anche co-sceneggiatore assieme alla moglie Juliet SnowdenOuija, pellicola del 2014, uscita in sala solo nel gennaio del 2015, è il classico teen horror patinato che tenta di sfruttare l'onda dei film di James Wan, ovviamente non riuscendoci. La regia si rivela priva di qualunque forza e il montaggio, seppur non eccessivamente confusionario, è incapace di mantenere la tensione. La fotografia, più adatta ad una soap che ad un film, spesso varia in maniera totalmente incoerente da una inquadratura all'altra, e ad essa si associa una messa in scena da dilettanti. La sceneggiatura, piatta ed ampiamente prevedibile, sforna solo personaggi stereotipati e bidimensionali, ai quali si lega un casting alquanto discutibile che rende praticamente impossibile per lo spettatore riuscire a distinguere i diversi protagonisti, quindi figurarsi una qualsiasi forma di immedesimazione. Inoltre si abusa del jump scare, come sempre avviene in pellicole di questo calibro, i quali però risultano quasi tutti inefficaci. Sebbene duri appena 89 minuti, la sensazione al termine della visione è di aver assistito ad un'opera di 89 ore. Nemmeno le numerose e grasse risate (ovviamente involontarie), nel mentre delle scene più drammatiche, riescono ad alleggerire la pellicola. Un film su Monopoly o Twister avrebbe certamente fatto più paura di Ouija.
Consigliato: solo a coloro che desiderano farsi del male.


OPEN GRAVE

Film del 2013, Open Grave (letteralmente tomba a cielo aperto) è un horror a bassissimo budget prodotto dalla piccolissima Atlas Indipendent, diretto dallo spagnolo Gonzalo Lòpez-Gallego (giunto al suo terzo lungometraggio) su una sceneggiatura dai fratelli EddieChris Borey (scritta nel 2006 e poi finita nella cosiddetta Black List degli script difficili da portare al cinema). Jonah (Sharlto Copley), insanguinato e privo di memoria, si risveglia all'interno di una fossa piena di cadaveri dalla quale non ha modo di uscire. A salvarlo giunge una ragazza (Josie Ho), apparentemente affetta da mutismo, che lo conduce ad una baita nella quale albergano cinque individui anch'essi privi di memoria. La narrazione, che prende il via quando buona parte degli eventi che compongono la fabula sono già avvenuti, proietta lo spettatore nel vivo del racconto e consente al film di avvalersi di uno spesso velo di mistero, il quale andrà a dipanarsi con il passare dei minuti. Sebbene l'idea alla base dell'opera sia alquanto intelligente (anche se non totalmente originale), la pellicola, purtroppo, presenta due grandi difetti, ovvero consentire allo spettatore di comprendere con largo anticipo, rispetto alle intenzioni dell'autore, la soluzione dell'enigma (cosa che induce la tensione a calare drasticamente) e il lanciarsi in un prolisso ed inutile (dato che tutto è già stato svelato) spiegone che suscita tanta noia. Probabilmente soffermarsi maggiormente sui risvolti psicologici dell'intera faccenda avrebbe aiutato il film a reggere meglio. La regia di Lòpez-Gallego è buona ed in alcuni punti riesce ad esser davvero evocativa, supportata da una bella nonché azzeccatissima fotografia di Josè David Montero, dagli efficaci effetti di Balàzs Hoffmann, e da attori decisamente capaci. Il peccato capitale, come detto, risiede nella scrittura e nella sua gestione dei tempi. Open Grave parte bene e regge alla grande per tutta la prima parte, per poi crollare rovinosamente, senza riuscire più ad alzarsi, durante la seconda.
Consigliato: nì. Anche se è più "no" che "sì". In giro c'è di peggio, ma esistono modi migliori per impiegare i 102 minuti che il film vi porterebbe via.


