giovedì 29 maggio 2014

L'Esorcista

Attenzione, il seguente testo contiene numerosi spoiler sul film. L'opera sarà analizzata senza tener conto di sequel e prequel.

Il ritrovamento di una statuetta raffigurante il volto del demone Pazuzu, in uno scavo nell'Iraq del Nord, desta le preoccupazioni dell'archeologo, nonché sacerdote, Lankaster Merrin. Nel frattempo a Georgetown, Washington, l'attrice Chris MacNeil ode inspiegabili rumori provenire dalla soffitta della propria abitazione. Di lì a poco sua figlia, la dodicenne Regan, comincia a manifestare insoliti comportamenti ai quali segue un vero e proprio squilibrio mentale; i medici non sembrano in grado di fornire risposte certe riguardo l'origine del disturbo. Contemporaneamente macabri avvenimenti che si verificano nel quartiere, dalla profanazione di una chiesa alla morte di Burke Dennings, amico intimo della MacNeil, portano il tenente Kinderman ad avviare delle indagini. Le condizioni della ragazza diventano sempre più terrificanti, al punto da insinuare in Chris il dubbio che qualcosa di mostruoso abbia invaso Regan. Disperata, si rivolge al giovane padre Damien Karras, psichiatra presso i gesuiti, il quale, dal canto suo, attraversa una profonda crisi spirituale che lo porta a dubitare dell'ipotesi di possessione. Karras chiederà l'aiuto dell'esperto esorcista Merrin nel momento in cui comprenderà che il corpo di Regan è divenuto dimora del male.

Dopo il successo de Il Braccio Violento Della Legge, al regista William Friedkin venne affidato il compito di adattare per il grande schermo il romanzo L'Esorcista, di William Peter Blatty. L'opera di Blatty, per i cui diritti la Warner Bros pagò 641.000 dollari, era ispirata ad un articolo comparso sul Washington Post nell'agosto del '49, nel quale si narrava di un presunto esorcismo praticato ad un ragazzo di soli 14 anni a Mont Rainer, Maryland. Fu lo stesso Blatty a scrivere la sceneggiatura e ad orientare la major verso la scelta di Friedkin alla regia.
Spinto da una campagna di marketing esemplare, nella quale la Warner divulgò una serie di notizie inerenti strani episodi verificatisi durante la lavorazione (comprese le morti di alcuni membri della troupe e del cast) e pubblicò anche una vera e propria casistica dei malori avvenuti nelle sale durante le proiezioni, il film non fu solo un successo al botteghino, ma convinse praticamente all'unanimità critica e pubblico. Il clamore fu così grande che durante un discorso ai fedeli, Papa Paolo VI affermò la sicura esistenza del Demonio. Un vero e proprio evento mediatico per l'uscita di quello che viene celebrato come il film più spaventoso di tutti i tempi. L'Esorcista è un autentico capolavoro cinematografico che, sebbene si inserisca nella scia di Rosemary's Baby di Roman Polanski, ha cambiato radicalmente il modo di concepire l'horror.

Nord dell'Iraq. Una località abitata sin dal VI millennio a.C. Scavo archeologico dell'antica Ninive, ultima capitale del regno assiro. La sua caduta, avvenuta nel 612 a.C. per mano dei Medi e dei Caldei, provocò la scomparsa della civiltà assira. Quest'ultima viene ricordata per la sua efferatezza e brutalità e la stessa Ninive è descritta in vari testi (tra cui la Genesi nella Sacra Bibbia) come una città crudele e sanguinaria. Tra le rovine viene rinvenuta una statuetta raffigurante il capo del mitologico demone PazuzuNel libro The domains of evil di Erick Marple, Pazuzu viene descritto come la più terribile delle entità demoniache; il demone dei venti capace di diffondere malattie e pestilenze con il suo alito. "Il male contro il male". Si riteneva che Pazuzu fosse l'avversario del demone Lamasthu, rapitrice di bambini e responsabile di aborti spontanei. Per questo motivo le donne assire e sumere usavano portare amuleti raffiguranti Pazuzu, appesi al collo o ai seni, durante i periodi di gravidanza.
Nella stessa cavità nella quale è rinvenuta la statuetta giace una medaglietta con l'effige di San Giuseppe, di fattura decisamente più recente. Il santo e il demone: ovvero modi attraverso i quali, in epoche diverse, l'uomo ha scelto di rappresentare il bene e il male. La sequenza iniziale, della durata di 8 minuti circa, è enigmatica quanto evocativa. I produttori chiesero a Friedkin di eliminarla dal montaggio finale, così come gli editori proposero a Blatty di cancellare quel prologo dal romanzo; entrambi si opposero aspramente, ma a buon motivo. Essa vive di suggestioni che, in crescendo, formano il substrato mitologico su cui fonda l'intera narrazione, il quale permette al racconto di liberarsi dagli archetipi di bene e male di stampo cattolico nel quale rischiava di ritrovarsi incastrato (qui si parla del male ed esiste da prima che nascesse la religione cattolica o che qualcuno pronunciasse il termine Dio). Tornato a Mosul per congedarsi dal sovrintendente agli scavi, Merrin viene investito da un presagio di sventura. Di fronte alla statua del demone che si staglia contro il sole del tramonto, in un vortice di vento e sabbia, l'anziano sacerdote comprende che il male si è risvegliato e l'evento funesto è imminente. Sta per combattersi una battaglia vecchia quanto la stessa umanità.

