venerdì 24 aprile 2015

Liebster Blog Award 2015



Il blogger cinefilo più pigro e presuntuoso mai esistito ("che brutto 'ncrocio" direbbe Dandi), un bel giorno scopre di aver ricevuto il Liebster Blog Award 2015 da parte di due gentil donzelle, ovvero Giulietta (autrice del blog La Collezionista di Biglietti) e Mari (dal suo Mari's Red Room), e di un brutto ceffo ricercato in sei paesi, tale Jean Jacques (che quando non crea romanzi scrive Recensioni Ribelli).

"Cos'è il Liebster Award?" si è subito chiesto il Cinefilo che sapeva troppo poco, "e dov'è il mio premio in denaro?". Il Liebster Blog Award è un premio che alcuni blogger assegnano ad altri blogger, il cui scopo è aiutare blog da poco nati, e di conseguenza poco conosciuti, a emergere ed espandere le fila dei propri lettori.
Chi l'ha inventato? Da chi parte? Dove sono i soldi? E le foibe? Sono le classiche domande che nascono spontanee sull'internet. Non ho la minima idea di chi abbia ideato questo premio e da dove sia partito. C'è chi dice sia nato #daunideadistefanoaccorsi. E mi informano che non ci sono soldi.... 'fanculo, io non lo faccio!

Come funziona? Quando qualcuno ti nomina per il Liebster ti pone anche una serie di domande, di conseguenza crei un post nel quale citi chi ti ha nominato, rispondi alle sue domande, e a tua volta nomini altri 10 blog (preferibilmente poco conosciuti) ponendo loro delle domande a tua scelta. Ovviamente, essendo pigro, mi ci sono volute circa due settimane per rispondere alle domande. In fondo il mio motto è: perché fare oggi ciò che puoi rimandare per due settimane, ovvero finchè il senso di colpa non comincia a picchiettarti sulla spalla?
Iniziamo!


Le domande di Giulietta:

- Qual è il genere che più detesti e perché?
I cinefumetti. Scherzo! Cioè, odio quasi tutti i film tratti dai fumetti, il punto è che i cinecomics non sono un genere (nonostante in molti affermino il contrario). Sinceramente, non esiste un genere che detesto; per anni ho avuto difficoltà nell'approcciarmi alla commedia e al western, ma ho da tempo risolto il problema.

- Qual è secondo te il regista che si avvicina di più al tuo gusto?
Martin Scorsese, in quanto è in grado, come nessun'altro, di raccontare con ampio respiro storie che vertono su temi interessanti (molto più di quanto sembrino) e personaggi magistralmente caratterizzati, e lo fa coniugando stile di regia eccelso e ritmo indiavolato (annoiarsi con un film di Scorsese è praticamente impossibile).

- Qual è la tua serie preferita e che consiglieresti?
Sono perennemente indeciso tra Breaking Bad e I Soprano. Dato che Breaking Bad lo hanno visto (quasi) tutti, consiglio I Soprano, una serie tecnicamente ineccepibile, che vive di una scrittura davvero raffinata e di interpretazioni memorabili. Una delle più intelligenti e cattive analisi-riflessioni sull'uomo e la società contemporanea.

- La tua performance preferita in assoluto?
Jack Nicholson in Shining. Sarà anche merito della regia di Kubrick, ma lì Jack buca lo schermo... anzi lo sfonda a colpi d'accetta.

- Un film di prossima uscita che attendi con ansia?
Batman v. Superman:  Dawn of Justice; il film non mi interessa per nulla, ma non vedo l'ora di far incazzare tutti i fanboy che lo definiranno bellissimo, e credo proprio saranno tanti. Scherzi a parte, attendo La Giovinezza di Paolo Sorrentino; sebbene La Grande Bellezza non mi abbia convinto del tutto, il caro Sorrentino nel corso del tempo ha dimostrato di avere un talento davvero notevole.

- Infine un film che sconsigli vivamente.
Piazza delle Cinque Lune di Renzo Martinelli. Non credo l'abbiano visto in molti ed è giusto così. Un film che velatamente giustifica l'omicidio di Aldo Moro. Credo non ci sia bisogno di aggiungere altro.


Le domande di Jean Jacques:

- Sei stato nominato da un individuo simile. La cosa non ti fa vergognare almeno un poco?
Mi vergogno a tal punto che ho preso a girare per strada con un sacchetto di carta calato sulla testa.

- Ok, hai un blog, il che vuol dire che la tua vita non deve essere proprio il massimo. Dicci qual è stato l'evento che ha fatto traboccare la goccia dal proverbiale vaso e ti ha spinto ad aprirlo. Il blog, intendo.
MI hanno condannato per truffa aggravata, siccome le giornate in cella tendono a essere estremamente lunghe, ho deciso di intrattenermi scrivendo di cinema. Battute a parte. Innanzitutto non conosco personalmente nessuno che ami il cinema (i miei amici sono tutti fan di Checco Zalone, e questo credo la dica lunga), così da qualche parte dovevo riversare idee e riflessioni sui film che avevo modo di vedere. Qualcuno mi aveva consigliato di aprire un canale youtube, ma il mio motto è "meglio morto che youtuber" (ritengo youtube l'evoluzione della tv, nel senso che fanno schifo allo stesso modo, anzi la tv ha dei limiti) e quindi ho optato per il lato nobile del web, ovvero i blog. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, o potremmo dire lo stronzo che ha definitivamente intasato il cesso, è stata la visione di American Hustle, un film che ha infastidito tanto me ed entusiasmato molto gli altri 100 spettatori presenti in sala. Li ho pensato "sono circondato da gente che non capisce un cazzo di cinema". Allora ho aperto un blog con l'obiettivo di poter intavolare delle discussioni con qualcuno che amasse il cinema quanto me. Obiettivo riuscito.
Quindi se siete costretti a leggere le mie lagne dovete ringraziare quel molestatore di David O. Russel.

- La confessione cinefila più imbarazzante che tu possa fare. E bada che te lo chiede uno a cui piacciono i film di Snyder, ergo...
Riguarderei Armageddon, Star Wars I: la minaccia fantasma, Jurassic Park 3, Indipendence Day e Selvaggi all'infinito.

