giovedì 24 dicembre 2015

Star Wars, Episodio VII: Il Risveglio Della Forza

Che questo nuovo episodio della saga di Guerre Stellari stia polverizzando ogni precedente record stabilito ai botteghini non sorprende praticamente nessuno, sebbene tutti sembrino sbalorditi dai numeri che Il Risveglio Della Forza sta macinando. La nauseante psicosi collettiva che ne ha preceduto l'uscita, alimentata da un battage pubblicitario asfissiante, non poteva che tradursi in incassi stratosferici a prescindere da quello che il film sarebbe stato. Credo che con Episodio VII si sia raggiunto un limite che difficilmente, in seguito, potrà essere anche solo eguagliato, ed è una cosa che mi consola.

Quando il 30 ottobre 2012 la Disney ha rilevato la LucasFilm (con relativo franchise di Star Wars), staccando un assegno da 4 miliardi di dollari intestato al signor Lucas George, era chiaro che rimettere in moto le guerre stellari non sarebbe stato certo un compito semplice, per diversi motivi. La scelta di affidare la regia di Episode VII a Jeffrey Jacob Abrams è stata la migliore possibile, almeno dal punto di vista dei capoccia Disney. L'occhialuto cineasta newyorkese era l'unico in grado di mettere d'accordo un po' tutti.
Il Risveglio Della Forza è il capitolo di Star Wars meglio diretto, sebbene non rappresenti la miglior prova di J.J. dietro la macchina da presa. E' uno dei pochi a non voler passare al digitale, J.J., e in questo caso si è avvalso di pellicola Kodak da 35 millimetri in cinepresa Panavision, con l'aggiunta di alcune riprese in IMAX, (special modo in queste ultime si nota un certa granulosità nell'immagine, cosa che personalmente apprezzo molto). La fotografia calda, luminosa e dettagliata di Daniel Mindel ha aiutato Abrams nel conferire profondità di campo alle immagini, che si eleva ovviamente nelle panoramiche, rendendo così vere e concrete le location (che ricalcano, forse in maniera eccessiva, quelle della prima trilogia). Le scenografie, i costumi, il make-up, l'utilizzo di effetti meccanici e modellini, l'uso parsimonioso della CGI, permettono a quella galassia lontana lontana di tornare a essere sporca, polverosa, decadente. Questo nuovo episodio è una emanazione diretta dello spirito della trilogia originale. Non ci si esime certo dallo sfruttare le innovazioni introdotte in ambito cinematografico nell'ultimo decennio, e l'avanzamento delle possibilità registiche trova la sua massima espressione nelle scene d'azione. Special modo nelle sequenze di inseguimento e combattimento aereo, dove la camera sfugge veloce come una saponetta bagnata mantenendo comunque il rigore dell'immagine, dove c'è una chiarezza nello sviluppo del movimento grazie a un montaggio ben congegnato. Ciò che fa storcere il naso è il ricorso agli snapzoom, i quali non sempre riescono al meglio e rappresentano l'anello debole nella direzione di Abrams. I brividi corrono lungo la schiena in più di una occasione, complice l'uso sapiente delle musiche di un John Williams in grande spolvero.
Nel complesso c'è una grande capacità nel dare significato a tutte le inquadrature, che comunicano sempre qualcosa allo spettatore, aggiungendo ulteriore profondità al racconto, sopratutto nella presentazione dei personaggi, come la parte iniziale, praticamente priva di dialoghi, di Rey (la splendida Daisy Ridley) nel deserto pianeta di Jakku. Personaggio riuscito, il suo, che segue la linea evolutiva del girl power nel cinema blockbuster hollywoodiano. Niente più donzelle in pericolo, ma donne autonome e determinate, capaci di incassare colpi e restituire pugni. Si tratta di una scelta studiata a tavolino (attiriamo il pubblico femminile a vedere un film ritenuto per uomini mettendoci una donna come protagonista), pero personalmente amo questa tipologia di personaggio.