Georgetown, Washington. Chris MacNeil è un'attrice di successo, divorziata e con una figlia dodicenne, Regan. La ragazzina, sballottata da una parte all'altra del paese a causa degli impegni lavorativi della madre, non ha molti amici e trascorre la maggior parte del tempo sola. Il padre, un uomo di nome Howard che non vedremo mai comparire sullo schermo, vive in Europa ed è totalmente disinteressato nei confronti di Regan. Damien Karras è invece un gesuita di origini greche, un ex pugile proveniente da New York, nonché uno psichiatra che si occupa di altri preti. Non si sente tagliato per quel lavoro dal momento che molti dei pazienti di cui si occupa non presentano disturbi di natura psicologica ma problemi di origine spirituale, e Damien ha già esaurito la propria di fede. La crisi si acuisce nel momento in cui le condizioni dell'anziana madre, che vive sola nel Bronx, peggiorano al punto da richiedere un ricovero in un ospedale psichiatrico, nel quale la donna trascorrerà i suoi ultimi giorni. Attanagliato dal pensiero di averla abbandonata, Damien verrà tormentato dal senso di colpa. Attraverso l'utilizzo di inquadrature strette e primi piani, e con il supporto di una recitazione eloquente ma trattenuta, il film delinea un'atmosfera familiare che non si limita a conferire veridicità agli eventi narrati, ma crea una profonda immedesimazione nei personaggi. Personaggi soli e inquieti che tratteggiano in sottotesto una società dubbiosa e in costante crisi di valori tradizionali, la cui coesione si sfalda sotto il peso di un sistema che atomizza.

Nell'abitazione in cui risiedono momentaneamente i MacNeil c'è qualcosa. Chris comincia ad avvertire strani rumori dalla soffitta mentre Regan, attraverso una tavola ouija, entra in contatto con un'entità che si fa chiamare Capitan Howdy (tradotto in italiano con Capitano Gaio, anche se la traduzione letterale più fedele sarebbe Capitan Salve). Dal giorno del suo compleanno, precisamente dopo aver ascoltato la rabbiosa telefonata della madre che cerca di contattare l'ex marito, Regan comincia a manifestare sintomi di insonnia ("il letto trema") e comportamenti inappropriati, spesso aggressivi, che peggiorano giorno dopo giorno. Il male si insinua lentamente, silenzioso e strisciante. Preoccupata Chris si rivolge alla clinica Barringer a Dayton. Ma mentre la condizione di Regan si aggrava, i medici non riescono a formulare una diagnosi precisa. Forse una patologia di origine nervosa, forse un problema di natura psicologica, forse un disturbo dell'attività chemiolettrica del lobo temporale. Ma nessuna ipotesi che possa spiegare il quadro nel suo complesso. Impossibile radiografare il male.

In una Chiesa di Georgetown una scultura della Santa Vergine viene oscenamente deturpata. La statua di San Giuseppe, posta sul lato opposto dell'altare, non mostra invece alcun segno di profanazione. Il messaggio che Friedkin lancia sembra essere chiaro. Blasfemo scempio di ciò che è puro al fine di devastare chi impotente osserva, l'obiettivo del viscido non è l'anima della povera Regan, ma la distruzione della madre. È Chris ad avvertire ad inizio pellicola i rumori dalla soffitta, è alle sue spalle che vediamo il volto di Capitan Howdy comparire diverse volte, sarà il suo amante, il regista Burke Dennings, a essere brutalmente assassinato. Sarà in sua presenza che l'oscurità dentro Regan compirà gli atti di depravazione più terribili. Distruggere il tempio della creazione attraverso il suo frutto, devastare la madre attraverso la figlia; sfruttare il legame affettivo per indurre alla disperazione.

Burke Dennings viene ritrovato sul marciapiede adiacente casa MacNeil. Il collo spezzato e il capo torto a 180 gradi sembrano escludere qualunque ipotesi di morte accidentale. Ad occuparsi del caso è il tenente William F. Kinderman. Sebbene la figura dell'investigatore all'interno della storia sia pressoché marginale, essa è la sintesi del razionale osservatore esterno, l'individuo che con i suoi lucidi ragionamenti cerca uno schema logico nel quale incasellare gli eventi. Il ritrovamento della statuina di Pazuzu, (la stessa trovata da Merrin in Iraq) a pochi passi dal luogo in cui è stato ritrovato il cadavere di Dennings, e la profanazione della chiesa. lo spingeranno a supporre la presenza in zona di un gruppo di fanatici religiosi.

Il dubbio di Chris circa l'implicazione di Regan nell'omicidio del regista diviene certezza quando la giovane, dopo essersi deflorata con un crocefisso, costringe sua madre con la testa tra le gambe insanguinate, mentre per la stanza roteano numerosi oggetti. Non si tratta di un problema psichiatrico né quantomeno neuronale. C'è qualcosa di più, qualcosa di tremendo. Sebbene atea la donna si rivolge proprio a Damien Karras in cerca di aiuto. Seppur reticente l'uomo accetta, trovandosi di fronte a qualcosa che non si aspettava. "Aiuta un vecchio chierichetto". Qualcosa di potente e insidioso. Accertato il caso di possessione, il Vaticano invia in difesa dell'anima di Regan l'esorcista Lankaster Merrin, che ha affrontato una situazione simile molti anni prima, in Africa.
L'Esorcista è una cruda parabola. Siamo membri sempre più deboli di una società in perenne crisi di valori. Se all'improvviso, da un oscuro passato, riemergesse il male, come potremmo affrontarlo? Unico, eterno, potente. Perché è di questo che si tratta; non il demonio, non Pazuzu e né tanto meno il fantomatico Capitan Howdy; è il male assoluto nel sua forma più pura. Il climax è lo scontro. A contrapporsi alla manifestazione fisica del male saranno Damien Karras e Lankaster Merrin, didascaliche metafore del giovane impreparato e dell'anziano prostrato (Karras è un fautore della scienza moderna in quanto psichiatra, Merrin è uno studioso del passato, un'archeologo). Il giovane e l'anziano, il vecchio e il nuovo, il dubbio e la determinazione.

