venerdì 22 agosto 2014

Band Of Brothers - Fratelli al fronte

Attenzione, lavativi! Il seguente testo contiene numerosi spoiler sulla Seconda Guerra Mondiale. (Risate) Per coloro che non abbiano visto la mini-serie e che siano delle capre in storia sconsigliamo la lettura.

Secondo conflitto mondiale. Dopo due lunghi anni di addestramento a Camp Toccoa, in Georgia, gli uomini della Easy, compagnia di paracadutisti dell'esercito statunitense, sono pronti per l'invasione della Francia occupata dai nazisti. Il loro compito nell'operazione Overlord è paracadutarsi in territorio nemico e spianare la strada alle forze alleate che giungeranno via mare poche ore dopo. Il fuoco dell'artiglieria tedesca intercetterà però molti aerei C-47, costringendo l'intera 101ima Aviotrasportata a lanciarsi prima di esser giunta nel punto stabilito. Sparpagliati per la Normandia, gli uomini della Easy cercheranno di riunirsi e sotto la guida del tenente Dick Winters, nuovo comandante dopo la morte del tenente Meehan, porteranno avanti l'attacco, in quel che è l'inizio di una lunga e dolorosa guerra che solo per pochi di loro si concluderà nel cuore della Germania.

Miniserie composta da 10 episodi (più uno speciale) prodotta e trasmessa da HBO nel 2001, Band Of Brothers è un progetto frutto della collaborazione tra Steven Spielberg, Tom Hanks e Stephen Ambrose (quest'ultimo autore del libro Banda di Fratelli, al quale la serie si ispira). Trio che solo pochi anni prima, per la precisione nel 1998, aveva creato il sopravvalutato lungometraggio Salvate il Soldato Ryan e che nove anni dopo, nonostante la morte di Ambrose, ha portato alla luce un'altra miniserie titolata The Pacific. Alcuni definiscono Band Of Brothers uno spin-off, ma noi non riteniamo che questo sia giusto, visto che la miniserie supera nettamente il precedente Salvate il Soldato Ryan, film pregno (troppo, zeppo) di stolida retorica americana. Casomai è quest'ultimo che va considerato come la palestra per Band Of Brothers. Benché lo avessimo visto anni or sono, quando Rete 4 lo trasmise per la prima volta in seconda serata nell'inverno del 2003, e ci fosse piaciuto davvero davvero tanto, quando poche settimane fa ci siamo ritrovati tra le mani il cofanetto in dvd (la pirateria uccide, usiamola con moderazione e intelligenza) abbiamo esitato. All'epoca, nel 2003, eravamo giovincelli spensierati e non sapevamo cosa fosse la retorica. Oggi invece lo sappiamo fin troppo bene. Abbiamo esitato per la paura di avere tra le mani un concentrato di patriottismo a stelle e strisce che ci avrebbe steso, ma ci siam fatti coraggio e abbiamo inserito il disco 1 nel lettore. Sebbene un po' di amor di patria statunitense ci sia e spesso si avverta, ci siamo trovati di fronte una bellissima opera dove uomini, posti tra incudine e martello, si combattono nel cuore della vecchia Europa, interrogandosi sul significato delle loro azioni e sul senso di quella folle guerra.

La serie segue le gesta degli uomini della Compagnia Easy, Secondo Battaglione del 506° Reggimento fanteria paracadutisti, 101ima Divisione Aviotrasportata, durante tutta la seconda guerra mondiale. Ogni puntata si sofferma su un diverso membro della Compagnia e su una specifica questione, senza però che il resto del gruppo venga mai trascurato o finisca in secondo piano, riuscendo così a creare un quadro complesso e completo che mostra ciò che la guerra è realmente. L'idea di porre alla direzione e alla scrittura di ogni episodio autori diversi si rivela vincente, evitando che il racconto ristagni in una sola prospettiva. Azzeccata è inoltre la scelta degli attori, che oltre ad esser stati scelti per la loro somiglianza ai veri membri della Easy, dimostrando un gran talento recitativo; notevoli la performance di Damian Lewis (Dick Winters) e Ron Livingston (Lewis Nixon), così come quelle di Ross McCall (Joseph Liebgott) e Eion Bailey (Kenyon Webster). Oltre a quelli appena elencati spuntano nomi del calibro di Tom Hardy, James McAvoy, Michael Fassbender e Simon Pegg.

La Easy è sempre stata in prima linea, dal D-Day alla fallimentare operazione olandese Market-Garden (condotta dal generale inglese Montgomery, dopo la quale fu costretto a lasciare la direzione delle operazioni militari), dalla resistenza di Bastogne alla battaglia del Bulge. Quindi ogni evento saliente del secondo conflitto mondiale, almeno da quello che è il punto di vista della compagine statunitense, è mostrato in maniera ravvicinata. Compresa la scoperta del campo di concentramento di Dachau (una delle scene più strazianti) e la conquista della fortezza di Hitler conosciuta come il Nido dell'Aquila. Sebbene il nostalgico patriottismo bellico statunitense sia trattenuto (di molto se lo si paragona a Salvate il Soldato Ryan) la sua presenza è però palpabile nel corso della serie. E il tentativo di dipingere il nemico, il crucco, come un uomo non diverso dagli uomini della Easy, è in realtà poco riuscito. Un grosso peccato perché queste solo le uniche pecche di un opera altresì perfetta. La regia passa dal funzionale (nelle scene di combattimento) al magniloquente (quando dipinge i candidi paesaggi austriaci o le devastate città francesi) e la colonna sonora riesce a farci avvertire il peso di ogni situazione. Punto di forza assoluto è sicuramente l'accuratezza nella ricostruzione storica, che riproduce con fedeltà pressoché assoluta luoghi, battaglie, armi, uniformi e strategie. Il budget di 120 milioni di dollari circa (un record per la televisione, specialmente all'epoca) è sicuramente ben speso, calcolando che in giro c'è gente che con 250 (di milioni) non riesce a quagliare assolutamente nulla.