Altra tendenza recente è quella di inserire personaggi di colore, e quindi ecco spuntare Finn, che ha volto e movenze del simpaticissimo John Boyega, vera spalla comica. E' lui che mette in moto gli eventi grazie a una profonda presa di coscienza. Interessante è dunque la "riflessione" su come la scelta di un singolo individuo possa cambiare radicalmente le sorti di una galassia intera. Di fronte a una scelta è posto anche Kylo Ren (la battuta sul cosplayer di Darth Vader l'hanno già fatta?), villain interpretato da Adam Driver, giovane dall'animo ribelle che si è perso nelle vie oscure della Forza mentre cercava una propria identità. Insicuro, potente, non completamente addestrato, irascibile. Una mina vagante che vive nell'ombra di Darth Vader e che ne risulta oppresso, sia narrativamente che metacinematograficamente. Non sarà il più memorabile dei cattivi visti su schermo, ma a mio parere funziona. Poe Dameron, il nuovo spericolatissimo pilota della Resistenza, lo Han Solo 2.0, interpretato dal grande Oscar Isaac, viene introdotto per essere approfondito nei capitoli successivi (questa è certamente una pecca).
Tra gli svariati compiti che J.J. aveva c'era quello di creare un trait d'union tra passato e presente, quindi ecco tornare vecchi volti nei loro vecchi panni. Purtroppo, dico io. Non sempre il vino migliora con il tempo. Carrie Fisher (Leia Organa) ha la solita espressività di un manichino dei grandi magazzini e il caro Harrison Ford (Han Solo), che bravo attore non lo è stato mai, è completamente fuori forma e out of character. A completare questo triste quadro ci si mette Mark Hamill (Luke Skywalker) che, a giudicare dall'espressione finale, promette di tirar fuori grandi perle di inespressività nel prossimo capitolo. L'unica cosa interessante è il modo in cui vengono demitizzati, visto che alla fine l'allegro trio ha toppato di brutto. Anche l'inserimento di personaggi iconici come C3-PO (Anthony Daniels), R2-D2 (Kenny Baker) e Chewbecca (Peter Mayhew) risulta fastidioso in quanto decisamente forzato. I ponti con il passato vanno tagliati il prima possibile.

Niente più scaramucce acrobatiche in punta di piedi o screzi tra anziani claudicanti che impugnano manici di scopa luminescenti. Le coreografie dei combattimenti con le lightsaber de Il Risveglio Della Forza sono le migliori mai viste. Rabbiose, viscerali, ansiogene. Studiate in maniera intelligente, così da poter conferire uno stile di combattimento differente a ogni personaggio, e per lo stato d'animo di ognuno di essi. Le stesse spade laser risultano visivamente diverse da quelle viste in precedenza. Non ci sono più confini netti, ma sfumature, quasi a simboleggiare il cambiamento nel modo di intendere lo spirito della saga. Lo stesso concetto di Forza risulta mutato. Se nei primi sei capitoli erano i "buoni" ad avvertire il lato oscuro della Forza, percependo come fosse facile finirvici preda, adesso sono i "cattivi" ad avvertire la luce, a temere di restarne imbrigliati. Da una certa prospettiva, la Forza sembra aver trovato un suo equilibrio.
Il lavoro di progettazione alla base di questa nuova trilogia è notevole, ma non c'è sceneggiatura di Star Wars che si rispetti che sia priva di falle, banalità, incongruenze. J.J. Abrams, Michael Arndt e Lawrence Kasdan (già co-sceneggiatore de L'Impero Colpisce Ancora e Il Ritorno Dello Jedi) firmano uno script che pesca parecchio dall'universo espanso ormai non più canonico (non mi è mai interessato l'universo espanso, però alcune cose viste nel film le avevo sentite in precedenza). Qui ci sono le grandi falle e i punti interrogativi. Se partiamo dal presupposto che l'intera saga di Star Wars fonda sul racconto epico e ricalca archetipi classici della narrazione (quante volte si è parlato del cammino dell'eroe per Luke Skywalker?) non dovrebbe sorprendere una certa ridondanza di stilemi, soluzioni e situazioni (l'epica è un continuo ripetersi). Almeno fino a un certo punto. Ne Il Risveglio Della Forza questo riproporre quanto già visto nei precedenti episodi non assume solo i connotati del fanservice più merdoso (ha ragione Ortolani, diventerà ipovedente Abrams a furia di ammiccare ai fan), ma tramuta il film in una sorta di remake de Una Nuova Speranza che ingloba alcuni elementi di Episodio V. Non mi è per nulla chiaro il motivo di questa scelta (scelta imposta dalla Disney?), ma ciò che alla fine posso dire è che non c'è praticamente nulla di originale in fase di scrittura. Caspita, basta costruire morti nere! Bisognerebbe inoltre capire che l'inserire elementi senza spiegare cosa siano, a cosa servano e da dove vengano, non è sufficiente per creare interesse e mistero in un film. Non me ne importa nulla di chi sia o cosa voglia Lord Snok. 'Sti capperi del come abbiano fatto a riprendere la spada di Luke. Sotto questo aspetto sembra di trovarsi al cospetto dell'episodio pilota di una serie tv. Nel complesso i dialoghi sono spesso insipidi, alcune battute risultano poco divertenti e fuori contesto, e il tutto è eccessivamente prevedibile.