ECHI MORTALI

Facciamo un salto indietro e torniamo nel 1999. Tre anni dopo Effetto Black-Out, David Koepp, noto sceneggiatore di blockbuster (Jurassic Park, Spider-Man), porta in sala il suo secondo lavoro da regista, ossia Echi Mortali (titolo originale Stir Of Echoes), opera chiaramente ispirata al romanzo, pubblicato nel 1958, di Richard Matheson, per l'appunto A Stir Of Echoes (da noi tradotto con Io sono Helen Driscoll al fine di richiamare nei lettori il più celebre successo dello scrittore statunitense, ossia Io Sono Leggenda). Siamo nella periferia di Chicago e Tom Witzky (un Kevin Bacon sempre ottimo), operaio di una compagnia telefonica, marito di Maggie (Kathryn Erbe) e padre di Jake (un ormai dimenticato Zachary David Cope), bambino dotato di percezioni extransensoriali, per gioco decide di farsi ipnotizzare durante una festa tra amici. Lo stato di trance attiva però qualcosa di latente nella mente di Tom, il quale, proprio come suo figlio, comincerà ad avere delle strane visioni. Qualcuno o qualcosa vuole comunicare con lui. L'uscire nelle sale a meno di un mese di distanza da Il Sesto Senso di Manoj Night Shyamalan, con il quale ha alcuni punti in comune, tra cui quello di non poter essere definito un horror nel senso puro del termine (siamo di fronte ad un thriller soprannaturale con tinte orrorifiche), ha finito per schiacciare, piuttosto che spingere, Echi Mortali. Un vero peccato, aggiungerei, visto che siamo di fronte ad un prodotto decisamente valido, capace di superare qualitativamente il 90% delle produzioni horror e thriller degli ultimi venti anni. Innanzitutto Koepp mostra una notevole destrezza con la macchina da presa e nella direzione degli attori, nonché, essendo anche autore della sceneggiatura, coraggio nel distanziarsi dal romanzo, dando alla storia dei risvolti nuovi (non si limita quindi soltanto alle necessarie correzioni temporali), e abilità nello strutturare uno script pieno di svolte e con alcune trovate narrative. Ci sono citazioni a Shining per quanto concerne Jake, a La Zona Morta per il personaggio di Tom, nonché richiami a Poltergeist. La fotografia di Fred Murphy è azzeccatissima, come lo è il montaggio di Jill Savitt. Notevolissimo è il lavoro svolto dal compositore James Newton Howard, il quale intesse delle traccie davvero suggestive (il tema principale mi ronza nelle orecchie da anni). Non mancano spunti di riflessioni circa la nostra capacità di comprendere davvero la realtà che ci circonda, su come alcune abilità diventino un canale nel quale sfogare anni e anni di frustrazioni (ecco perché molte persone si dedicano ossessivamente al proprio lavoro), sul modo nel quale cambiamenti radicali e improvvisi si ripercuotono sui legami familiari (non semplicemente i poteri di Tom, ma anche l'arrivo di un secondo figlio). Alcune piccole dinamiche tendono a ripetersi, senza però che si arrivi mai a nauseare lo spettatore, e l'argomento medium, per quanto ben trattato, non è certo nuovo e qualcosina sa di già visto. In conclusione Echi Mortali è un film solidissimo e scorrevole, capace di reggere a più di una visione. Per me il cinema di intrattenimento è questo!
Consigliato: decisamente! Come una bevanda fresca nei giorni d'estate. Non vi farà urlare al capolavoro, ma 95 minuti di cinema onesto e ben fatto, conditi di tensione e piccoli balzi dalla sedia, non possono che giovare.

lunedì 13 luglio 2015

The Interview

Skylark Tonight è un talk show di stampo trash dove celebrità di ogni sorta si lasciano intervistare sugli argomenti più frivoli da Dave Skylark (James Franco), conduttore svampito ed alquanto discutibile. Quando il suo producer, Aaron Rapaport (Seth Rogen), medita di abbandonare la direzione del programma al fine di acquisire maggiore credibilità come giornalista, Skylark scopre che il celebre dittatore nordcoreano, Kim Jong-un, è un grande fan del loro show. Alla coppia balena in mente l'idea di intervistare il leader comunista, il quale, dal canto suo, si rivela disponibile. Pochi giorni prima della partenza per Pyongyang, Dave e Aaron vengono contattati dalla CIA, la quale li incarica di eliminare il capo di stato nordcoreano.