Sperando che un giorno, gli americani smettano di autocelebrarsi e si attengano maggiormente alla realtà dei fatti, che è ciò che conferisce onore a chi ha combattuto, possiamo dire con certezza che Band Of Brothers è una bellissima miniserie (non il capolavoro strillato da molti), che ci trascina in una lunga marcia attraverso il momento più buio della storia umana, facendoci affezionare a questa banda di fratelli e apprezzare il valore del loro coraggio. Currahee.

mercoledì 20 agosto 2014

Watchmen

New York, 1938. In risposta alla dilagante criminalità, un gruppo di comuni cittadini decise di indossare maschera e mantello e di formare una milizia denominata Minutemen (nome storicamente assegnato alle forze civili delle 13 Colonie Americane dell'Impero britannico, le quali dovevano esser pronte a combattere con preavviso di un solo minuto). Nonostante l'enorme popolarità e consenso, i Minutemen si sciolsero a causa di numerosi problemi personali. Decenni dopo sorse un gruppo analogo, i Watchmen. L'esistenza delle due squadre di vigilanti ha influenzato fortemente il corso degli eventi del '900: dalla guerra in Vietnam allo sbarco sulla luna, dallo sgancio delle testate atomiche su Hiroshima e Nagasaki all'omicidio del Presidente John F. Kennedy.
1985. 8 anni dopo l'emanazione del decreto Keene, che ha reso illegale la professione di eroe in maschera, Richard  Nixon, sfuggito allo scandalo Watergate, è al suo quinto mandato. La guerra fredda è al suo culmine: Stati Uniti e Unione Sovietica sono a un passo dall'iniziare un conflitto termonucleare. Il 12 ottobre, l'agente governativo Edward Blake precipita dal 23imo piano della propria abitazione. Il sospetto che si tratti di omicidio spinge il vigilante Rorschach a investigare. La scoperta che Blake era in realtà il Comico, vigilante mascherato membro dei Minutemen e dei Watchmen, insinua nel sociopatico investigatore il dubbio che qualcuno stia eliminando tutti gli ex eroi in maschera. Rorschach tenterà di avvertire del pericolo tutti i membri dei Watchmen, mentre proseguirà nelle sue indagini, le quali avranno ripercussioni inimmaginabili.

Queste sono le premesse di Watchmen, miniserie a fumetti di 12 numeri, edita dalla DC Comics tra il settembre '86 e l'ottobre '87. Frutto del genio di Alan Moore e della maestria di Dave Gibbons, Watchmen è un capolavoro della nona arte, una grande opera della letteratura contemporanea. Ovviamente, queste sono anche le premesse di Watchmen, lungometraggio di 162 minuti prodotto dalla Warner Bros. e uscito in sala nel 2009, frutto dell'ignoranza registica di Zack Snyder.
Ci piacciono i fumetti, ma non ne siamo patiti. A riguardo non potremmo assolutamente definirci esperti. Sinceramente non potremmo definirci esperti nemmeno di cinema, ma ci piace spacciarci come tali. Quindi riponiamo l'edizione absolute di Watchmen nella libreria (e o' cazz int a mutand) perché non parleremo del castello narrativo di Moore, ma della tendina da campeggio di Zack Snyder.

Ed Wood viene ancor'oggi indicato come il "peggior regista di tutti i tempi". Ingiustamente, pensiamo noi. Edward Wood nutriva una passione sconfinata per il cinema e per tutto ciò che esso rappresenta. La critica, che gli aveva affibbiato tale titolo, non poteva certo immaginare ciò che il cinema sarebbe diventato e chi si sarebbe seduto dietro la macchina da presa. In tempi più recenti il dito accusatore di molti era posato su Uwe Boll, regista tedesco tanto rissoso quanto incapace. Prima di emanare la sentenza vanno però valutate le attenuanti: Boll gira film a basso budget, per lo più si autofinanzia e il suo ultimo film non era poi così male. Allora tutti a lanciare occhiatacce a Micheal Bay, il quale dal canto suo cerca di difendersi con "il cinema è solo intrattenimento". Frase efficace sui più deboli e indifesi, ma non certamente su di noi, gente dura cresciuta a pane e Fellini. Se però Michael Bay è la medaglia d'oro a Zack Snyder, con soli 6 film all'attivo, spetta quella d'argento.

Vi siete mai stesi sul lettino del dentista? Vi hanno mai anestetizzato e perforato un dente? E vi è capitato, nonostante l'anestesia, di avvisare un dolore lancinante e terribile al punto tale da contrarre ogni muscolo del corpo? No? Siete fortunati, e ci raccomandiamo: continuate a spazzolare i denti dopo ogni pasto. Per chi invece possegga una dentatura sanissima, ma volesse comunque provare l'esperienza, proponiamo un rimedio: l'edizione home video de L'Uomo d'Acciaio. Genti insane, probabili discepoli di questo moderno Sutter Kaine, ci hanno urlato, contro agitando il pugno: "E' girato bene, siete voi che non capite". Sfuggiti da questa folla inferocita, armata di torce e cofanetti di 300, ci siamo rinchiusi in un bunker sotterraneo, in attesa che l'aria fuori diventi nuovamente respirabile. Ora, L'Uomo d'Acciaio è... è... diciamo che è molto lontano dell'essere un buon film. Come dei periti ci siamo messi ad indagare sulle ragioni di quel disastro. E' colpa della sceneggiatura di Goyer? O della regia maccheronica del buon vecchio Zack? Simpatico Zack, ammaliante Zack...
E quando indaghi su qualcuno sei obbligato, sempre e comunque, a esaminare i suoi precedenti. E tra tutti Watchmen. Perché proprio Watchmen? Perché a nostro parere la sceneggiatura scritta da David Hayter e Alex Tse non è male. Ovvio, starai pensando, se hai come soggetto uno dei fumetti più belli mai realizzati. Ma il film, ahinoi, non è altrettanto buono. E indovinate la colpa di chi è? Di Mrfaccioapezziilcinemaetornonellastanza237. L'inimitabile, l'impareggiabile, lo sfavillante Zack. Grande Zack, folle Zack...
Che, siccome solitamente gira malissimo, decide di riutilizzare una sua vecchia trovata (già vista in 300): riportare (pari pari) in inquadrature le vignette di un fumetto.