- Un qualcosa su cui non sai essere obiettivo.
Piuttosto devo capire se esiste qualcosa su cui sono in grado di essere obiettivo. Generalmente sono poco obiettivo con i blockbuster; tendo a parlarne male più di quanto in realtà meritino. Il cinema è nato grazie a persone che hanno investito tutto, cadendo persino in povertà (Méliès ad esempio), pur di mettere su schermo le proprie idee; quindi, quando mi trovo davanti un film creato non per la voglia di raccontare qualcosa, ma solo per incassare, tendo a perdere ogni barlume di oggettività.

- Qualcosa che inizialmente conoscevi solo tu e che poi, porcaccia l'oca, è diventato mainstream.
Breaking Bad. Da amante sfegatato di X-Files non potevo certo perdermi un telefilm ideato da Vince Gilligan e che tra l'altro vedeva la partecipazione anche di John Siban (entrambi sceneggiatori di X-Files). Dopo anni in sordina il serial è esploso (come tutti sanno) durante la quinta stagione. Sinceramente non mi importa se un prodotto sia di nicchia o mainstream, ciò che conta è che sia qualitativamente valido. Anzi, sono contento quando qualcosa di bello e forte piace a tanti. Può sembrare un discorso banale, ma molti smettono di seguire cose o iniziano a parlarne male solo perché sono diventate di moda. Su internet ce ne sono un infinita e li detesto.

- Un qualcosa che è andato pesantemente di moda e, stranamente, è piaciuto anche a te.
Per quanto riguarda le serie, oltre al già citato Breaking Bad, c'è Lost (almeno le prime tre stagioni), Dr. House (anche qui le prime 2-3 stagioni), Romanzo Criminale: la serie, I Simpson. Cinematograficamente parlando c'è la saga de Il Signore degli Anelli, quella degli X-Men, Harry Potter (anche se non tutti i capitoli).

- Dite un titolo di un libro scoperto per caso o letto per sbaglio che, inaspettatamente, vi è piaciuto moltissimo.
American Gods di Neil Gaiman. Trovato anni fa (circa 10) su una bancarella di libri usati. Lo acquistai per curiosità, credendo fosse qualcosa di estremamente stupido, desideroso di farmi due risate. Invece mi ha davvero stupito per l'originalità del tutto.

- Lo spoiler più grande che vi hanno fatto o che avete fatto (poco importa se volontariamente o involontariamente).
Non credo di aver mai fatto uno spoiler. Calcola che chi mi circonda ha gusti parecchio diversi dai miei. Anche se volessi non saprei cosa spoilerare. Di conseguenza non ne ricevo molti. Ad esempio di recente un amico mi spoilerato la trama Gone Girl. Per fortuna è un filmone che si lascia guardare anche se sai già tutto. Il più grande me lo ha fatto Pietro Giacobbo, il conduttore di Voyager. In quel periodo (2004-2005 circa) stavo leggendo Il Codice Da Vinci di Dan Brown, un romanzo che non mi aveva preso e convinto per nulla. La sera accendo la tv e Giacobbo apre la puntata del suo programma più o meno in questo modo "Un tizio va in questo posto perché c'è blah blah blah. Bene, questo è il finale de Il Codice Da Vinci romanzo di...".
Non puoi immaginare i vaffanculo che ho tirato. Il romanzo non l'ho mai finito.

- Un autore che veramente, ma sul serio, ma per davvero, non riuscite a sopportare.
Dostoevskij. Proprio non ce la faccio. Finire Delitto e Castigo è stata una sofferenza. Un giorno dovrò risolvere questo problema.

- Per il resto, invece, avete passato una buona giornata?
Si, un po' indaffarata ma buona.


Le domande di Mari:

- Puoi consigliarmi un film, uno solo, sulla base dei miei gusti che si intuiscono dal blog. Qual è?
Mica semplice consigliare un film ad un'amante dell'horror. Ti consiglio (sperando che tu non l'abbia già visto) La moglie di Frankestein, di James Whale, del 1935.

- Hai la possibilità di trarre un film da un libro ancora "illibato". Quale scegli?
Il Talismano di Stephen King e Peter Straub. Disturbante e dolce allo stesso tempo; nelle mani giuste potrebbe venirne fuori un vero gioiello. Spielberg sono circa vent'anni che prova a trarne un film ma non ci riesce.

- Il regista che tutti amano ma tu ce l'hai sul groppone?
Alfred Hitchcock. No, scherzo. Direi Alfonso Cuaron. Lo ritengo un buon tecnico ma nulla più. Il suo cinema non ha profondità (sempre secondo il mio modesto parere). Gravity è una palla.

- In un film horror sopravviveresti o saresti il primo a morire?
Sarei il killer. No, probabilmente morirei a circa 20 minuti dalla fine. Hai presente il tizio che fa ironia anche nelle situazioni più assurde? Eccomi! Solitamente supera la metà del film ma non giunge alla fine.

- Che libro stai leggendo?
La Caduta dei Giganti di Ken Follett. Anche se per via di vari impegni mi sto arenando nella lettura. E pensare che è il primo di una trilogia. Probabilmente morirò prima di terminarla.

- Stai girando un film horror, su cosa punti: atmosfera, personaggi, gore, effetti speciali?
Sono cresciuto guardando X-Files e ritengo che il mostro o il killer o qualunque sia la minaccia, non debba mai apparire sullo schermo; quindi in linea di massima possiamo scartare gore ed effetti speciali. Vada per personaggi e atmosfera. Con i personaggi coinvolgi lo spettatore e con l'atmosfera lo spaventi.

- Qual è la maggior dote che ti riconosci come blogger?
Scrivo sempre quello che penso e quindi sono estremamente onesto. Nella vita reale sono bugiardo come tutti, ma sul blog sono sincero.

- E il peggior difetto?
Dico un sacco di stronzate. Battute a parte, a volte tendo involontariamente a prendermi troppo sul serio quando scrivo. Inoltre sono estremamente prolisso.

- Il domandone dei domandoni: qual è il tuo film preferito?
8½ di Federico Fellini. Lo ritengo il film più bello nella storia del cinema e il fatto che sia italiano è motivo d'orgoglio. Peccato che, in quanto italiani, non sappiamo valorizzare, a differenza di altri paesi, ciò che in passato abbiamo fatto. Se Fellini fosse stato americano adesso 8½ lo conoscerebbero anche i muri.