Questo è il soggetto alla base di The Interview, lungometraggio datato 2014, seconda fatica della frizzante coppia composta da Seth Rogen ed Evan Goldberg, che tenta di riconfermare il consenso di critica e pubblico ottenuto con Facciamola Finita. Ad aver reso The Interview uno dei film più chiacchierati dello scorso inverno sono stati i problemi incorsi durante la fase di distribuzione, derivanti ovviamente dal fatto che l'opera, dal forte tono demenziale, annovera tra i suoi protagonisti il leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea, ovvero Kim Jong-un. Salito al potere il 28 dicembre 2011 (nove giorni dopo la morte di suo padre, Kim Jong-il), all'età di soli 28 anni (sebbene la sua data di nascita non sia mai stata resa nota), Kim Jong-un ha inasprito ulteriormente i rapporti con Stati Uniti e ONU intensificando il piano di armamento nucleare del proprio paese. Secondo il New York Times è fan di Eric Clapton, Keanu Reeves e Michael Jordan, nonché assiduo spettatore di diversi programmi televisivi statunitensi (come sostenuto nelle prime battute del film).
Il 2 novembre 2014 un gruppo hacker vicino ad Anonymous, che si fa chiamare Guardians of Peace, ha attaccato la rete informatica della Sony Pictures Entertaiment, casa di produzione della pellicola, sottraendo dai computer dell'azienda circa 2 tera-byte di dati, i quali sono poi stati resi pubblici su diversi siti internet. I mass media lo hanno titolato Sonyleaks ed oltre a diversi film in uscita (tra cui Fury di David Ayer, Still Alice di Richard Glatzer e Wash Westmoreland, Annie di Will Gluck), sono state rilasciate diverse mail provenienti dalla posta privata dei dirigenti Sony. Sono emerse così le prime indiscrezioni circa un possibile (nonché poi confermato) reboot del franchise di Spider-Man e della sua unione con il progetto Avengers (Alan Fine, direttore della Marvel, visionato lo script di The Amazing Spider-Man 2 scriveva in una mail: "volevo bruciare la sceneggiatura dopo averla letta"), nonché voci su molestie da parte di David O. Russel ai danni di Amy Adams durante le riprese di American Hustle (che hanno spinto Christian Bale ad urlare al regista di essere un vero stronzo) e tanta altra roba interessante.

L'obiettivo dei Guardians of Peace era quello di impedire la distribuzione del film nelle sale poiché, secondo loro, ciò avrebbe causato un ulteriore frattura nei rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord e incrementato le possibilità dello scoppio di un conflitto termonucleare tra i due paesi (ve lo immaginate un mondo distrutto per colpa di James Franco?). Durante il corso delle indagini svolte dall'FBI, il gruppo di cyber terroristi si rivela essere legato al governo nordcoreano, il quale da anni impiega hacker (si stima ne abbia 6000) che operano ai confini con Cina, Siria ed Emirati Arabi (così da essere difficilmente rintracciabili). A sostegno di tale ipotesi vi è il ritrovamento di alcune diciture in coreano all'interno del malware che ha infettato i computer della Sony. Quest'ultima comunque non si fece intimorire dall'attacco informatico subito e confermò che The Interview sarebbe regolarmente uscito nelle sale, cosa che spinse i Guardians of Peace a minacciare, in un comunicato, di attaccare fisicamente i cinema nei quali il film fosse stato proiettato. A quel punto l'azienda giapponese bloccò totalmente l'uscita del film non solo per il circuito cinematografico, ma anche per il bacino dell'home video, sollevando così spinose questioni circa la libertà d'espressione (Je Suis Rogen) sulle quali intervenne persino il presidente Barack Obama. Alla fine il lungometraggio venne distribuito in pochissime copie e rilasciato su piattaforme di streaming a pagamento. Sebbene il governo di Kim Jong-un non abbia mai ammesso un suo coinvolgimento nella faccenda, ha però dichiarato di essere molto felice del fatto che il film non sia stato distribuito.