In realtà sentiamo il bisogno quasi fisico di tirare in ballo, proprio al centro della pista, una questione, affrontata a destra e a manga, che ci sta a cuore: la fedeltà del film al fumetto (o più in generale all'opera originale). L'argomento più spinoso degli ultimi 25 anni, più dell'aborto e delle adozioni alle coppie gay. Qui forse è ancora più chiaro perché parliamo di Watchmen. Eh, si! Perché Watchmen segue molto (mooooltooooooo) fedelmente l'opera di Moore e Gibbons. Eppure è una merdina. Una piccola, morbida, calda e puzzolente merdina. Se il film è quasi identico al capolavoro immenso di Moore e Gibbons perché non è quasi altrettanto immenso? Sappiamo che ci sono molti che lo reputano un bel film e per voi abbiamo un'ultim'ora: vi sbagliate! E' girato male (rallenty? seriamente? rallenty?), montato male (sequenza iniziale, "che cazzo è quella roba?" e l'intervista al Dr. Manhattan, "i nostri occhi, i nostri poveri bellissimi occhi... aaaaaaah"), colonna sonora non pervenuta, recitazione che risente della pessima direzione. Seriamente, oltre alla fotografia, quali sono i lati positivi di questo film?
Watchmen cartaceo: monumento. Watchmen filmico: bagno pubblico. Anzi, il fumetto continueremo a chiamaro Watchmen, il film Sentinelle (Google translate lo traduce così). Insomma, Sentinelle è uguale eppure fa schifo. Sarà forse perché cinema e fumetto sono due forme d'arte diverse, nelle quali vigono leggi diverse? Forse ciò che funziona su un carta potrebbe non funzionare su pellicola? Peter Jackson nella sua trilogia de Il Signore Degli Anelli (139583,2/7 oscar, uno per ogni finale) ha eliminato un personaggio, il suo preferito (anche il nostro), presente nel volume La Compagnia dell'Anello, ovvero Tom Bombadil. A sua detta Bombadil avrebbe avuto una resa cinematografica pessima. Se il tizio che ha realizzato una delle più fedeli trasposizioni di un romanzo su grande schermo afferma ciò, tendenzialmente ci crediamo.
Avete presente le meravigliose tavole di Dave Gibbons? Quei magnifici giochi cromatici, quelle impaginazioni speculari, le simmetrie (fap, fap, fap)... Su schermo non funzionano. Why? La vignetta vive di spazio, l'inquadratura vive di tempo. Non è possibile guardare le inquadrature nello stesso modo di una tavola. Se ci allontaniamo dalla vignetta riusciamo a notare i giochi che Gibbons fa nelle tavole (esempio: prima e ultima tavola del Capitolo 5 - Agghiacciante simmetria), se ci allontaniamo dallo schermo, invece, finiamo solo fuori dalla sala.
Facendo un passo indietro e tornando all'intervista televisiva al Dr. Manhattan, notiamo come questa su carta funzioni benissimo, su schermo proprio no. Confusionaria, brutta e senza pathos. Eppure è identica. (Poi Snyder, il micidiale, il genio, l'innovatore, deve spiegarci come mai un due persone senza addestramento e comunque fuori allenamento riescano a combattere come Bruce Lee. Strepitoso Zack, miracoloso Zack).

Tralasciando la nostra incapacità congenita che ci impedisce di capire perché delle persone vogliano vedere la stessa identica cosa che hanno già letto (come siamo limitati, come siamo ottusi, poveri noi), possiamo affermare con assoluta certezza che la fedeltà al fumetto (o opera originale) non è mai stata un criterio per valutare un'opera cinematografica. Non esiste. Per esempio: se dovessimo valutare Sentinelle e utilizzare la graphic novel come metro di giudizio, il nostro parere passerebbe da "film scadente e noioso" a "letame inutile per la concimazione". Perché se parti da A (e A è un capolavoro) e finisci a B (e B è ronf, ronf, ronf) non hai giustificazioni. Il film va giudicato come opera cinematografica e quindi valutato secondo le regole della forma d'arte alla quale appartiene,  non in relazione a qualcosa di esterno. Non valutiamo un film in base al fumetto. Altrimenti stasera andiamo al cinema e valutiamo il film in base alle scarpe che indossa il tizio seduto accanto a noi. "Film di merda, il tizio aveva le scarpe sporche e sunte".  Altro punto focale: se siete fanatici del fumetto, e andate al cinema con sotto il braccio l'albo a cui il film si ispira per valutare la fedeltà in tempo reale, siete liberi di rimanere delusi, nessuno vi obbliga ad apprezzare un qualcosa. Però quando poi parlate di un film, di un cinefumetto, e sopratutto quando lo giudicate, al fine di evitare figuracce da bimbiminchia, evitate di fingervi super esperti di cinema. Non sapete a che serve il montaggio e scrivete "è montato bene". Cosa è montato bene? Il cinefumetto o lo schermo sul quale lo avete visto?
Di cinema "non si capisce" per elezione divina. La gente che "capisce" di cinema è perché ha visto, cercato, letto, ragionato o addirittura, reggetevi forte perché qui si vola, studiato. Non è arrivato Dio che, dopo averli acculturati con un raggio di luce, ha tuonato: d'ora in poi voi sarete esperti di cinema. No, noi non abbiamo studiato (cinema), ma ci piace difendere chi lo fa.  Un ulteriore dramma è rappresentato dal fatto che i cinefumettari, ormai, sono la maggioranza. Vabbè che viviamo in un paese democratico (risate), ma questa non è un elezione, non dobbiamo approvare un decreto. Qui la maggioranza non vince. Ci sono i fatti: le regole cinematografiche codificate in anni e anni di studi intrapresi e portati avanti da amanti e grandi maestri della settima arte. Se Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno è sceneggiato e montato malissimo, potete anche urlare in coro il contrario, ma questo non cambia i fatti. Finite solo per autoconvincervi l'uno con l'altro. Insomma... vi fate i pompini a vicenda. 