- Come la condisco la pasta oggi?
Oggi niente pasta. Solo insalata e frutta. E niente dolce.


Credo di aver terminato le domande a cui dovevo rispondere e adesso ecco quelle a cui dovranno rispondere i blog da me nominati (che fortunelli):

1- Prima volta al cinema. A che età e per quale film?
2- Ultimo film visto in sala? Il prossimo che (probabilmente) andrai a vedere? (spero per te che tra le risposte non ci sia Avengers).
3- La tua posizione nei confronti della pirateria? Poi controlla su torrent e dimmi a che percentuale è l'ultima puntata di Game of Thrones.
4- Pasolini faceva recitare nei propri film persone prese dalla strada, Snyder utilizza sempre attori formidabili. Secondo te, quanto è importante la bravura di un attore in un film? Leggere Pasolini e Snyder nella stessa frase ti ha provocato conati di vomito?
5- Apocalypse Now, Arancia Meccanica8½, Roma Città Aperta. Tutti film che alla prima visione mi hanno fatto cagare non ho apprezzato ma che adesso reputo capolavori. Ti è mai capitato di reputare un film brutto o sopravvalutato e di doverti ricredere?
6- E c'è un film che tutti reputano un capolavoro e che a te continua a non piacere per nulla?
7- Nel 2013, secondo l'Istat, 6 italiani su 10 non hanno letto nemmeno un libro. Io più di uno l'ho letto e conosco altri tre che hanno fatto lo stesso. Non dirmi che fai parte di quei 6. Quanti libri leggi mediamente in un anno?
8- Un libro, un film, una serie tv ed un disco che ritieni imperdibili?
9- I film di Quentin Tarantino hanno uno stile riconoscibile. Ma questo vale anche per quelli di Michael Bay. Perché secondo te uno è definito autore e l'altro pippone?
10- Chi, secondo te, vincerà la Champions League quest'anno?

I blog da me nominati sono:

Il resto dei blog che seguo sono troppo famosi per comparire in questa lista. Ecco il prezzo che dovete pagare alla vostra popolarità, maledetti!
Molti hanno già scritto il proprio post, quindi potete modificarlo e inserire le risposte alle mie domande o potere rispondere qua sotto nei commenti (leggasi: fate come vi pare).
Che la forza sia con voi!

martedì 21 aprile 2015

Avengers: Age of Ultron

1.518.594.910 dollari. E' la cifra record che nel 2012 The Avengers, film diretto da Joss Whedon, riuscì a racimolare durante la corsa nelle sale, e che gli permise di piazzarsi al terzo posto nella classifica dei maggiori incassi cinematografici di sempre. La pellicola chiuse la cosiddetta Fase 1 del Marvel Cinematic Universe, iniziata nel 2008 con l'Iron Man di Jon Favreau. Dopo tre anni di indiscrezioni, di scatti rubati dai set e di trailer (con tanto di falsi leak) sparati in ogni dove (per tutto il mese di novembre un video di youtube su due si apriva con il trailer del film) arriva Avengers: Age of Utron, lungometraggio pronto a riempire nuovamente le tasche dello studio cinematografico di Burbank, California.

Lo S.H.I.E.L.D. è fuori gioco dopo gli eventi di Captain America: The Winter Soldier e il compito di proteggere la terra grava sulle spalle degli Avengers. Attaccando una base dell'Hydra, il team di Vendicatori riesce a sottrarre lo scettro di Loki dalle grinfie del barone Wolfang von Strucker, un brillante scienziato che conduce esperimenti su esseri umani. Tra le cavie figurano Pietro e Wanda Maximoff, conosciuti anche come Quicksilver e Scarlet Witch, individui dotati di poteri speciali. Recuperato lo scettro, Tony Stark, alias Iron Man, intuisce che la Gemma della Mente (una della sei Gemme dell'Infinito), incastonata nello scettro, è senziente. Decide dunque di applicarne le proprietà al progetto Ultron, un'intelligenza artificiale da lui ideata con l'obiettivo di salvaguardare il pianeta. Non passerà molto tempo prima che Ultron si rivolti contro il genere umano.

Andiamo dritti al sodo: i film dei Marvel Studios sono TUTTI UGUALI! C'è poco da fare, la Disney lavora in questo modo. Tutti i lungometraggi legati a The Avengers presentano lo stesso tipo di regia, montaggio, fotografia, sceneggiatura. Questo perché si parla di pellicole rigorosamente studiate a tavolino dai produttori (Kevin Feige, direttore di produzione, detta legge), nelle quali i registi hanno uno spazio di manovra praticamente nullo (sinora pare aver fatto eccezione solo James Gunn, che per I Guardiani Della Galassia ha ricevuto una maggiore libertà creativa; d'altronde era d'obbligo, altrimenti, seguendo i normali standard, un film fotocopia di Star Wars con protagonisti un procione parlante ed un albero antropomorfo sarebbe stato un mezzo flop). Come nella pista cifrata a pagina sette de La Settimana Enigmistica, il regista deve solo collegare con la macchina da presa i puntini numerati di un disegno ideato da altri; in questo alcuni (Weadon, Favreu) si rivelano più bravi di altri (Johnston, Taylor). Sappiamo tutti perché Edgar Wright (il genio dietro la Trilogia del cornetto) abbia abbandonato la direzione di Ant-Man (affidata a Peyton Reed) film di prossima uscita che chiuderà la Fase 2; cosi come possiamo comprendere i motivi che hanno spinto lo stesso Whedon dapprima a prendere le parti del regista inglese ("Ant-Man di Wright sarebbe stato il miglior film Marvel"), e poi a seguirne le orme (Avengers: Infinity War, film diviso in due parti, sarà diretto da Anthony e Joe Russo).
Tutto ciò è possibile solo perché il pubblico pagante per questa tipologia di film è composto prevalentemente da:
1) adolescenti in fissa con i supereroi;
2) adulti nostalgici dei fumetti letti nell'adolescenza.
Dunque un pubblico per lo più poco "colto" in campo cinematografico (poiché non ama realmente il cinema) di conseguenza poco esigente. Un attore di grido, una fotografia luminosa, qualche frase ad effetto, piccoli ritocchi al pc ed il gioco è fatto. La formula della Marvel (leggasi Disney) è questa; per realizzarla non serve talento, ma solo una montagna di soldi.