L'esorcismo (durante il quale si intensificheranno i richiami visivi all'espressionismo tedesco) non è un semplice rito magico, un recitare ottuso e vigoroso di parole ancestrali. E' uno scontro di volontà, nel quale le frasi ripetute incessantemente dai due preti, così come le blasfemie del mostro, sono veicolo di tale volontà (del bene e del male). Il male è un parassita ributtante che si insinua negli individui sofferenti come un lercio simbionte. Attende nel suo nefasto silenzio il momento in cui la preda sarà vulnerabile. Regan è un'esile ragazzina annichilita dalle assenze genitoriali, perciò il signore delle mosche riesce a violarla. Difatti la giovane non manifesterà alcun segno, benché già in contatto con l'entità, finché non ascolterà la telefonata della madre nel giorno del suo compleanno. Le sofferenze derivanti dal burrascoso rapporto tra i genitori si acuiscono e creano una frattura. La scena in esame è appositamente accompagnata da una colonna sonora vibrante. La sera Chris la ritroverà a letto, con la finestra aperta e il vento che soffia (Pazuzu è il demone dei venti); un simbolico atto di stupro.

Alla vista dell'anziano sacerdote riverso al suolo, il provato Damien tenterà invano di rianimarlo. Ogni colpo furioso inflitto al petto dell'esorcista incrinerà la volontà del giovane, riducendola in frantumi. Aggredirà il mostro nel tentativo di calare il conflitto su un piano fisico; supplicherà, nauseato e saturo di quell'orrore blasfemo, per esser preso al posto della bambina. Capitan Howdy riuscirà ad entrare nella sua anima ormai priva di forza e volontà. Regan gli strapperà via la medaglietta di San Giuseppe in un simbolico passaggio di testimone. In un ultimo barlume di lucidità Damien, alla vista del volto della sua amata madre, si toglierà la vita, lanciandosi dalla finestra e ponendo disperatamente fine alla scontro. Kinderman sopraggiungerà nella stanza pochi istanti dopo. La razionalità tanto cara all'uomo si infrangerà contro l'evidenza di una realtà più profonda.

L'Esorcista ci lascia intravedere la moltitudine di maschere che compongo il volto del male, nell'impossibilità innata di tracciarne la fisionomia. In qualunque modo potremo chiamarlo, sotto qualsiasi forma vorremo rappresentarlo, il male esiste ed è all'opera. Non possiamo fare altro che restare saldi e prepararci ad affrontarlo.

venerdì 23 maggio 2014

The Wolf Of Wall Street

Attenzione, il seguente testo contiene numerosi spoiler sul film.

Jordan Belfort è un ragazzo di buona famiglia che all'età di ventidue anni decide di lanciarsi nella ricorsa al sogno americano attraverso la sfavillante e tachicardica Wall Street di fine anni '80. Sotto la guida dell'eccentrico Mark Hanna, capo della L.F. Rothschild, apprenderà la formula del successo nel brutale mondo della finanza: droghe, alcool, donne. Jordan ottiene ben presto la licenza da broker, ma nel giorno della sua assunzione la borsa mondiale crolla in quello che verrà ricordato come il lunedì nero che causerà la chiusura per bancarotta della Rothschild. Sarà la neo moglie Teresa ad incoraggiare Jordan a non abbandonare il sogno di diventare milionario, indirizzandolo verso un piccolo centro investitori a Long Island specializzato nella vendita di penny stockGrazie allo stile di vendita aggressivo, Jordan comincerà da subito a guadagnare grosse cifre, arrivando a fondare una propria società con la collaborazione di vecchi amici e dell'appena conosciuto vicino di casa Donnie Azoff. La Stratton Oakmont, IncBen presto i broker, magistralmente istruiti nell'arte della truffa, riusciranno ad adescare persino investitori facoltosi e a riversare nelle casse della società milioni di dollari di commissioni. Travolti dalla valanga di denaro, Jordan e il suo branco si tufferanno in un tumultuoso torrente di eccessi e depravazione: tossicodipendenza, alcolismo, sessuomania. Ma mentre Jordan, strafatto e arrapato, sale ai vertici della scala sociale due gradini per volta, dal basso l'instancabile agente dell'F.B.I.Patrick Denham comincerà a tallonarlo da vicino.

Adattamento dell'omonimo e autobiografico libro di Jordan Belfort, The Wolf Of Wall Street è il ventitreesimo lavoro cinematografico dell'ormai settantunenne Martin Scorsese, alla sua quinta collaborazione con Leonardo DiCaprioIl film lo si potrebbe sintetizzare con un solo aggettivo: eccessivo! Nella durata, nelle forme, nei contenuti. Eravamo perfettamente consci, dopo la visione del trailer, di cosa ci avrebbe atteso una volta che le luci in sala si fossero smorzate e per un attimo abbiamo temuto che il dai noi tanto amato Martin si fosse lasciato prendere la mano, scadendo nel gratuito e nel ripetitivo. Ma Scorsese è come quei vecchi amici che rincontri dopo tanto tempo, che ti invitano ad ascoltare la loro nuova storia davanti ad una birra. L'invito è gradito e mentre la storia procede le birre diventano due, tre, quattro...
Alla fine ti ritrovi ubriaco ma felice, inconsapevole del tempo trascorso e con in testa il ricordo di quella fantastica storia. Ed è esattamente questo l'effetto che The Wolf Of Wall Street ha sullo spettatore. Noi preferiamo sintetizzarlo con un'altro aggettivo: fantastico!