Del fatto che il fumetto non è fedele nemmeno a se stesso ne abbiamo già parlato nella recensione di quel capolavoro immenso che è The Amazing Spider-Man 2. Ma poco fa abbiamo letto una piccola intervista fatta a quel moribondo di Frank Miller (seriamente, che diavolo ha?) nel quale afferma:
"Quando qualcuno decide di fare un film sui personaggi su cui ho lavorato, finisco sempre un po' per odiarlo. Ho le mie idee su cosa siano quei personaggi. Voglio dire, non posso vedere i film di Batman. Ho visto alcune parti, ma in generale penso che no, non sia lui. Ed esco dal cinema prima che il film sia finito". Dunque, uno dei più grandi scrittori della nona arte (quando mette da parte la sua poetica fascista di 'sto cazzo), il tizio che ha plasmato Batman e la sua psicologia per renderlo quello che è oggi, ritiene sia il Batman di Nolan che di Burton incoerenti con il Batman cartaceo. Ma sono anni che leggiamo e ascoltiamo genti blaterare che "Nonno Nolan ha conservato l'essenza del personaggio" e poi il tizio che ha creato l'essenza del personaggio dice che non è cosi. Abbiamo capito. E' tutto chiaro. Voi non siete pazzi! Volete far impazzire noi!

In realtà Sentinelle (sul quale non c'è poi molto da dire, insulti a parte, e vorremo evitare spolier per coloro che non hanno letto la graphic novel) era solo un pretesto per parlare di altro. Per parlare di quella che in realtà, poi, è solo una moda che con il cinema, rapporto parassitario a parte, non ha molto a che fare, se non in rarissimi casi, ovvero i cinefumetti. Ormai l'importante per le case hollywoodiane (Disney e Warner in primis) non è produrre film di qualità sui supereroi, ma produrre e non importa il risultato qualitativo. Tanto basta una campagna pubblicitaria martellante e incassano a prescindere. E se il lungometraggio risulta oggettivamente (ripeti con noi: oggettivamente) scadente i fan lo salveranno comunque. "Thor: The Dark Wolrd non è poi così male". No, è parecchio brutto. Un giorno quando tutta questa gente, fanatici di cinefumetti, smetterà di andare al cinema perché stufi o totalmente lobotomizzati, chi e cosa rimarrà nelle sale?

domenica 17 agosto 2014

Twin Peaks / Fuoco Cammina Con Me


Attenzione! Il seguente testo contiene numerosi spoiler sulla serie televisiva e annesso lungometraggio. La lettura a chi non abbia visto entrambe le opere è fortemente sconsigliata.


"Let's rock!"
Twin Peaks, Washington; cinque miglia dal confine canadese. All'alba del 24 febbraio 1989 il corpo privo di vita della 17enne Laura Palmer viene rinvenuto sulla riva di un lago dal boscaiolo Pete Martell. Nudo e avvolto in un telo di plastica, il cadavere presenta numerosi segni di violenza. Mentre la notizia corre sulle bocche degli attoniti cittadini, all'attenzione dello sceriffo locale Harry Truman giunge la segnalazione della scomparsa di un'altra ragazza, coetanea di Laura, di nome Ronette Pulaski, la quale viene ritrovata poche ore dopo in stato confusionale mentre vaga nei boschi di un'altro stato.
A occuparsi del caso giunge da Philadelphia l'agente speciale FBI Dale Cooper, il quale riesce subito ad indirizzare le indagini. Sotto l'unghia dell'anulare sinistro della povera Laura l'agente federale scova un minuscolo pezzo di carta con sopra impressa la lettera "R". Laura e Ronette si rivelano essere la seconda e terza vittima di un serial killer che circa un'anno prima a poche miglia di distanza, nella cittadina di Deer Meadow, ha ucciso Teresa Banks seguendo lo stesso modus operandi. Inoltre l'agente incaricato di indagare sull'omicidio della Banks, Chester Desmond, è misteriosamente scomparso senza lasciare traccia. Cooper, con il supporto dello sceriffo Truman, del suo vice Andy Brennan e del segugio Tommy "Hawk" Hill, porterà avanti questa intricata indagine, convinto del fatto che il serial killer sia uno degli abitanti della tranquilla e pacifica Twin Peaks.

"Black as midnight on a moonless night"
Prodotto e trasmesso dal 1990 al '91 dalla ABC, Twin Peaks è un serial televisivo creato da David Lynch e Mark Frost. Composto da sole due stagioni, per un numero complessivo di 30 episodi, e da un prequel cinematografico, Twin Peaks ha rivoluzionato il modo di concepire le produzioni televisive.
Mark Frost è uno scrittore e produttore televisivo il cui nome acquisì spessore quando, nel lontano 1981, cominciò a lavorare come sceneggiatore per la serie televisiva Hill Street Blues (conosciuta in Italia come Hill Street giorno e notte), la quale, oltre a riscuotere un ragguardevole successo di critica e pubblico, presentava i primi elementi di una continuità narrativa tra i vari episodi (146) e le diverse stagioni (7) che raramente si erano visti in televisione fino ad allora (ci viene in mente solo Il Prigioniero di George Markstein e Patrick McGoohan). La possibilità di creare storie di ampio respiro con personaggi in continua evoluzione affascinava molto Frost. E non solo lui.
David Lynch è una della menti più immaginifiche nella storia della celluloide. Il suo cinema è elegante, surreale, inquietante, onirico, simbolico, ipnotico. Un vero e proprio maestro della settima arte ormai in stand-by da quasi 8 anni. Ma sul finire degli anni '80 Lynch era tutt'altro che inattivo. Il regista considerava quello televisivo come un mezzo potentissimo, capace non solo di arrivare settimanalmente nelle case degli telespettatori, ma di consentire una narrazione a tutto tondo, permettendo di avvicinare così il cinema al romanzo. Un mezzo strabiliante, dunque, ma utilizzato in maniera orrenda: prodotti qualitativamente scadenti, girati in maniera dozzinale e trasmessi alla rinfusa.
Lynch e Frost si incontrarono per conto della Warner Bros. nel 1986 al fine elaborare la sceneggiatura di un film su Marilyn Monroe (ovviamente mai andato in porto e il cui il titolo avrebbe dovuto essere The Goddes). Dopo aver sviluppato alcuni progetti per le televisione, mai prodotti perché ritenuti dai network troppo "bizzarri", la coppia incentro i propri sforzi nell'ideare una storia che ruotasse attorno ad un omicidio. L'idea era di utilizzare ambientazioni e personaggi tipici della televisione, prevalentemente di quella anni '50 e '80, (ovvero stereotipati: la piccola cittadina tra le montagne, l'agente federale senza macchia e senza paura, lo sceriffo locale un po' rude ma dal cuore d'oro, l'aiutante un po' svampito, la femme fatale, ecc.) e inserirli in una storia dai risvolti macabri e violenti (che per molti versi ricordano quelli dei romanzi di Stephen King).
La ABC, in vena di rilancio dopo i non esattamente brillanti risultati audience delle passate annate, decise di produrre la serie, alla quale nel 1992, dopo la chiusura per calo di ascolti, segui il film prequel Fuoco Cammina Con Me. Il risultato è un opera complessa, geniale, magnetica, che è entrata di prepotenza nell'immaginario collettivo. Una serie, nella quale ogni episodio ricopre l'arco temporale di una giornata, capace di trasportarci, quasi fisicamente, in una sperduta cittadina fra i boschi dove l'aria è pervasa dal profumo dei Douglas firs. Dove il male a volte può camminare con piedi umani.