Per esempio, dopo mesi trascorsi a brontolare per la scelta di Ben Affleck come nuovo Batman nel prossimo film di Zack Snyder (insuperabile, impareggiabile, fenomenale Zack) al suono di "Bale unico vero Batman", "Nolan dio del cielo e della terra", cos'è successo al rilascio del teaser di Batman v. Superman: Dawn of Justice? Sono spuntati fuori commenti del tipo "però Affleck non sembra male", "la voce di Bale non mi era mai piaciuta, quella di Ben invece è figa", "il personaggio ha quella caratteristica nota di follia che era assente nel Batman di Nolan" (dopo 8 anni passati a professare che il Batman di Nolan rispecchiava in tutto e per tutto il personaggio originale e che quello di Burton invece vaffanculo...). Gli amanti dei cinecomics sono come sedicenni in piena tempesta ormonale; va bene chiunque purché si trombi. Va bene anche Snyder (nel teaser c'è una roba come 20 rallenty, già ci sale il vomito) purché dia due cazzoni in calzamaglia.

Insomma, questo Avengers: Age of Ultron com'è? E' la solita minestrina insipida, riscaldata per l'ennesima volta, con l'aggiunta di qualche piccolo ingrediente che però non riesce a mascherare la mancanza di originalità. Non un brutto film (anche se alquanto inferiore al primo), in cui la grammatica cinematografica viene tutto sommato rispettata (la regia non presenta errori, il montaggio non provoca attacchi epilettici sebbene in alcuni passaggi zoppichi), gli effetti speciali sono di ottima fattura, ma è piatto, banale, prevedibile. E' semplice capire come funziona il giochino. Tutti si sono lamentati del fatto che Occhio di Falco nel primo avesse un ruolo marginale? Bene, nel secondo diamogli più spazio. La love story tra la Vedova Nera e Clint Burton non ha convinto? Stavolta la spia rossa flirta con Hulk. La scena maggiormente apprezzata nel primo è il combattimento coreografato a New York? Mettiamone qualcuna in più.
Il cattivone di turno, invece? Ultron... è carismatico quanto il mio Android durante gli aggiornamenti. Incute più timore il forno nel seminterrato di casa McCallister in Mamma, ho perso l'aereo. Poi, quale Age of Ultron? Visto che Ultron dura circa tre giorni (piuttosto Week-end con Ultron). La storiella dell'intelligenza artificiale che si ribella al creatore è un espediente narrativo strabusato; qui inoltre non si aggiunge nulla di nuovo a parte qualche riferimento a Pinocchio (che tra l'altro ci sta pure sulle palle, come tutti i personaggi delle favole Disney). Lasciamo stare la storia del Vibranio, un immaginario metallo indistruttibile, poiché è una falla narrativa grande quanto l'Avengers Tower (ma 'sto Vibranio è indistruttibile o no?). Battute, ammiccamenti a chi legge fumetti, cazzotti, Robert Downey Jr, esplosioni, si gettano le basi per Captain America: Civil War e tanti saluti. Non si raggiungono nemmeno i livelli qualitativi della neo arrivata serie Daredevil (Netflix deve tirar fuori costantemente gli attributi perché ha alle spalle degli spettatori giustamente esigenti).

La Disney pretende di farci pagare 10 euro per 'sta roba? "E voi pretendete qualità da un film del genere?" chiederebbe qualcuno con il sopracciglio del dissenso inarcato. Sì. Perché non dovremmo? La storia del "è puro intrattenimento" non funziona. Non significa che la qualità puoi lasciarla a casa. Riproporre dei film che sono uno la fotocopia dell'altro, è un insulto allo spettatore.

Piccola osservazione! Tempo fa ci è capitato di leggere il primo numero della nuova collana antologica, targata Panini ComicsAvengers, contenente una storia scritta da Brian Michael Bendis e illustrata da Gabriele Dell'Otto. Simon Williams, conosciuto anche come Wonder Man, con l'aiuto di alcuni eroi di secondo piano (come Golia e Capitan Ultra), decide di attaccare gli Avengers. Si tratta di uno degli albi Marvel più interessanti mai letti. Ripercorrendo gran parte della storia recente dell'universo narrativo, Bendis, attraverso Wonder Man, fa una divertente decostruzione del gruppo di supereroi. Gli Avengers sono responsabili direttamente di tutte le più grandi sciagure e calamità verificatesi (World War Hulk, Civil War, Dark Reign). In questo, l'universo cinematografico rispecchia totalmente quello fumettistico, visto che tutti gli eventi catastrofici a cui assistiamo nei film nascono proprio da azioni compiute dai supereroi. Nel primo The Avengers l'invasione dei Chitauri è guidata da Loki, fratello di (guarda caso) Thor. Se questo non fosse mai venuto sulla terra, Loki non avrebbe mai pensato di invaderla. In questo sequel, Ultron è creato da Tony Stark. E ci prepariamo alla guerra civile tra i supereroi. Il gruppo di eroi più potenti non dovrebbe difenderla la terra?

Questa non è una recensione (perché noi non siamo dei critici) come Avengers: Age of Ultron non è cinema. Sfrutta il cinema per fare soldi, il che è ben diverso. Non è la morte del cinema, ma il segno che il cinema sta agonizzando.

mercoledì 8 aprile 2015

Shining

Attenzione il seguente contiene spoiler sul film in questione, sul romanzo da cui è tratto e su 2001: Odissea Nello Spazio.

Jack Torrence, ex alcolizzato ed aspirante scrittore, accetta l'incarico di custode invernale presso l'Overlook Hotel, un lussuoso albergo estivo situato tra le montagne del Colorado. Accanto a lui la moglie Wendy, donna fragile e remissiva, e il figlio Danny, bambino di 6 anni dotato di capacità chiaroveggenti (definite da Dick Hallorann, cuoco dell'hotel, shining). Costruito su un cimitero indiano e teatro di numerosi fatti di sangue, L'Overlook è un luogo fuori dal comune.