Il mondo della finanza non ha leggi né regole, non ha giudici né leader. Ha però il potere dettato dal denaro che gli permette non solo di sottrarsi alla legge, ma di sostituirsi alla democrazia. La borsa è una finzione, una bolla di sapone, "non esiste". E' un dio Cthulhu nel quale tanto più la gente crede, tanto più i soldi nelle tasche dei broker diventano reali. E' un sistema arterioso, invisibile e intangibile, che attraversa la nostra società e il cui cuore soffre di infarto cronico (1929, 1987, 2008). Un regno animale popolato da squali, tori, aquile, scimmie e talpe, ma nel quale non si era mai visto un lupo.
Sebbene Scorsese scelga palesemente di lasciare il sistema finanziario in secondo piano per raccontarci piuttosto lo stile di vita degli uomini che popolano tale mondo, riteniamo siano necessarie alcune delucidazioni. Che cos'è il lunedì nero? Lunedì 19 ottobre 1987 i mercati mondiali subirono un fortissimo crollo in un brevissimo lasso di tempo. L'indice Down-Jones (indice che valuta il tasso di crescita dell'economia americana, calcolato soppesando il prezzo dei 30 principali titoli di Wall Street) perse in pochissime ore il 23% del proprio valore, trascinando con se tutti gli altri indici della borsa mondiale. Il crollo ebbe inizio ad Hong Kong e giunse solo dopo, a causa del fuso orario, in Europa e negli U.S.A. Gli economisti si dividono su quelle che furono le vere cause del crollo; alcuni accusano i trading system (programmi per computer che tengono allineati i prezzi delle azioni con quelle dei futures) che durante i cali iniziali riversano sul mercato un flusso infinito di stop-order (azioni che vengono automaticamente vendute nel momento in cui raggiungono un determinato prezzo), altri vedono in tale crollo un semplice ritorno alla normalità del mercato. Alla Shearson Lehman (il nome vi ricorda nulla?) alcuni operatori posero sulle loro scrivanie dei cartelli con scritto "Alle scialuppe di salvataggio!". Il 19 ottobre '87 è il primo giorno da broker per Jordan Belfort. Pura coincidenza o segnale divino?
Cosa sono le penny stock? Sono azioni di piccole aziende classificate liberamente, con prezzi molto bassi e con limiti di capitalizzazione. Le penny stock erano quasi totalmente escluse da qualsiasi tipo di regolamentazione finanziaria, cosa che consentiva ai broker di intascare percentuali di commissione molto alte. Con le commissioni riscosse dalla vendita compulsiva di penny stock, Jordan e il suo piccolo gruppo di amici e conoscenti fondano la Stratton Oakmont, un'agenzia di vendita di titoli azionari dal successo tanto rapido quanto fragoroso.

L'individuo scaltro con l'aiuto del suo branco privo di remore fotte senza scrupoli il cittadino medio. La materialista società americana paga lo scotto di un modo di vivere e pensare che pone al primo posto l'apparire invece che l'essere, che misura il valore di un individuo attraverso il suo reddito pro-capite. E se dietro il vestito firmato Armani c'è anche la capacità di formulare frasi articolate, dotate di senso compiuto e con tutti i congiuntivi al posto giusto, il male breadwinner statunitense ti consegna tutti i suoi soldi e accende un'ipoteca sulla casa con stampato sulla faccia lo stolido sorriso di chi è convinto che un giorno girerà in Ferrari"Per avere successo nella vita, tutto quello che occorre sono l'ignoranza e la sicurezza di " diceva Mark Twain. Jordan non è particolarmente intelligente; non è un esperto di borsa e finanza; non ha ideali così come non ha carisma; è solo uno spavaldo con con ottime capacità oratorie. Amplifica semplicemente tramite la cornetta di un telefono quel bisogno che la società consumista inculca in tutti noi attraverso il più grande sistema di manipolazione di massa: la pubblicità. Di fatti nel film ne sono presenti molte. Dalla pubblicità della stessa Stratton Oakmont alle scarpe di Steve Madden, dalla presentazione dello yacht di 52 metri alla catena di ristoranti giapponesi Benihana.

Droghe di ogni tipo, alcool di tutte le gradazioni e depravazioni di ogni sorta riempiono la vita di Jordan e della sua crew, e di conseguenza il film, altrimenti vuote come un soufflé. Sì, il lancio dei nani, l'aereo dell'addio al celibato per Las Vegas e l'intero piano dell'albergo distrutto, il sesso in ufficio, la segretaria che si rasa la testa e con i soldi presi si rifà il seno, il pesce ingoiato vivo: tutto vero! L'unica cosa importante per queste persone è il denaro. Da strumento per l'acquisizione di beni e servizi atti a soddisfare bisogni il denaro è diventato bisogno egli stesso. Il cumulo, la montagna, il conto a otto zeri. Qualunque sia il costo.
Cos'è un'offerta pubblica iniziale? E' un'offerta al pubblico di titoli di una società che intende quotarsi per la prima volta sul mercato (come la Steve Madden, Ltd.). Sono promosse da imprese il cui capitale è nelle mani di uno o pochi imprenditori. Cos'è l'agiotaggio? E' un reato finanziario che consiste nel rialzo o ribasso fraudolento dei prezzi di vendita delle azioni. Jordan e i soci fondatori della Stratton Oakmont acquistano illegalmente, attraverso prestanome, una grandissima porzione delle azioni della Steve Madden, Ltd. immettendone nel mercato azionario una quota piccolissima che non sarebbe riuscita a soddisfare la domanda. E come legge di mercato insegna: se la domanda supera l'offerta il prezzo del bene aumenta in proporzione raggiungendo automaticamente il punto di equilibrio.

Scorsese ci racconta la storia di un personaggio e del suo microcosmo, poichè Jordan non vive più nel mondo reale da molto tempo. E lo fa appieno, decidendo di non mostrare mai le vittime e le conseguenze delle azioni della Stratton Oakmont. A distanza di quasi vent'anni c'è ancora chi paga le conseguenze delle scelte scellerate di uomini senza criterio. Scelta non apprezzata o forse semplicemente non compresa da buona parte di critica e pubblico, poco abituati alla visuale del cattivo. Ma quello di Scorsese non è un inno, ma un atto di accusa, spedito nel modo più efficace che conosce, come un pugno allo stomaco. Con tecnica sopraffina e stile inconfondibile, fatto di lunghi piani sequenza, montaggio serrato, fotografia luminosa, fermo immagini, voci narranti e discorsi rivolti allo spettatore, Scorsese ci mostra il glamour, lo sfarzo, la forza di un mondo artificiale nel quale è necessario essere narcotizzati per poter sopravvivere. Quando l'unica folata di giustizia, rappresentata dall'incorruttibile agente Denham, spazza via i fumi allucinatori della ricchezza, resta solo la tristezza e la desolazione di personaggi che non hanno più alcuna ragione di vita. Come nella più tipica delle storie, Belfort collaborerà con l'F.B.I. nell'incriminazione dei suoi vecchi soci e colleghi, garantendosi così un notevole sconto di pena. Nel 1998 verrà giudicato colpevole di frode e riciclaggio di denaro e condannato a soli 22 mesi di reclusione, al rimborso delle sue 1513 vittime per un totale di 11 milioni di dollari, alla confisca di tutte le sue proprietà e al pagamento di una multa di 110 milioni di dollari.