Star Wars, Episodio VII: Il Risveglio Della Forza è certamente promosso. Blockbuster orientato al puro intrattenimento, perfettamente capace, nonostante i tanti difetti che rischiano di minare i pregi, di centrare il suo obiettivo. 135 minuti che filano via alla perfezione. Abrams svecchia l'universo di Star Wars creando uno degli episodi migliori della saga più sopravvalutata di sempre.

8 commenti:

  1. Non è sopravvalutata. "Star Wars" va amata e basta u.u
    Ma questo film per me rimane insalvabile. Appena un pelino sopra Episodio I...

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    1. L'amore per la saga c'è, e gli riconosco tutti i meriti che ha, però è molto sopravvalutata.
      Addirittura, poco meglio di Episodio I. Ti è rimasto di traverso.

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  2. Secondo me non è affatto una saga sottovalutata, ma questo è di sicuro un gran film.

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    1. Sottovalutata non lo è di sicuro :)
      Vabbè, secondo me è generalmente sopravvalutata.

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  3. D'accordo con il tuo quarto paragrafo a seguito del quale però ne verrebbe una quasi bocciatura, una promozione per il rotto della cuffia al massimo. Già, come diamine l'hanno recuperata? Non la perse Luke nel combattimento in cui perse la mano?
    Non credo sia sopravvalutata... è una saga caotica, ma la prima trilogia ha le sue buone ragioni e le carte in regola per un posto fisso nella storia del cinema. Ne scriverò sul blog ;)

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    1. Promosso per lo più grazie alla buona regia di Abrams.
      Il posto fisso nella storia del cinema non glielo toglie nessuno, però in giro se ne parla come se fosse l'opera più importante di sempre.

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  4. Sono partita con aspettative bassissime, perché per la mia esperienza "sequel di film famoso" vuol dire quasi sempre "trama messa insieme a caso solo per fare soldi". Invece non l'ho trovato così male. Ok, la trama non è fantastica, ma avrebbe potuto essere molto peggio.
    In particolare, mi è piaciuta l'idea che hanno avuto per il cattivo: non riuscendo a crearne uno al livello di Darth Vader, ne hanno creato uno sfigatello che tenta consapevolmente di imitare Vader e altrettanto consapevolmente sa di non riuscirci.

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    1. Se ci basiamo sui recenti "sequel di film famosi", come Jurassic Wolrd e Terminator Genesys, possiamo dire con assoluta certezza che poteva andare molto peggio.

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