Stanley Kubrick è stato uno dei geni più estremi, versatili, immaginifici e massimalisti del panorama cinematografico mondiale. Per la sua 11ima opera decise di adattare il terzo romanzo, edito nel 1977, di Stephen King, per l'appunto Shining (inizialmente pubblicato da noi con il titolo Una splendida festa di morte). Dopo un periodo di lavorazione estremamente lungo (circa un anno di riprese), dovuto al perfezionismo (definito da alcuni esasperato ed esasperante) del regista, giunse nelle sale, nel 1980, The Shining (in Italia senza l'articolo). Va segnalato che l'edizione europea, proiettata nei cinema e poi successivamente editata in home video (VHS, dvd e blu-ray), presenta un minutaggio di circa 23 minuti inferiore rispetto alla versione statunitense.

Shining di Stephen King è un romanzo horror dal taglio classico (in fin dei conti è una variazione sul tema della casa infestata), splendidamente scritto e nel quale l'autore ha riversato tantissimo del proprio trascorso personale; i parallelismi tra il personaggio e il suo creatore sono molteplici, dato che lo stesso King ha avuto problemi con la bottiglia (e successivamente con la cocaina), al punto che ad oggi non ricorda di aver scritto alcuni romanzi (per il seguito letterario di Shining, ovvero Doctor Sleep, ha dovuto avvalersi di un consulente). Da un certo punto di vista possiamo comprendere, ma non condividere, il noto astio dello scrittore nei confronti del film, colpevole di aver tradito lo spirito del romanzo. Anni dopo (nel 1997) proprio per via di tale insoddisfazione, King produrrà una miniserie televisiva di 6 puntate, diretta da Mick Garris, titolata appunto Shining, la quale ripercorre con maggiore fedeltà la narrazione del libro, risultando però qualitativamente insufficiente.
Shining di Stanley Kubrick è un'opera complessa che si distanzia fortemente dal testo di riferimento. Trascendendo il genere e articolandosi su una moltitudine di piani interpretativi, contornati da mille sfaccettature, forma un quadro incredibilmente solido e compatto tanto quanto affascinante e penetrante.

Sono trascorsi 35 anni dall'uscita di Shining, tempo durante il quale sono state date numerose interpretazioni, effettuate molteplici analisi; si consiglia caldamente la visione di Room 237, documentario del 2012 di Rodney Ascher, che si interroga sui possibili significati nascosti della pellicola. Shining è un'opera densa di simbolismi, della quale non è possibile fornire un'interpretazione unica ed univoca. Dunque, per puro diletto, ci lanceremo nell'esposizione di alcune "nostre" interpretazioni, più o meno serie.

Programma Monarch.
Poco dopo l'arrivo all'Hoverlook, Danny "incontra" le gemelle Grady. Sulla parete alle loro spalle è affisso un poster, che ritrae uno sciatore, su cui campeggia la scritta "Monarch". Nei primi mesi del 1953, l'allora neo-direttore della CIA, tale Allen Welsh Dulles, dichiarò nel mezzo di una conferenza, che gli Stati Uniti erano in guerra contro l'Unione Sovietica nel campo del controllo della mente. Il 13 aprile di quello stesso anno venne avviato il progetto MK-Ultra, il cui obiettivo era creare un sistema, definito programma Monarch, che consentisse il controllo della psiche di una persona, al fine di poterla spingere, su comando, a compiere qualsiasi azione. Nel progetto, per cui erano stati stanziati 25 milioni di dollari, vennero coinvolte circa 80 istituzioni (tra cui 12 ospedali e 44 università). Il fulcro di MK Ultra era la Techinical Service Stuff, una divisione incaricata di sintetizzare composti capaci di alterare la percezione delle realtà. Il capo della divisione, Sindey Gottlieb, decise di sperimentare una sostanza psichedelica all'epoca poco nota, ovvero l'LSD. Per tale scopo si procedette all'arruolamento di diversi soggetti disposti a sottoporsi al trattamento. I risultati ottenuti non furono però soddisfacenti, in quanto i pazienti testati erano consapevoli di assumere sostanze stupefacenti, cosa che spinse la divisione ad utilizzare cavie ignare, costituite perlopiù da tossicodipendenti, detenuti e pazienti di ospedali psichiatrici, ossia soggetti ai quali difficilmente sarebbe stato dato ascolto. Grazie agli effetti del Freedom of Information Act, nel corso del tempo alcuni documenti sul progetto sono stati desecretati. Ad esempio sono emersi fascicoli inerenti l'operazione Midnight Climax, nella quale a degli ignari clienti di alcuni bordelli di New York e San Francisco, con la collaborazione delle prostitute, vennero somministrate diverse sostanze psicotrope disciolte nei drink. Le reazioni furono osservate e registrate attraverso finti specchi installati nelle stanze. Droghe, messaggi subliminali, elettroshock, lavaggi del cervello, ipnosi regressive. Sono molteplici le strade intraprese durante il progetto per tentare di giungere al completamento del programma MonarchMK Ultra venne ufficialmente chiuso nel 1973, sebbene molti sospettino che le sperimentazioni siano proseguite sotto altro nome.

Il tema della manipolazione mentale, già affrontato in Arancia Meccanica attraverso la cura Ludovico, in Shining viene ripreso ed ampliato. Ciò che vediamo nel film è nient'altro che un esperimento. Dei soggetti, accuratamente selezionati e inseriti in una struttura isolata, vengono sottoposti a stimoli di diversa natura (attraverso radio, televisione, cibo contaminato). Jack Torrence non è altro che un topo da laboratorio chiuso in un labirinto. Forse si tenta di replicare il "successo" ottenuto con Delbert Grady; se convinci un uomo a massacrare la propria famiglia con un accetta, per poi uccidersi con una doppietta infilata in bocca (spingendolo contro quelle che sono le primordiali pulsioni di ogni essere umano: la conservazione dei legami affettivi e la sopravvivenza) puoi, oltre ogni ragionevole dubbio, affermare di essere riuscito a controllarlo.
Chi è Bill Watson? Nel romanzo è il custode estivo dell'albergo, ma nel film qual è la sua mansione? Perché è presente al colloquio di Jack sebbene non proferisca verbo? L'ipotesi è che Watson sia un esponente del governo, posto a vigilanza dell'esperimento, e che l'Overlook, in inverno diventi un centro di sperimentazione del programma. Va inoltre considerata la percezione extrasensoriale di Danny, elemento di notevole interesse per una test di tale portata, così come lo era il legame tra le sorelle Grady (sin dagli esperimenti nei campi concentramento nazisti si cerca di scoprire le basi e la portata del legame tra gemelli monozigoti).
Seriamente? No! Non crediamo che Shining parli di questo ma ci sembra una teoria divertente.