Jordan Belfort (il tizio sul palco che presenta il Jordan "cinematografico") oggi è un uomo nuovo. Si è disintossicato e redento. Ha scritto un'autobiografia dal titolo The Wolf Of Wall Street (appellativo che secondo il Wall Street Journal non gli sarebbe mai stato attribuito) e tiene conferenze nelle quali spiega ad aspiranti broker come chiudere un affare. Jordan afferma che gli introiti del libro, dei diritti di sfruttamento cinematografici e delle conferenze andranno a rimborsare le vittime dei suoi raggiri. Sono in tanti a non credergli, e tra questi c'è lo stesso Leonardo DiCaprio, autore di una prestazione attoriale sontuosa, che domina la scena come un vero leone. Incredibile anche Jonah Hill (già visto in Facciamola Finita) che si conferma uno degli attori emergenti più interessanti. Durante le interviste al David Letterman Show, Hill e Scorsese, hanno confermato che il pugno ricevuto dal suo personaggio nel film era reale.

I gusti son gusti e ognuno ha i propri, questo lo riconosciamo, anche se i gusti cambiano. Ma riconosciamo anche il grande cinema quando lo vediamo. Capolavoro? Forse no, anche se spetterà al tempo fornirci una risposta (Casinò diventa più bello ogni volta che lo guardiamo). Certamente un film grandioso che prosegue il discorso autoriale dell'arzillo ScorseseDavid O. Russel e il suo insipido American Hustle hanno molto da imparare.
Alcuni lo hanno definito "volgare e diseducativo", altri il "solito film moralista". Ai primi consigliamo di sintonizzarsi su Rai 1 perché sta per ricominciare Don Matteo, ai secondi diciamo che Scorsese non fa filmettti, non è moralista e non è mai stato solito.

martedì 20 maggio 2014

The Amazing Spider-Man: la Dilogia

Attenzione, il seguente post contiene numerosi spoiler sui film.

The Amazing Spider-Man
Dopo esser stato morso da un ragno geneticamente modificato, il giovane Peter Parker acquisisce poteri straordinari. Super agilità, forza sovrumana, ipersensibilità, resistenza e capacità di aderire a ogni superficie. Peter vive con gli zii May e Ben che lo hanno adottato subito dopo la morte dei suoi genitori. Ma quando zio Ben muore per mano di un criminale che lo stesso Peter si era precedentemente rifiutato di fermare, quest'ultimo si lancerà nella lotta al crimine indossando maschera e spara ragnatele, diventando così il supereroe conosciuto come Spider-Man.

Il primo Spider-Man (2002) di Sam Raimi aveva catturato la nostra attenzione, il secondo capitolo (2004) ci aveva entusiasmato, mentre con il terzo (2007) eravamo scesi dalla giostra un po' confusi e non proprio soddisfatti. Il progetto dal quale avrebbe dovuto nascere il 4° episodio saltò, da una parte per via di litigi e incomprensioni tra Sam Raimi e la Columbia Tristar (alias Sony), dall'altra perché l'esplosione de Il Cavaliere Oscuro (2008) di Cristhoper Nolan aveva segnato un cambio di tendenza nel “genere” cinecomics. Tutto doveva essere rigorosamente dark, perché dark significa soldi. La Sony cominciò allora a pianificare un reebot (termine preso in prestito dalla nona arte) della serie, trovandosi però costretta a dover chiudere le operazioni in fretta e furia poiché rischiava di perdere i diritti di sfruttamento del personaggio, che sarebbero tornati in mano alla Marvel (Disney). Al timone del progetto venne posto il giovane Mark Webb, autore del piacevolissimo 500 Giorni Insieme.
E giunse il 2012. Anno zero per i lettori di fumetti supereroistici, data l'uscita ravvicinata di The Avengers di Joss Whedon, de Il Cavaliere Oscuro – il ritorno di Christopher Nolan e proprio di The Amazing Spider-Man (abbreviato dai nerd con l'acronimo TASM).

Cosa dire di TASM? Qual è il senso nel creare una pellicola che ripropone storie e personaggi di un film, certamente noto al grande pubblico, uscito solo 10 anni prima? Il fine è certamente economico. La Sony cercava da una parte di seguire il volere di quella parte di lettori dell'Uomo Ragno che desideravano un film che ricalcasse in maniera più fedele le storie scritte da Stan Lee, e dall'altra di venire incontro a quel pubblico che dal 2008 pretende cinefumetti più seri (cioè, in realtà più dark). Inoltre il ricordo della trilogia di Raimi era ancora fresco nelle memorie dei più grandi, così si è deciso di puntare verso un target più giovane. Il reboot è un operazione riuscita? Economicamente si. Anche se sono riusciti a portare al cinema solo quelle fette di pubblico sopracitate; il resto ha scansato questo film, difatti gli incassi di TASM sono inferiori (nonostante il sovrapprezzo del 3D) a quelli di uno qualsiasi della trilogia di Raimi. Discorso che varrà anche per il successivo TASM2.
E' un bel film? Nì. Un nì che tende al no. Eccezzion fatta per rallenty ed eiaculazioni di CGI, il film è girato tutto sommato bene. Paga però fortemente lo scotto di una sceneggiatura scritta abbastanza male. Se il comportamento adolescenziale di Peter e Gwen, e la loro relativa relazione, è accettabile poiché i due personaggi sono teenager, a non essere accettabile è il fatto che anche gli altri personaggi si comportino come ragazzini, che siano scienziati prossimi al nobel o vecchiette disoccupate. Il nemico, uno dei perni più importanti in un film del genere, non funziona molto; il percorso psicologico che lo porta ad odiare Spider-Man e a voler trasformare la città in una tana di lucertole è veramente labile e scialbo. Appare chiaro di trovarsi dinanzi alla sceneggiatura di Spider-Man 4 rimaneggiata alla bene e meglio per l'occasione. Forse è per questo che in fondo qualcosina si salva.