"Fire walk with me"
Nel febbraio del 1988 il cadavere della 17enne Teresa Banks viene ripescato, nudo e avvolto nella plastica, nel Wind River presso la cittadina di Deer Meadow, Washington. Il capo dell'ufficio regionale dell'FBI, Gordon Cole (interpretato dallo stesso Lynch e il cui nome deriva da uno dei personaggi minori di Viale Del Tramonto) richiama l'agente speciale Chester Desmond, in missione a Fargo, Minnesota, per metterlo a capo delle indagini sul caso Banks. L'incontro tra i due avviene in un aeroporto privato a Portland, Oregon. Dopo avergli presentato Sam Stanley, il nuovo partner, Cole mostra a Desmond la danzatrice Lil, una donna misteriosa dalla quale riceverà alcuni enigmatici indizi. Il principale di questi è rappresentato da una rosa blu appuntata sul vestito della donna. La rosa blu è una variante che non esiste in natura, è difatti il risultato di un processo di colorazione artificiale. La rosa blu dunque è simbolo di casi con componente paranormale, con probabile correlazione con le Logge.
Dopo essersi scontrati con le ostili autorità di Deer Meadow, ovvero lo sceriffo Cable e il suo vice Cliff Howard, Desmond e Stanley eseguono l'autopsia sul corpo della giovane donna. Il cranio è stato fracassato con un corpo contundente, manca un'anello dall'anulare sinistro e sotto l'unghia dello stesso viene rivenuto un pezzetto di carta con su la lettera "T". Indagando nel recente passato della vittima i due scoprono che aveva lavorato come cameriera in una tavola calda e vissuto in una roulotte. Irene, la proprietaria del Hap's Diner, rivela che la ragazza faceva frequente uso di cocaina e che nella settimana precedente la scomparsa presentava una paralisi del braccio sinistro. Durante un sopralluogo al parcheggio delle roulotte dove viveva la vittima, l'agente Desmond rinviene sotto un caravan, in cima ad un mucchietto di terra, l'anello di Teresa Banks. Ma nell'istante in cui sfiora l'anello, l'agente scompare misteriosamente senza lasciare tracce.

"I'm not going to talk about Judy"
16 febbraio 1988. Nel quartier generale dell'FBI a Philadelphia, l'agente speciale Dale Cooper ricorda a Gordon Cole di un sogno fatto in precedenza. Sebbene il sogno non ci venga raccontato possiamo liberamente presumere che sia legato a quanto accade in seguito. Da un'ascensore del settimo piano dell'edificio compare improvvisamente l'agente speciale Philip Jeffries (nello stesso modo in cui nelle prime puntate della serie compare Philip Gerard, l'uomo con un braccio solo), svanito nel nulla da quasi due anni. In quell'istante lo scorrere del tempo, come noi lo intendiamo, muta il suo corso. 
Jeffries sembra essere in stato confusionale: "Io... non ho intenzione di parlare di Judy. Anzi preciso, voglio che non si parli affatto di Judy. Voglio che lei ne resti fuori."
Chi è Judy? E' la domanda che più di ogni altra arrovella la mente dello spettatore durante, e dopo, la visione di Fuoco Cammina Con Me. Una precedente vittima del killer Bob? La sorella di Josie Packard, per quella che è una sottotrama che avrebbe dovuto esser sviluppata in successivi capitoli cinematografici mai realizzati, come sostiene lo sceneggiatore Robert Engels? La scimmietta nella Loggia? La splendida ragazza francese del Hap's Dinner? Un nome che indica Laura Palmer? Judy Garland, l'attrice protagonista de Il Mago Di Oz?
E indicando l'agente Cooper esclama: "Chi credete che sia questo qui?"
Non l'abbiamo mai visto la Loggia (durante l'intera opera ci viene mostrato solo un luogo conosciuto come la Sala di Attesa), ma sappiamo che essa funziona secondo leggi fisiche diverse. Jeffries crede che Bob abbia già fatto tana dentro Cooper. Mentre spiega ai tre sbigottiti spettatori i suoi incontri con "loro", Jeffries svanisce nel nulla mentre sullo schermo si susseguono scariche e disturbi. E mentre Cole, Cooper e l'esperto della scientifica Albert Rosenfield tentano di capacitarsi di quanto successo, ricevono la notizia della recente scomparsa dell'agente Desmond, il cui caso sarà assegnato proprio allo stesso Cooper.

