venerdì 9 gennaio 2015

Gone Girl - L'amore bugiardo

Attenzione! Il seguente testo contiene numerosi spoiler e potrebbe risultare incomprensibile senza la visione del film.

Definito come il Vertigo (La Donna Che Visse Due Volte) del nuovo millennio, Gone Girl, film del 2014, è la trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo, edito nel 2012, di Gillian Flynn, nonché il decimo lungometraggio di David Fincher, il quale riconferma, nel caso fossero sorti dubbi, di essere uno dei cineasti più capaci e interessanti attualmente in circolazione. Un thriller che si avvale di una splendida (sebbene non propriamente perfetta) sceneggiatura redatta dalla stessa Flynn (la quale non ha avuto timore nel distanziarsi in diversi punti dal romanzo), ricca di spunti e sfaccettature, e di una confezione raffinata dove imperano la regia pulita di Fincher e un montaggio chirurgico curato da Kirk Baxter e Angus Wall; il tutto è contornato dalla gelida fotografia di Jeff Cronenweth (figlio di quel Jordan Cronenweth direttore della fotografia in Blade Runner, per la serie buon sangue non mente) e dalla colonna sonora sottile e pungente ordita da Reznor e Ross. Uno dei migliori film dello scorso anno e al contempo uno dei lavori più elevati del regista statunitense, Gone Girl (sottotitolato L'amore bugiardo) intrappola ad ogni visione lo spettatore nelle sue spire narrative.

Su cosa fonda il matrimonio? Sull'amore? (risata del pubblico). Fonda sulla complementarietà, ovvero la reciprocità funzionale delle prestazioni, materiali ed affettive, tra due soggetti (cit). Diamo amore solo perché ci aspettiamo che il partner ricambi, difatti se non lo fa ne restiamo fortemente delusi. Amy: "Nick Dunne si è preso il mio orgoglio, la mia dignità, le mie speranze e i miei soldi. Non ha fatto che prendere finché non ho smesso di esistere". Se sei pazza, a quanto pare, la delusione tende a esser leggermente più accentuata. L'amore non dovrebbe essere incondizionato? "Nick si è impigrito. E' divenuto uno che non avrei mai sposato. Si aspettava proprio che lo amassi senza condizioni?". Il matrimonio nasce dal bisogno, inevitabilmente insito in ognuno di noi e privo di qualunque concezione romantica, di un'altra persona.

Esiste uno scarto tra chi realmente siamo (sé reale) e l'immagine che di noi diamo agli altri (sé sociale), il che equivale a dire che fingiamo al fine di apparire diversi, apparire "migliori". "Del resto non siamo mai esistiti. Nick amava la ragazza che fingevo di essere: la strafica". Erving Goffman sosteneva che l'intera società altro non è che un immenso teatro dove tutti sono, al contempo, attori e spettatori. Ognuno mantiene una faccia, un'immagine di sé modellata sulle caratteristiche e sulle aspettative degli altri partecipanti all'interazione e lo fa ricorrendo a dei copioni (definiti script sociali). 
"Non capisco perché fai di tutto per sfidarmi a essere la persona che non voglio essere, la bisbetica insopportabile, la stronza ossessiva. Non sono quella persona". Ogni relazione sentimentale, se posta sotto attenta analisi, rivela essere germogliata su menzogne. "In una relazione ci vuole tempo per conoscersi"; questo perché inizialmente nessuno dei due mostra com'è davvero. "All'improvviso è cambiato/a"; no, è sempre stato/a così, solo che adesso ha smesso di fingere. Potremmo andare avanti con queste frasette da talk show per ore.

Georg Simmel affermava che in una relazione tra due persone (che chiamava diade), che sia amorosa oppure no, sussiste un rapporto di controllo / autonomia, ovvero ognuno dei due partecipanti tenta, spesso inconsciamente, di controllare l'altro e di orientare la relazione secondo il proprio volere mentre, al contempo, tenta di sfuggire al controllo esercitato dal partner. Nick: "Tu puoi dare 879.000 dollari ai tuoi senza parlarne con me, ma io non posso comprarmi un videogame senza il tuo permesso". Affinché la diade duri è necessario trovare un punto di equilibrio, ovvero una situazione che vada bene ad entrambi. Il termine equilibrio potrebbe però fuorviare poiché l'amore è qualcosa di asimmetrico; una parte avrà maggiore controllo rispetto all'altra, una parte riceverà di più, una parte sarà maggiormente dipendente dalla relazione. Essendo la coppia un sistema dinamico, in continuo divenire, tale equilibrio deve modificarsi di conseguenza e spesso non si riesce a trovare un nuovo punto. Quando arriva la telefonata di Margo, la sorella di Nick, Amy scrive sul proprio diario: "all'improvviso capii che tutto stava per mettersi al peggio". Con il trasloco in Missouri Amy perde non solo qualsiasi tipo di controllo sul rapporto, ma quel Nick che ha plasmato. Dal suo punto di vista la relazione diviene un dare senza ricevere: e ciò è inaccettabile per chiunque, psicotico e non.
Interessante il modo nel quale viene tratteggiato il rapporto tra Margo e Nick, suggerendo che forse l'unico tipo di legame sincero è quello di sangue. "Io ti vorrò sempre bene".