Tra una forzatura e l'altra il film giunge a conclusione prima che la pazienza dello spettatore si esaurisca. In conclusione TASM è un filmetto che si merita la maggior parte delle critiche piovutegli addosso. Con annesse prese in giro per “messaggi sbagliati” che la pellicola manda.


The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro
Da quando Spider-Man volteggia tra i grattacieli il tasso di criminalità nella grande mela è notevolmente calato. I cittadini idolatrano, i criminali tremano. Non è però compito facile per il giovane Peter Parker conciliare la sua normale esistenza con la vita da supereroe. Zia May è perennemente in ansia e il ricordo del capitano Stacy riemerge ogni qualvolta si avvicina alla fidanzata Gwen; inoltre quest'ultima è intenzionata a trasferirsi a Oxford dopo il diploma. A complicare ulteriormente il tutto saranno il ritorno dell'amico di infanzia Harry Osborn, alla disperata ricerca del sangue di Spidey che potrebbe sottrarlo alla malattia genetica che flagella la sua famiglia, e l'arrivo del sociopatico super-criminale Electro, tale Max Dillon. Spider-Man dovrà ora affrontare la sua sfida più difficile.

2014. The Amazing Spider-Man 2, inutilmente sottotitolato in Italia Il potere di Electro. Un altro film? Di già? Sì! Ecco il tessiragnatele tornare in sala anche se non se ne sentiva proprio il bisogno. Dinnanzi alla biglietteria titubiamo; il ricordo di quella CGI vista nel trailer (più adatta ad un videogioco che ad un film) ci fa esitare. Ma ci facciamo coraggio. Varchiamo l'ingresso della sala, sprofondiamo nelle poltroncine e mettiamo gli occhialini 3D.
Prima sequenza: la morte di Richard e Mary Parker. La scena è girata bene e ci cattura. Notiamo subito il tocco di Hans Zimmer alla colonna sonora. In noi sorge una speranza, "che forse il primo film della serie non era riuscito bene poiché avevano avuto poco tempo a disposizione per terminarlo, si rischiava di perdere i diritti..."
Poi arriva la seconda sequenza. CGI sparata a pallettoni sulle nostre facce, rallenty ogni 4 secondi, regia e montaggio veramente a casaccio. Spidey svolazza all'inseguimento di Aleksei Sytsevich (WTF?) mentre Gwen tiene il suo discorso durante la cerimonia di diploma. Più che davanti a un montaggio alternato siamo di fronte ad un frullato. Cioè, qualche mente superiore potrebbe spiegarci perché la scena in cui Gwen pronuncia il suo discorso ha la stessa fotografia, lo stesso montaggio, la stessa colonna sonora e in parte gli stessi movimenti di macchina della scena (montata in alternanza con questa) dell'Uomo Ragno che insegue i cattivoni?
Dopo aver assistito al discorso di diploma con il montaggio più adrenalinico e frenetico nella storia del cinema, le nostre speranze finiscono in frantumi e ci prepariamo al supplizio di (più di) due ore che ci attende, armati solo di una misera e magra consolazione: non potrà esser peggio de L'Uomo D'Acciaio.

In questo film Webb sembra aver dimenticato le regole di regia e montaggio che aveva applicato alle sue precedenti pellicole. Certo, in TASM le aveva applicate con la passione di un pigro e cupo burocrate che pone il suo grosso timbro su documenti amministrativi ingialliti. Forse l'inventiva non è mai stata la specialità di casa Webb, ma ciò non giustifica in alcun modo la mole di errori che costella la pellicola.
Desumo che chiunque legga questo testo sappia, o possa ben immaginare, che ogni scena deve presentare determinate caratteristiche (di montaggio, fotografia, colonna sonora, ecc) che rispecchino ciò che viene mostrato. (Un esempio non inerente: un funerale non può esser girato allo stesso modo di una festa, giusto?). Qui invece? Ma nemmeno per il cazzo. Troppo difficile, troppo impegnativo; si suda al solo pensiero. Diamo a qualunque cosa lo stesso ritmo e lo stesso tono. Vogliamo parlare dello scambio di battute tra Dawson e Joey Peter e Gwen nel vicolo? Roba da schiaffi. Scavalcamenti di campo come se piovesse. Arriverà il giorno in cui Webb dovrà spiegare al mondo perché ha deciso, in alcuni istanti, di inquadrare Gwen attraverso la vetrina di un negozio E del montaggio della sequenza sulla tomba di Gwen ne vogliamo parlare? Vabbè, chiudiamo un occhio. E di quando Peter trova il treno nascosto nella metropolitana e Harry libera Electro? Chiudiamo anche l'altro? 

E arriviamo al piatto più succulento di questo lauto pasto. Oh, yes baby! La sceneggiatura. Se il primo TASM era sceneggiato maluccio, questo seguito è scritto in maniera cosi abominevole e mostruosa da procurare disturbi fisici allo spettatore. Ogni volta che le stronzate diventavano troppe, in sala si accendeva una lucetta rossa e una voce ti diceva che il sacchetto per il vomito era posto sotto la poltroncina. Non esiste storia che non sia la storia di qualcuno. I personaggi sono la base sulla quale si costruisce la storia; qualunque storia. Se i personaggi sono una merda, come può allora essere il resto?
Immaginiamo che mentre il docente del corso di sceneggiatura spiegava questo, Kurtzman, Orci, Pinker e Webb fossero in bagno a fumare, visto che a partire dal minuto sei ha inizio la "Fiera dello Stereotipo". Di tutti i tipi e colore: sociopatici che parlano da soli, russi con i loro "tipici" accenti, ricchi stronzi e nemici riempitivo senza scopo. In omaggio: apparizioni paranormali qua e là, battutacce e smancerie. Sparate un cliché cinematografico qualsiasi. Il primo che vi viene in mente. Scommettiamo anche le scarpe che in questo film c'è.