"This is one of Cole's blue rose cases"
Giunto a Deer Meadow (versione negativo dell'incantevole Twin Peaks), Cooper si reca nel parcheggio delle roulotte. La piazzola dove Desmond aveve rinvenuto l'anello è adesso completamente vuota. Carl Rodd, il proprietario del parcheggio, afferma che il posto era affittato ad un'anziana signora di nome Charlfort, che viveva con il suo piccolo nipote. Fatto strano: anche i precedenti affittuari si chiamavano Charlfort. Presumibilmente trattasi delle stesse entità che si presentano a Donna Hayward come la signora Tremond e nipote (episodio 2x02 - Coma). Poco distante, la macchina dell'agente Desmond ricoperta da uno strato di polvere. Sul parabrezza, scritto probabilmente con un rossetto: "Let's rock!" Uno dei casi rosa blu di Gordon Cole.

"Welcome to Twin Peaks"
51.201 abitanti recita il cartello che ci accoglie a Twin Peaks. 51.200 in realtà, se escludiamo l'ormai defunta Laura Palmer. 51.200 abitanti e uno di loro è un serial killer. La sera del 23 febbraio 1989, nel vagone di un treno abbandonato tra i boschi, Laura Palmer e Ronette Pulaski vengono legate e brutalmente percosse. Laura muore dissanguata a causa delle numerose ferite riportate; il suo corpo spoglio, avvolto in un telo di plastica, viene rinvenuto la mattina seguente sulle rive del lago. Ronette, riuscita invece a fuggire dalle grinfie dell'assassino, vaga tra i boschi in completo stato di shock, per poi cadere in coma a causa dei traumi subiti poche ore dopo il suo ritrovamento.
L'incantevole e accogliente cittadina presentataci nella splendida sigla di apertura resta sconvolta di fronte a un simile orrore. Le reazioni dei concittadini alla notizia sono le più disparate: dalla straziante disperazione dei genitori di Laura (Sarah e Leland Palmer) e dei suoi amici (Donna Hayward e James Hurley), passando per lo sgomento della polizia (lo sceriffo Harry Truman e il suo vice Andy Brennan) e dei suoi collaboratori (il dr. William Hayward) per finire alla rabbia del suo ragazzo (Bobby Brigs) e alla fredda impassibilità di molti conoscenti. Qualunque siano i rapporti con la vittima o con il corso delle indagini, tutti gli abitanti di questo microcosmo narrativo verranno travolti dagli eventi innescati dalla tragica morte della reginetta della scuola. Traffici, cospirazioni, violenze e ricatti sono destinati a tornare a galla perché, poche ore dopo il ritrovamento del corpo, giunge in città l'inesorabile agente Cooper.

"Who do you think this is there?"
Originario di Philadelphia, il 35enne Dale Cooper è un uomo dall'indole buona e dai forti principi morali, nonché un investigatore impavido e infallibile. Dale si avvale di un particolare metodo investigativo-deduttivo basato sulla perfetta coordinazione tra mente e corpo, appreso per caso in un sogno riguardante il Tibet avuto 3 anni prima. Dale è l'aquila che vola più in alto di tutte, la ricetrasmittente che viaggia su una lunghezza d'onda più ampia. Sogni, premonizioni, visioni. Cooper possiede quello che Dick Hallorann definirebbe lo Shining. Non è limitato al qui e ora. Non è lì per caso. Perché Twin Peaks non è un posto come gli altri.

"Who killed Laura Palmer?"
Nani e giganti, bottiglie infrante e gracule religiose, lunghe indagini e indecifrabili sogni porteranno l'agente Cooper alla soluzione del caso. Non prima che siano state versate tante lacrime e altro sangue. Ma chi ha assassinato Laura Palmer? Leland Palmer è un avvocato, nonché uno dei membri più noti e stimati della collettività. Cordiale e generoso cittadino, amorevole padre e marito. Ma (in) Leland (vi) è Bob. Spirito empio proveniente da un luogo conosciuto nei miti e nelle leggende come la Loggia Nera.
Il male ha a che fare con l'uomo; non è veramente tale se non in rapporto con esso. Inoltre ė qualcosa di casuale: si abbatte dove capita, non esistono prediletti o immuni. Se tale è la realtà dei fatti possiamo considerarci semplici vittime di una forza che ci  tratta come stolidi burattini.
Leland Palmer è dunque solo una vittima, un veicolo nella mani del male utilizzato per perpetrare il verbo osceno? Se questo è vero, è però vero anche il contrario. Perché il male che noi patiamo è in fondo qualcosa di oscuramente voluto. "L'ho lasciato entrare." Tutti, in fondo, vorremmo giocare col fuoco. E dunque anche il male che facciamo, non sapendo di farlo e non volendolo fare, è sempre male fatto da noi. Male da noi voluto.

Cosa racconta Twin Peaks?
L'opera di Lynch e Frost ci racconta un piccolo universo con la sua costellazione di personaggi le cui vite non saranno più le stesse, segnate irreparabilmente dai fatti narrati nella serie, poiché eventi simili segnano la coscienza di tutti. Gilles Delezue disse "noi non siamo responsabili di tutto il male del mondo, ma siamo responsabili di fronte a tutto il male del mondo". La morte di Laura pesa su ognuno dei cittadini di Twin Peaks, come ognuna della morti là fuori pesa su ciascuno di noi.
Twin Peaks ci mostra il peso specifico di segreti e bugie, lo strumento prediletto del nostro io peggiore. Piccoli mattoncini che lentamente, posti in ordine maniacale, ci separano dal mondo. Chi può dire di conoscerci veramente?