Quando in una relazione arriviamo a conoscere davvero chi abbiamo accanto? La diade ha delle particolarità in quanto caratterizzata da una certa intimità (termine con il quale Simmel indica la tendenza della relazione a divenire contenitore e veicolo di emozioni, interessi e speranze particolari) e da una data fragilità (la diade sopravvive solo se entrambe le parti sono intenzionate a rimanere nella relazione). Per via di queste caratteristiche, nell'istante in cui il rapporto si deteriora, sorgono ostilità particolarmente animose (in questo caso molto più che particolarmente). Una parte tenta di ferire l'altra ed è in questi momenti che i partner arrivano a conoscersi veramente, quando ogni muro di menzogna viene abbattuto dalla violenza e dall'odio reciproco. Solo quando si è fatto tabula rasa riusciamo a vedere la natura di chi ci circonda.
Per esempio può capitare che la diade diventi una triade; in un matrimonio ciò solitamente è rappresentato dall'arrivo di un figlio. Uno dei due membri può riuscire ad affermare una certa superiorità nel rapporto servendosi del terzo (a volte ancor prima che venga alla luce) come alleato, prospettando una scissione che dia vita ad una nuova diade (Amy e il bambino) e che metta l'altro in minoranza (Nick). Il finale del film mostra questo: un nuovo equilibrio. Un uomo e una donna, capaci e disposti a farsi del male, che restano uniti solo per via dell'amore per un figlio. Fincher e la Flynn hanno davvero compreso la struttura base di un tipico matrimonio.

Nicolás Gómez Dávila scrisse che "l'atrocità della vendetta non è proporzionale all'atrocità dell'offesa, ma all'atrocità di chi si vendica". La vendetta della mitica Amy, per quanto contorta e astuta, non può funzionare senza il supporto di un alleato stupido e malleabile che risponde al nome di opinione pubblica. Facciamo un passo indietro e ricolleghiamoci alla teoria di Goffman; in breve, costantemente l'individuo adotta (molto spesso in maniera inconscia) il tipo di comportamento ritenuto socialmente idoneo per la situazione nel quale è inserito: durante una festa bisogna mantenere un atteggiamento allegro e cordiale, a un funerale è d'obbligo mostrare cordoglio anche se vorresti ballare sulla tomba del defunto. Se improvvisamente qualcuno si avvicinasse con in mano una macchina fotografica ed esclamasse "facciamo una foto", quale sarebbe la nostra reazione? Cominceremmo a sorridere perché nelle foto si sorride. Un comportamento, seppur sincero, distante da ciò che la società definisce consono, viene adocchiato con sospetto. Essere spontanei non sempre è possibile o utile. Se tua moglie scompare devi:
a) essere serio e mostrare espressione preoccupata anche quando sei sulla tazza del bagno;
b) occasionalmente piangere e disperarti (non troppo però, sennò risulti patetico).
Altrimenti per la società comincerai a puzzare di colpevole e gli avvolti dei mass media prenderanno a volteggiarti sulla testa in attesa di poter sbranare la tua carcassa. "Io vado dove vanno le notizie" dirà la presentatrice Amy Abbott (araldo delle femministe che si lanciano in crociate contro i mulini a vento); dare al pubblico ciò che vuole. E il pubblico perverso non vuole la verità ma un colpevole per poter assistere, come nel medioevo, a una impiccagione.

Siamo esseri imperfetti; magnifici in parte, riprovevoli per il resto. Il più grande male dell'uomo è non riconoscere questa sua natura, autocostringendosi a fingere per apparire migliore. Ricoprirci di zucchero e perbenismo non cancellerà mai quel retrogusto rancido che avvertiamo sul fondo della gola quando siamo posti l'uno di fronte all'altro.