Uomo e ambiente.
Una carovana composta da circa 500 carri, con a bordo 87 persone, guidata dalla famiglia Donner, partì da Springfield, Illinois, il  5 aprile 1846, diretta verso la California. Giunta sulla Sierra Nevada la spedizione fu costretta ad arrestarsi per via delle rigide condizioni climatiche. Intrappolati sulle montagne per oltre tre mesi, i suoi membri, dopo aver terminato le provviste, cominciarono a nutrirsi dei cadaveri degli altri pionieri morti di stenti. Piccola curiosità: nei primi anni '70 Roman Polanski affermò di voler dirigere un film sul celebre Donner Party.
Della spedizione sono gli stessi protagonisti a parlarne durante il viaggio verso l'Overlook, come fosse una sorta di monito. Se Arancia Meccanica ci mostrava i legami tra società e violenza, Shining si interroga sulla violenza umana in un ambiente (sia fisico che familiare) chiuso e ostile. L'Overlook è un posto inospitale al cui interno ogni forma di percezione si infrange (le strutture della sensibilità elaborate da Kant); il tempo si frammenta sino a perdere significato mentre lo spazio si restringe (ad ogni campo lungo l'albergo sembra rimpicciolirsi). L'hotel porta all'estremo le disfunzionalità dei Torrence, che in realtà non agiscono mai come famiglia (ognuno opera come singolo). Jack è un uomo violento che lentamente allenta il controllo (in un dialogo con Wendy c'è una sedia sullo sfondo che scompare e ricompare, ad indicarci come la realtà del protagonista stia perdendo pezzi), abbandona ogni regola sociale e, di conseguenza, ogni freno inibitore, scatenando l'Io più vero, ossia il sadico che si scompiscia mentre brandisce l'ascia.
Se lo osserviamo da una diversa prospettiva Shining sembra parlarci della violenza sui minori. Jack abusa sessualmente del figlio, motivo per cui il piccolo ha sviluppato un disturbo dissociativo dell'identità (ne ha tutti i sintomi), e ciò si ripete quando Danny entra nella camera 237 (forse è proprio Jack ad attirarlo con la pallina da tennis). Se ci si muove su questa linea interpretativa si può affermare che la 237 sia una comune stanza, nulla la diversifica dalle altre. L'uomo lo ritroviamo sopito ed urlante alla propria scrivania, in un'inquadratura che rimarca Il sonno della ragione genera mostri di Francisco Goya. Ritornato nella 237, Jack incontra la donna nella vasca che (attraverso lo specchio) si rivela un cadavere in putrefazione. Tale sequenza potremmo leggerla come una presa di coscienza dell'atto compiuto.
Potrebbe però essere Wendy ad abusare sessualmente di Danny? La crisi che quest'ultimo ha nella casa a Boulder potrebbe nascere proprio da questo. Farà sicuramente sorridere ma nel fiume di sangue che sgorga dal'ascensore noi ci abbiamo sempre visto un ciclo mestruale; forse Wendy era mestruata durante l'atto? "C'è una pazza che ha cercato di strangolare Danny".

La frattalità della violenza.
Nel 1976, intenzionato a dirigere un film incentrato sulla ShoahKubrick avviò la preproduzione di Aryan Papers. Anche se il progetto naufragò, il maestro non abbandonò l'idea di raccontare il genocidio nazista, ma decise di cambiare rotta e di ampliare lo spettro del racconto, approdando a ShiningShining non è semplicemente un film sull'Olocausto, come non è solo un film sui genocidi. E' un film sulla lucida geometria della violenza umana.
"Un frattale è un oggetto geometrico dotato di omotetia interna; si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, e dunque ingrandendo una qualunque sua parte si ottiene una figura simile all'originale" (fonte Wikipedia). La scoperta dei frattali, quasi onnipresenti in natura, ha rivoluzionato il modo di intendere il mondo. «Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana», disse Benoit Mandelbrot, il loro scopritore.
Ogni fatto violento nella storia umana segue un preciso schema riscontrabile sia nei genocidi (il rimando allo sterminio dei nativi americani è palese) che negli episodi di violenza domestica. Shining ci racconta questo schema, mostrandoci come nasce, dove si sviluppa e quando si scatena la violenza in un sistema di individui, famiglia o nazione che sia. Ci illustra quali sono le pedine in questo gioco: il sadico al potere (il dittatore, il capo famiglia violento), colui che si sottomette (la gran parte della popolazione, la moglie fragile) e chi invece combatte (gruppi di resistenza, il bambino dotato dello shining). E' la storia della famiglia Torrence così come è la storia della Germania nazista; è la storia della segregazione razziale negli Stati Uniti così come è la storia della Rivoluzione d'ottobre. La violenza ha uno schema talmente preciso e universale che possiamo ritrovarlo persino nelle fiabe per bambini ("Sono il lupo cattivo").
Il male segue uno schema e dunque è ciclico; ciò significa ricommettere sempre gli stessi errori. I fantasmi dell'Overlook, sintesi del genere umano, dimenticano gli atti compiuti (Grady nega di aver fatto a pezzi la propria famiglia, come oggi qualcuno nega la Shoah). "Sono come le figure in un libro". Kubrick sottolinea un argomento che avevamo già affrontato nella recensione di Ida di Pavel Pawlikowski, ovvero: è difficile per noi comprendere pienamente il significato di tragedie del passato. Tali eventi possono inorridirci ma, essendo distanti, non possono nuocerci e quindi li sottovalutiamo. L'unica via di salvezza per l'umanità è tornare sui propri passi, come Danny nel labirinto. Saremo anche arrivati sulla luna ma non riusciamo a imparare dai nostri errori.