Di cosa parla Twin Peaks?
Twin Peaks ci parla del male, forza cieca e devastante. Nelle Ecclesiaste si legge che vi è una sorte unica per tutti, per il giusto e per l'empio, e questo destino è il male. Come se il male appartenesse alla condizione umana in quanto tale, trascendendo gli sforzi che l'uomo compie per allontanarlo. Difatti Karl Marx ha parlato del male come qualcosa che è nella realtà stessa prima ancora che nel cuore dell'uomo. Invece la sapienza greca affermava che il male è nell'essere, tanto che il semplice atto di nascere va espiato con la morte.
Ma dov'ė il male? Noi vediamo il male quando vi è l'intenzione di uccidere o ferire, non solo fisicamente. Bob è dunque la rappresentazione di un male esterno, presente nella realtà nella quale muoviamo i nostri passi, o è il volto che scegliamo di vedere quando qualcuno che conosciamo, che amiamo, compie atti tremendi?
Forse Bob è il male dentro noi, ognuno con una precisa capacità di controllarlo. Leland Palmer ne era totalmente succube, mentre Philip Gerard riusciva a domarlo attraverso un potente sedativo (a base di aloperidolo, un anti-psicotico) dopo essersi mutilato. O forse Bob è il male che permea la nostra realtà. Ma cos'è la realtà? E' esattamente ciò che percepiamo? Costruiamo e conserviamo una serie di rappresentazioni mentali che definiscono quella che, per noi, è la realtà; quello che esula da ciò che consideriamo reale viene scartato, resta inosservato. Ma non è solo questo. Secondo la Teoria M la realtà nella sua interezza va oltre le nostre possibilità di percezione. Essa si compone di molte dimensioni, 11 per l'esattezza, delle quali siamo in grado di percepirne solo 4: lunghezza, larghezza, profondità e tempo. Le restanti 7 restano un'enigma, benché alcune di loro siano più vicine alla nostra pelle di quanto lo siano i vestiti che indossiamo. Qualcosa potrebbe muoversi all'interno di esse ma noi non saremmo in grado di vederlo.
Lisa Randall, fisica teorica statunitense, ha affermato: "Ci sono diverse forze in natura e molte sono state studiate approfonditamente. Tra queste c'è la gravità. Appare diversa dalle altre. La forza gravitazionale è estremamente debole rispetto ad altre forze". Nella vita di tutti i giorni essa non appare affatto debole: tiene i nostri piedi ancorati al suolo e permette alla terra di ruotare attorno al sole. Ma essa è debole. Basti pensare al fatto che siamo in grado quotidianamente di sollevare diversi oggetti. Da cosa deriva tale debolezza? Venuta a conoscenza di una teoria che ipotizzava un'ulteriore membrana (universo) nella 11ima dimensione, la Randall azzardò una ipotesi: e se la forza di gravità fosse una forza di un altro universo che filtra nel nostro universo? Sulla membrana, detta lembo, della 11ima dimensione, la gravità avrebbe intensità pari alle altre forze, ma prima di arrivare a noi diventerebbe un debole segnale. Seguendo questa nuova ipotesi tutto sembrava combaciare. "Immaginate due membrane. In una ci siamo noi e nell'altra un tipo diverso di materia costituita da particelle sconosciute, non la materia di cui noi siamo fatti e di cui conosciamo le interazioni. Se vivessimo in un extra-dimensione percepiremmo la gravità ancora più debole perché sarebbe localizzata per lo più sull'altra membrana. Saremmo sottoposti solo alla coda della forza di gravità". La debolezza della forza gravitazionale poteva essere spiegata solo introducendo la nozione di universo parallelo. La comunità scientifica concentrò allora la propria attenzione sulla 11ima dimensione. Più il numero di studi a riguardo aumentava tanto più il numero di universi paralleli ipotizzati tendeva a crescere. Un numero forse infinito. E forse da uno di questi, dall'universo conosciuto come Loggia Nera, proprio come la gravità, il male penetra nel nostro universo. Celato tra 12 sicomori vi è un orizzonte degli eventi, oltre il quale si giunge in un luogo conosciuto come la Sala d'Attesa, un posto nello spazio vuoto tra gli universi membrana che funge da accesso ad essi. Nello stesso modo in cui un piccolo magnete da frigo può sconfiggere la gravità, piccoli uomini coraggiosi, come Cooper, come Truman, come Hawk, possono sconfiggere un male grande come Bob.

Affinché vi sia il male è necessario che vi sia anche il bene. "Io sono simile a Bob. Una volta eravamo soci. Poi io ho visto il volto di Dio e da allora divenni puro. E mi tolsi il braccio. Ma rimasi ancorato a questo vascello!" afferma Mike. E da questa scissione nacque il Nano. "Io sono il braccio". Sinistro: il braccio sinistro strappato di Mike, il braccio sinistro paralizzato di Teresa e Laura, le lettere sotto l'anulare sinistro.
E' di fronte al bene, a qualcosa come un Dio, che il male appare scandaloso. Il male e Dio sono gli estremi di uno stesso insieme. Se esiste una Loggia Nera ne esiste di conseguenza anche una Bianca. In fondo l'equilibrio è l'elemento essenziale dell'esistenza.

Mike e Bob cacciavano insieme su ordine del Mago (il nipote della signore "Tremond", interpretato da Austin Jack Lynch, figlio di David). Vittime umane attraverso le quali procurarsi garmonbonzia, manifestazione fisica di dolore e sofferenza, cibo per gli abitanti della Loggia Nera.
Tutti gli spiriti di questa sono dunque di indole maligna e diffondono il male, è la loro sopravvivenza a chiederlo. Ma Bob è diverso. Il continuo contatto con gli esseri umani lo ha cambiato, adesso perpetra il male per puro piacere. E' uno spirito avido che ruba la garmonbonzia dall'appartamento sopra il negozio di alimentari e diviene sempre più potente e non risponde a nessuno. Da male parassitario che necessita obbligatoriamente di un ospite diviene capace di assumere forma propria nel nostro universo (come mostrato nell'episodio 2x19 - The Path To The Black Lodge). Bob è una minaccia non solo per il bene ma anche per il male stesso. Twin Peaks ci parla di una lotta nel quale bene e male collaborano per la reciproca sopravvivenza. Twin Peaks è la scacchiera e i suoi abitanti le pedine. Ma alle Logge serve un re: Dale Cooper. La speranza è che l'uomo possa dominare e dissolvere il male. Ma la realtà filosofica e religiosa nella quale viviamo sostiene che questa è solo un'illusione. Una delle più funeste. Il male è una forza ineliminabile ma nonostante ciò dobbiamo comunque fare tutto quanto in nostro potere per respingerlo. Noi siamo chiamati a prendere posizione nei confronti del male, come se il nostro giudizio dovesse valere per l'eternità. Se così non fosse non potremmo parlare di coscienza. La serie si conclude in maniera pessimistica, con Bob che riuscie a catturare, manipolando la pedina Windom Earle, il re Cooper lanciatosi all'inseguimento della regina di Twin Peaks.