Insomma il film procede. Si fanno cose, si dicano parole, cazzotti, ci si addormenta, esplosioni, Gwen muore, blah blah, fine. (Per inteso: la scena della ragnatela a forma di mano è abbastanza trash; avrebbe avuto senso per lo Spider-Man di Raimi che lanciava ragnatele organiche). E' vero, è vero! Abbiamo sparato senza alcuna riserva sulla croce rossa. Ma a volte è divertente fare vittime. Siamo un po' stronzi; adoriamo i fan che si incazzano, che ringhiano e che puntano contro il dito indice urlando: "Non capite un cazzo!".
Ciò che realmente non comprendiamo è come si possa affermare che lo Spider-Man (intendiamo i film) di Webb sia migliore rispetto a quello di Raimi in quanto "più simile al fumetto" e ignorare totalmente il mare di merda nel quale Webb ci ha immerso per 137 minuti la prima volta, e per 142 la seconda. Presupponiamo che siate fan dei fumetti e che del cinema non ve ne importi nulla. D'accordo, ma la storia della fedeltà proprio non convince. L'Uomo Ragno è un personaggio creato oltre 50 anni fa e che ha traversato diversi periodi storici sotto la guida di autori diversi modificandosi di conseguenza. Esistono vari Uomo Ragno. L'Uomo Ragno di Dan Slott non è diverso da quello di J. M. Straczynski? E questi due da quello di Todd McFarlane? (Si, brutti stronzi, i fumetti dell'Uomo Ragno li leggevamo anche noi).

cinecomics spadroneggiano nelle sale (i Marvel Studios progettano film fino al 2028) e invadono anche il piccolo schermo. Adesso siamo molto curiosi di sapere come la Sony procederà, visto che i due nuovi film di Spider-Man hanno incassato molto meno del previsto e l'ultimo è stato massacrato da buona parte di critica e non difeso dai fan (cosa successa per il primo). I piani sembrano slittare, si parla di unione con il progetto The Avengers, di recasting e forse di un nuovo reboot. Comunque sia, ci resta l'amaro in bocca. Noi avremmo voluto vederlo Spider-Man 4.

lunedì 19 maggio 2014

Blade Runner

Attenzione, il seguente post contiene numerosi spoiler sul film. Ma se non hai mai visto Blade Runner un po' dovresti vergognarti.

Anno 2019, la terra è divenuta un posto invivibile a causa di inquinamento e sovrappopolamento; la vita animale e quella vegetale sono quasi totalmente estinte. Di conseguenza parte della popolazione mondiale si è trasferita nelle colonie extra-mondo, lasciandosi dietro poveri, malati e criminali. Le tecniche di ingegneria genetica a disposizione della Tyrell Corporation hanno consentito la creazione di replicanti, ovvero androidi organici analoghi in aspetto agli esseri umani, ma dotati di facoltà fisiche e intellettive nettamente superiori. Questi vengono adoperati come schiavi nell'esplorazione e colonizzazione di nuovi pianeti. Ma con il passare del tempo i replicanti sviluppano una coscienza di sé; desiderio di libertà e bisogno di autodeterminazione sono il primo passo della via della rivolta. Come precauzione, tutti i modelli sono stati muniti di un limite genetico che non consente loro una longevità superiore ai quattro anni. Dopo un sanguinoso ammutinamento da parte di una squadra di replicanti in una delle colonie extra-mondo, gli androidi sono stati dichiarati illegali sulla terra e una sezione speciale della polizia, denominata Blade Runner, è stata istituita con il compito di "ritirare" ogni replicante sfuggito al controllo.

Queste sono le premesse su cui poggia Blade Runner, capolavoro del 1982 che fortemente ha influenzato il cinema a seguire (fantascientifico e non), terzo lungometraggio del visionario regista britannico Ridley ScottIspirata al celebre romanzo di Philiph K. Dick Do Androids Dream of Electric Sheep?, l'opera di Scott è stata soggetta nel corso degli anni a varie riedizioni. Vanno segnalate la International cut, versione originale montata secondo il volere dei produttori, e la Director's cut, versione rimontata (in occasione del decennale) seguendo le istruzioni originali di Scott. Benché le due versioni differiscano solo per pochi elementi, esse conferiscono al film un significato profondamente diverso. Prenderemo in analisi, in questa sede, esclusivamente la Director's cut.

Trama. Sei replicanti del modello più avanzato (Nexus 6) hanno assaltato uno shuttle extra-mondo, uccidendo passeggeri ed equipaggio, e sono giunti sulla terra nei pressi di Los Angeles. Due di loro sono morti folgorati nel tentativo di introdursi in un complesso della Tyrell Corporation. L'ex poliziotto Rick Deckard viene richiamato in servizio nella sezione Blade Runner per dare la caccia ai quattro replicanti rimasti in giro, dopo che uno di loro ha ferito gravemente l'agente che si occupava del caso. Ha così inizio una spietata caccia all'uomo per le pullulanti e malsane strade di una piovosa Los Angels, che scuoterà dalle fondamenta le vite degli individui coinvolti. 

"... costituiva comunque il segno che non era questo l'ordine naturale delle cose. [...] Come sarebbe potuto apparire intollerabile, tutto ciò, se non si fosse conservato una sorta di ancestrale ricordo che le cose un tempo erano state diverse?" - George Orwell, 1984. 