Al termine del film, con la macchina da presa che stringe sulle foto affisse al muro, lo spettatore comprende che Jack è stato inglobato nell'Hotel e nella sua storia. Il significato? Secondo noi l'Overlook rappresenta il male in tutte le sue forme storiche; ci sarà sempre, come c'è sempre stato, un "custode", che macchiandosi le mani, permetterà al male di continuare ad esistere. Verrebbe da scartare l'ipotesi secondo cui la foto al termine del film (una foto reale ove è stato applicato il volto di Nicholson) sia stata scattata durante la festa alla Gold Room. La canzone (diegetica) alla festa è Midnight, the stars of you di Ray Noble and His Orchestra, cantata da Al Bowlly, del 1934, mentre la foto è datata 4 luglio 1921. Ok, il film è di Kubrick, però non dimentichiamoci che parliamo di cinema, quindi tutto è possibile.
Facciamo un passo indietro. Nel romanzo Jack tenta di uccidere Danny e Wendy con una mazza da roque, mentre nel film il signor Torrence brandisce l'ascia, proprio come Grady. Una scelta (ovviamente del regista) che pone in linea i due custodi e che accentua la questione della ciclicità. Ma a quanto pare, Kubrick si è semplicemente ispirato a Il Carretto Fantasma di Victor Sjöström, dove il personaggio David, totalmente ubriaco, sfonda a colpi di accetta una porta con l'intento di aggredire la propria moglie. Il film in questione è uscito nelle sale statunitensi proprio il 4 luglio 1921; la data nella foto è dunque una citazione.

L'allunaggio.
E' una delle teorie più celebri elaborate su Shining. La cosiddetta teoria del complotto lunare cominciò a circolare nel 1976, quando Bill Kaysing, in collaborazione con Rendy Reid, pubblicò il libro Non siamo mai andati sulla luna. Il libro sostiene che la missione spaziale Apollo 11 e il conseguente sbarco lunare del 20 luglio 1969 altro non sono che un'enorme montatura, messa in atto per vincere a livello mediatico la corsa allo spazio contro l'Unione Sovietica, che nel campo dei voli spaziali era nettamente più avanti. Secondo Kaysing a riprendere e fotografare il finto allunaggio sarebbe stato proprio Kubrick, autore del celebre 2001: Odissea Nello Spazio. C'è chi sostiene che in Shining, Kubrick confessi tacitamente la sua partecipazione al complotto dell'Apollo 11. La teoria è suggestiva tanto quanto fantasiosa, e da noi non condivisa. Vedendola in questa prospettiva Jack sarebbe una proiezione di Kubrick stesso che ripercorre i passaggi più significativi della sua collaborazione nel finto allunaggio: l'accordo con il governo (rappresentato da Ullman), il dover nascondere a tutti il lavoro che stava svolgendo (nessuno sa di cosa parli il romanzo che Jack sta scrivendo), il peso di una scelta sbagliata dalla quale non poteva sottrarsi (per via di un contratto), le ripercussioni sul matrimonio derivanti dalla scoperta della verità da parte di sua moglie (Wendy che osserva le dozzine di pagine con lo stesso ritornello).

Questa teoria trova il suo punto di forza nella sequenza in cui Danny entra nella camera 237. I motivi della moquette ricordano la base di lancio del John F. Kennedy Space Center di Cape Canaveral, dalla quale sono partite le missioni Apollo. Danny indossa un maglione con un disegno dell'Apollo 11 e l'alzarsi in piedi simula un decollo. Nel libro la stanza da cui stare alla larga è la 217, mentre nel film diventa la 237. Kubrick affermò di aver modificato il numero della stanza su richiesta del Timberline Lodge, ovvero l'hotel utilizzato per le riprese esterne. Il direttore del Timberline temeva che il pubblico, dopo la visione del film, avrebbe avuto timore di soggiornare nella stanza 217, e chiese al regista di utilizzare un numero diverso; venne scelto il 237 poiché l'hotel non aveva tale numero di stanza. Molti sostengono che in realtà il Timberline Lodge non abbia nemmeno la stanza numero 217 e che quindi Kubrick abbia mentito. Allora perché la 237? 237.000 mila chilometri è la distanza media tra la terra e il suo satellite. Quindi l'ingresso di Danny nella stanza simboleggia l'allunaggio dell'Apollo 11. Kubrick ci dice che è stata tutta una finzione? Che bisogna stare lontani da quella storia, perché le conseguenze potrebbero essere inimmaginabili? Assolutamente no! Del viaggio verso l'ignoto Kubrick ne aveva già parlato in 2001: Odissea Nello Spazio, dove il viaggio dell'astronauta David Bowman si concludeva in una misteriosa camera. In Shining questa camera è la 237, emblema di ciò che non conosciamo. Kubrick sembra lanciarci un monito; abbiamo raggiunto vette incredibili e presto ci spingeremo più in là di quanto si possa immaginare, senza avere idea di cosa vi troveremo. Siamo come bambini che gironzolano curiosi con il proprio triciclo (nave spaziale) e che si intrufolano quando incappano in una porta aperta. Saremo capaci di affrontare ciò che risiede oltre quella porta, di contrastare forze che nemmeno capiamo? L'umanità è davvero pronta per mettersi in contatto con altre civiltà?

Vieni a giocare con noi?
Di idee su Shining ce ne sono tante. Una di queste sostiene che l'Overlook rappresenti gli Stati Uniti d'America, un paese nato sulle tombe dei nativi americani e pieno di orrori mai raccontati. Si tratta di una interpretazione letta su internet (quindi non nostra), ma riflettendoci sopra ci è parso che il film ripercorra molti degli eventi della storia americana. La scoperta del nuovo mondo (simboleggiata dalla magniloquente sequenza d'apertura), la deturpazione della cultura dei nativi americani (più volte ripresa nel film), l'allunaggio, la guerra fredda (metaforizzata dalla bufera di neve), l'operazione Paperclip (rappresentata dalla macchina da scrivere Adler), la segregazione razziale ("un cuoco negro").
Jack Torrence è l'uomo medio americano: arrogante, violento, bevitore, mezzo fallito. E' intenzionato a scrivere un romanzo che riscatti la sua condizione ma non ha proprio l'aria dello scrittore ne tanto meno dell'uomo colto. Coniugato con una donna che svolge tutto il lavoro al posto suo (cucina, pulisce, riordina, controlla le caldaie) e che in cambio becca solo maltrattamenti. Padre di un bambino, che nonostante la tenera età, è già enormemente più dotato di lui (simbolo del continuo progresso generazionale).