"The tender boughs of innocence burn first, and the wind rises, and then all goodness is in jeopardy"
Il dualismo è la tematica fondamentale. Il titolo stesso dell'opera ne è una prova. Il gioco delle contrapposizioni è onnipresente. Bene / Male. E Laura Palmer ne è il simbolo incarnato. Un'anima scissa in due personalità. Una di esse è Laura, la dolce reginetta della scuola, la cui foto campeggia nella bacheca del liceo cittadino, la giovane donna dotata di grazia e intelligenza che trascorreva i fine settimana recapitando pasti a domicilio ad anziani ed ammalati. I continui abusi subiti a partire dalla tarda infanzia hanno plasmato la seconda personalità, che ipoteticamente potremmo chiamare Judy. Judy fa uso ed abuso di alcol e cocaina, è dedita alla prostituzione e alle pratiche sessuali più spinte. Judy non ha morale, è un buco nero che inghiotte tutto ciò che di buono la circonda. Laura è figlia di Leland. Judy è figlia di Bob. Laura è l'oggetto del desiderio di Bob, che brama possederla ad ogni costo. Ma alcuni membri della Loggia Nera intralciano il piano dello spirito cacciatore, come la signora "Tremond" e il Mago, che attraverso un'enigmatico quadro riescono a mettere la giovane in contatto con l'agente Cooper o Mike, che giunto tempestivamente al vagone nella notte del 23 febbraio 1989 dona a Laura l'Anello. Lo stesso anello indossato da Teresa Banks e trovato da Chester Desmond a Deer Meadow. Lo stesso anello che in sogno l'agente Cooper implora Laura di non indossare. L'anello con il simbolo della Caverna dei Gufi. L'Anello è lo strumento attraverso il quale gli abitanti della Loggia Nera eleggono le loro vittime. Tutti coloro ai quali viene donato l'Anello sono destinati a morte violenta. Il loro dolore e la loro sofferenza nella morte sono lauto pasto per gli spiriti. Laura, disposta a morire piuttosto che cedere a Bob, si infila consapevolmente l'Anello. Mentre il Nano assapora avidamente la garmonbonzia, l'anima della ragazza giunge finalmente all'agognata pace, rappresentata da un maestoso angelo che si staglia nella Sala d'Attesa.

Cos'è Twin Peaks?
Twin Peaks è un sogno. "Io ho capito. E' un sogno. Noi viviamo all'interno di un sogno." urla l'agente speciale Philip Jeffries mentre sullo schermo si susseguono disturbi e scariche di elettricità.

La televisione è capace di colpire lo spettatore nell'intimità della sua dimora e questo la accomuna alla dimensione del sogno. Twin Peaks è dunque un sogno che si muove attraverso fili elettrici e tubi catodici. Il sogno di qualcuno. Ma di chi? Di una ipotetica Judy? O il sogno del Mago (che desidera vedere), impersonato dal figlio di Lynch, quindi un sogno di Lynch stesso?

"I'll see you again in 25 years"
Twin Peaks è il capostipite di quello che molti definiscono serial televisivo moderno. Regia cinematografica, trama orizzontale, sviluppo dei personaggi. Si fa un gran parlare del rapporto cinema-televisione e di come quest'ultima, dopo aver fatto di debolezza una virtù, stia fortemente insidiando il grande schermo. Twin Peaks ha rappresentato una rivoluzione silenziosa per la settima arte e se oggi possiamo assistere a serial televisivi come Breaking Bad e I Soprano lo dobbiamo a lei. E chi se non un genio come Lynch avrebbe potuto spianare la strada?
Twin Peaks non è però un'opera esente da difetti. Poche settimane dopo l'inizio della seconda stagione la ABC obbligò Frost e Lynch a rivelare l'identità dell'assassino di Laura, spinti dalla convinzione (che con il passare del tempo si rivela sempre più errata) che il pubblico si sarebbe presto stufato di una storia che non giungeva a conclusione. Sebbene fortemente contrari alla cosa, i due creatori furono costretti a rivelare al pubblico nella puntata 2x07 (Lonely Soul) l'identità dell'assassino. Con il venire meno dell'alone di malinconia e mistero rappresentato dalla violenta morte della ragazza e con l'uscita di scena del personaggio più inquietante, ovvero Leland/Bob, la serie finì per perdere gran parte di quell'atmosfera onirica, inquietante e intrigante, contornata perfettamente dalle musiche di Angelo Badalamenti, che aveva caratterizzato la prima parte. Le restanti puntate della seconda stagione non sono purtroppo all'altezza delle precedenti, sebbene comunque si attestino su un livello di sufficienza. Il calo è imputabile all'abbandono dell'infastidito Lynch che ritornò per dirigere l'ultima puntata che, nonostante la magnifica sequenza nella Sala d'Attesa, non riusci a salvare lo show dalla cancellazione da parte del network. David Lynch non era però pronto ad abbandonare la serie e i suoi personaggi. Subito dopo la chiusura di questa si dedicò alla lavorazione di Fuoco Cammina Con Me, il quale avrebbe dovuto essere il primo di una serie di lungometraggi dedicati all'universo di Twin Peaks. L'esito negativo di critica e pubblico indusse Lynch ad abbandonare definitivamente il progetto. Nonostante i trascorsi 25 anni, Twin Peaks resta nella memoria di tutti. Le sequenze oniriche, la fotografia, le musiche, le ambientazioni, i personaggi; tutto impresso a fuoco nelle menti di ogni appassionato di cinema e tv. L'uscita della magnifica edizione in Blu-ray, rimasterizzata per l'occasione, ci ha mostrato che il mondo non ha dimenticato Laura Palmer. E quando, nel buio insonne di notti senza luna, la mente vaga libera per contorti sentieri, ripensiamo a quello strano luogo, perso tra le montagne boscose del piovoso nord, dove la torta di ciliege è ottima, dove il caffè è sempre dannatamente buono, dove i gufi non sono quello che sembrano. Per noi Twin Peaks è ancora là.