Questo gigantesco polverone mediatico ha sicuramente innalzato la soglia d'attenzione nonché il livello d'aspettativa nei riguardi del film (alcuni sembravano attendere un'opera capace di rimescolare le carte sul tavolo dei trattati internazionali), cosa che da un certo punto di vista è risultata controproducente, dato che ha portato molti a rimanere delusi su quello che è il risultato finale. The Interview è una divertente commedia demenziale nella quale Rogen e Goldberg, come sempre fatto nella propria carriera, deflagrano con carica irriverente tutto ciò con cui vengono a contatto. Quindi non solo Kim Jong-un, la sua figura e la sua politica totalitaria, ma anche gli Stati Uniti nella presunzione e nell'ottusità dei loro metodi, nonché il potere dei mass media e le sue distorsioni che si legano a filo doppio con la stoltezza del pubblico. Dalla critica non si risparmia niente e nessuno, viaggia a tutto tondo con estrema intelligenza, attraverso abili giochi di prospettive che si esperiscono nei dialoghi e che permettono riflessioni non banali su tematiche interessanti, molto più di quanto parolacce o riferimenti sessuali indurebbero a pensare.

La regia si attesta su buoni livelli e la coppia Goldberg/Rogen mostra di aver acquisito maggiore dimestichezza con la camera, riuscendo a spingersi un po' più in là di quanto precedentemente fatto. Il montaggio, escludendo qualche scelta non condivisibile (ovvero la scena con i tre bambini che suonano) ed alcune sviste (nella scena all'aeroporto di Pyongyang lo sguardo di Franco è fuori asse), è di buona fattura, abile nel gestire i tempi, special modo quelli comici, e ad evitare qualunque tipo di confusione nelle sequenze più frenetiche. Regia e montaggio, assieme all'ottima fotografia, conferiscono al lungometraggio un tono a metà strada tra un film d'inchiesta e una pellicola di spionaggio (stando a quanto affermato da Rogen le principali fonti d'ispirazione sono state The Insider di Michael Mann e Argo di Ben Affleck). Il film è stato girato quasi interamente in Canada, quindi quella che vediamo nella prima mezzora (eccezion fatta per alcune riprese aeree) non è New York, bensì Vancouver (secondo Rogen è sufficiente sfocare lo sfondo di una ripresa per far sì che ogni città sembri New York). Notevole da questo punto di vista è l'utilizzo degli effetti speciali, adoperati perlopiù nella ricostruzione di paesaggi e palazzi della Nord Corea (non sono mai andati lì), i quali non inficiano mai sulla qualità dell'immagine.
A differenza del precedente Facciamola Finita, in The Interview non tutte le gag inscenate funzionano, special modo alcune legate al personaggio di James Franco, sebbene la maggior parte di esse risultino davvero esilaranti. Inoltre il duo Rogen/Goldberg tende a riciclare alcune dinamiche; ad esempio, come in Facciamola Finita, dopo mezzora Franco spoilera quello che sarà il finale. I personaggi risultano ben caratterizzati, sopratutto Dave Skylark (che in vita sua sembra aver visto soltanto Il Signore Degli Anelli) e Kim Jong-un (una vera sorpresa), e la trama, attraverso diversi colpi di scena (sebbene alcuni decisamente prevedibili), è capace di rinnovarsi ogni 10 minuti, evitando così che la narrazione ristagni.

In conclusione The Interview è un opera decisamente valida nonché godibilissima. Su certi aspetti gli autori compiono dei passi avanti, mentre per altri sembrano leggermente indietreggiare. Per lo scoppio di una terza guerra mondiale si dovrà attendere ancora un po'.