Mentre rileggevamo il romanzo di King, special modo i capitoli nei quali viene presentato Danny ci è venuta un'altra idea. In particolar modo durante la cena nella quale il piccolo avverte la parola divorzio aleggiare come una nuvola nera sulla testa dei propri genitori. Forse l'Overlook altro non è che un luogo nel quale le paure, i ricordi, le ossessioni dei protagonisti si espandono, si amplificano, al punto tale da assumere forma fisica. Come se l'albergo fosse una sorta di camera neutra, al cui interno sono presenti solo i batteri che gli occupanti si sono portati dietro. Il vagare di Danny  diventa un vagare nella propria mente e in quella dei suoi genitori. Ognuna con i propri fantasmi. Ad esempio Jack e l'incubo dell'alcolismo, che si manifesta nella figura di Lloyd, forse un barista che ha davvero conosciuto o un vecchio barman dell'hotel (nel romanzo Jack trova un album contente numerosi ritagli di giornale che parlano dell'Overlook, motivo per cui riconosce Grady; nel film non si accenna alla cosa ma è possibile intravedere l'album sulla scrivania di Jack), o la paura di fallire l'ennesimo incarico affidatogli (che si incarna nella figura di Delbert Grady, il vecchio custode, un maggiordomo inetto che gli rovescia addosso i drink). Le gemelle Grady (che si ispirano alla celebre Identical Twins, Roselle, New Jersey, 1967, fotografia di Diane Arbus) potrebbero rappresentare la paura di Danny e Wendy che Jack faccia loro del male. "Papà, tu faresti mai del male a me o alla mamma?".
In questo contesto si affronta anche il tema della difficoltà per un bambino di comprendere (in questo caso grazie ai suoi poteri) il mondo degli adulti, spesso freddo, brutale, violento, dove si attuano senza remore azioni che si insegna ai propri figli a non commettere. Psssss! Joe Turkel, che interpreta il barman Lloyd, è Eldon Tyrell in Blade Runner.

Sono in molti ad affermare che se ci si mette alla ricerca di significati nascosti all'interno di un film, qualsiasi film, persino il più banale, si finisce per trovarli, o quantomeno per credere di averli trovati. Errori, incongruenze, sviste varie, rischiano di essere interpretate come messaggi nascosti. E' un'osservazione non priva di fondamento ma che spesso preferiamo ignorare, special modo in questo caso. Perché? Perché cercare significanti in Shining è maledettamente divertente.
Ad esempio, durante il film è possibile udire, anche nella versione doppiata, una voce (qualcuno sostiene sia quella del regista) che pronuncia la parola Shone (splendeva) per ben 16 volte; è chiaramente udibile nella seconda scena del film, quando Jack attraversa la hall dell'albergo per entrare nell'ufficio di Ullman. Chissà cosa vuol dire.

Avete mai sentito della scena finale tagliata?
Sul blog The Overlook Hotel, creato da Lee Unkrich (regista di Toy Story 2 e 3Alla Ricerca Di Nemo), il 23 gennaio 2013 sono state pubblicate le ultime 4 pagine della sceneggiatura di Shining, all'interno delle quali vi è la scena finale originale, tagliata dallo stesso Kubrick pochi giorni dopo la prima del film a New York (23 maggio 1980). La scena, della durata di due minuti circa, mostra Ullman recarsi in ospedale per far visita a Wendy. Dopo averla informata che di Jack non vi è traccia, il direttore dell'Overlook regala a Danny una pallina da tennis identica a quella vista in precedenza nel film.

Stanley Kubrick ha l'oro in bocca.
Per Shining si potrebbero spendere elogi a non finire ma eviteremo per non dilungarci troppo. Basterebbe la parola capolavoro (oggi inflazionata più che mai) per chiudere il cerchio. Capolavoro per tanti motivi. Per la regia magistrale, un vero e proprio trionfo della simmetria e del movimento ma al contempo impercettibile, in quanto capace di non cadere nel manierismo fine a se stesso; superbo l'uso della Steadicam, che non è, come molti pensano, un tipo di cinepresa, ma semplicemente uno stabilizzatore (un supporto meccanico che si aggancia ad un corpetto indossato dall'operatore) per le macchine da presa portatili, che consente di seguire un personaggio (Danny sul triciclo) ottenendo una ripresa più stabile rispetto ad una ripresa a spalla. Non è il primo film ad utilizzare questo tipo di tecnologia, ve ne erano stati altri in precedenza (anche se nella storia del cinema è sempre difficile stabilire chi sia stato il primo ad utilizzare qualcosa), ma in Shining il suo utilizzo raggiunge un livello di eleganza e di espressione che a detta del suo creatore, Garret Brown, è tutt'ora insuperato. La Steadicam fu importantissima per Kubrick, dato che la scena nel labirinto di siepi non avrebbe potuto essere girata in nessun altro modo. Kubrick, oltre al già citato film di Sjöström per alcune riprese si è ispirato a L'anno scorso a Marienbad, film, del 1961, di Alain Resnais.

Imponente la scenografia imbastita da Roy Walker negli Elstree Studios di Londra; è risaputo che Kubrick, non volendo conferire all'Overlook un design uniforme, inviò fotografi in diversi hotel degli Stati Uniti per ritrarre camere, stanze e saloni. Ne emerge un amalgama stilistica che si fonde con la fotografia di John Alcott. Il risultato è una meraviglia cromatica. Da segnalare ai costumi la nostrana, nonché fresca vincitrice del suo quarto premio oscar (per quella delizia che è The Grand  Budapest Hotel), Milena Canonero. Il montaggio è preciso al punto da risultare invisibile, lo si avverte solo quando deve (necessariamente) intervenire per scandire la temporalità (frammentata)del racconto. Al tutto si accompagna una colonna sonora che spesso assume il ruolo di voce narrante.

Capolavoro per le interpretazioni; magistrale quella di Jack Nicholson (che a quanto pare nel tragitto dagli studi verso casa, per allentare la tensione, fumava marijuana), splendide quelle di Danny Lloyd, nonostante la giovane età (l'idea del dito Tony è stata sua), e di Shelley Duvall (maltrattata dal regista newyorchese per far sì che lo stato d'animo dell'attrice fosse in linea con quello del personaggio).