Il film apre con un particolare sull'occhio di Roy Batty, leader del gruppo di replicantinel quale si riflettono i bagliori del paesaggio industriale sottostante. L'opera è interamente ambientata in una distopica Los Angeles del novembre 2019. La città è costantemente avvolta da nebbie che, frutto dell'inquinamento, offuscano il sole e causano una pioggia perenne. Moderni grattacieli e palazzi fatiscenti ospitano un pout-porri multietnico nel quale è predominante la componente asiatica. In città si parla il Cityspeak, un miscuglio di varie lingue. Imponente è il lavoro svolto da Jordan Cronenwet, direttore della fotografia e della scenografia, il quale, ispirato dalla Metropolis di Fritz Lang e dalla città di Hong Kong, costruisce una tetra giungla d'acciaio e cemento che non solo trasmette un forte senso di claustrofobia, ma rende palpabile il sentore di morte che pervade l'intero film. Il mondo di Blade Runner riflette perfettamente i timori della società statunitense degli anni '80, ovvero: la paura circa l'impatto ambientale a lungo termine della crescente industria e la preoccupazione derivante dall'espansione della sempre più forte economia orientale (alcuni ritenevano che il Giappone avrebbe conquistato economicamente e ideologicamente il mondo). Ombre scure dominano lo schermo, al punto che spesso risulta difficile seguire i movimenti dei personaggi; l'estremizzazione della poetica visiva noir con netti richiami all'espressionismo tedesco.

Uomo / macchina. Un rapporto da sempre rappresentato come conflittuale invece che sinergico. Un punto di vista, derivante da un timore inconscio della società, secondo il quale la macchina, araldo del progresso tecnologico, annichilirà e rimpiazzerà l'uomo. Timore, però, costantemente sottomesso al bisogno di sfruttare quella tecnologia tanto temuta, rassicurati dall'idea che il divario fra uomo e macchina non potrà mai annullarsi. Errato! I replicanti hanno oltrepassato ogni paletto antropologico. Dunque: Umano / Replicante. La contrapposizione tra le due razze è il perno su cui verte l'intera pellicola. Ma come la sociologia insegna, la razza non è altro che una distinzione ideologica applicata a gruppi umani (perché di umani si tratta). Ci troviamo dinanzi, dunque, ad una labile linea di discrimine che, frutto di paura e del bisogno di legittimare il dominio dell'uomo sul suo simile, mette in scena una futuristica e spietata lotta di classe. Padrone / Schiavo. Così come la nostra società crea ed alimenta volontariamente sacche sociali di povertà da sfruttare nel sistema produttivo, l'uomo del futuro crea sue copie (vedere Moon di Duncan Jones). L'intero mondo di Blade Runner appare come il capolinea del sistema capitalista. I facoltosi si trasferiscono nelle colonie extra-mondo mentre le classi meno abbienti muoiono con il pianeta (vedere Elysium di Neil Blomkamp).

Come detto, ogni forma di discriminazione è in parte una copertura concettuale di meri interessi che si avvale di concetti filosofico-scientifici o strumenti tecnici per legittimarsi. Il Voight-Kampff, o test dell'empatia, (ispirato al celebre test di Turingè un questionario composto da domande appositamente studiate per suscitare nei soggetti interrogati una risposta emotiva. L'intensità di questa viene misurata in tempo reale da una piccola macchina della verità portatile, la quale rileva accuratamente la dilatazione involontaria dell'iride, fornendo il cosiddetto responso rossore (ovviamente legato al bagliore rossastro presente negli occhi dei replicanti). Essendo privi di un vero e proprio bagaglio di esperienze che gli permetta di gestire agevolmente le emozioni, i replicanti, durante il test, forniscono risposte emotive più intense rispetto a quelle fornite da un comune adulto. Ne è un chiaro esempio la scena iniziale dell'interrogatorio a Leon Kowalski da parte dell'agente Holden, la quale, attraverso un gioco di campi e controcampi che diviene sempre più serrato, proietta sullo spettatore lo straniamento e la tensione alle quali è sottoposto il replicante. La scena si concluderà, per l'appunto, con il grave ferimento dell'agente di polizia.

Rick Deckard riceve dunque, dal capitano Harry Bryant, il compito di ritirare i quattro lavori in pelle prima che l'opinione pubblica venga a conoscenza della loro fuga. Sotto la pressante supervisione del collega Gaff, Rick inizia la sua caccia. Deckard lo si potrebbe descrivere con molti aggettivi. Solitario, freddo, cinico, risoluto. E' un personaggio palesemente ispirato agli investigatori dei romanzi hard-boiled (Philip Marlowe in primis). Ma sopratutto Deckard è un replicante che non sa di esserlo. Possiede ricordi di una vita non sua; istantanee di momenti che non ha mai vissuto. E qui viene posta una domanda: in che modo un uomo può capire se i ricordi che possiede sono frutto di esperienze pregresse e non il risultato di illusioni?
David Hume, il maggiore ispiratore dei principi della psicologia moderna, nel Trattato sulla natura umana ci spiega che, spesso, alcuni ricordi perdono la loro forza vincolante, a tal punto da indurre a ritenerli frutto di fantasia e non informazioni apprese per via sensoriale durante l'esperienza. Viceversa, un'idea parto dell'immaginazione può acquisire una forza tale da spingere a credere che essa sia in realtà un ricordo reale. E' dunque difficile discernere tra ricordi e illusioni, ma sopratutto è arduo dubitare dei propri ricordi. Questo perché a livello inconscio possediamo un sistema difensivo che li preserva, poiché la memoria non è un semplice deposito di informazioni. Come nel Saggio sull'intelletto umano scrive John Locke, la nostra identità personale dipende dalla continuità della nostra coscienza, resa possibile dalla memoria delle azioni che abbiamo compiuto e degli eventi che abbiamo vissuto.
Cartesio cercava un metodo che desse all'uomo la possibilità di distinguere tra ciò che è vero e ciò che è falso, non soltanto per un fine strettamente speculativo, ma affinché fosse applicabile anche alla vita reale. L'elemento fondamentale è il dubbio. Se cerchiamo di capire la veridicità di un qualcosa è perché dubitiamo di quel qualcosa. Un individuo dubita non solo della realtà che lo circonda ma dubita anche di sé stesso. Dubitare è pensare. L'uomo pensa e dunque esiste perlomeno come entità pensante. Cogito Ergo Sum. L'unica vera certezza. L'unica possibile.

Il primo passo di qualunque cacciatore che si rispetti è studiare le proprie prede. Deckard si reca negli uffici della Tyrell Corporation al fine di ottenere la documentazione inerente i replicanti in fuga: nomi, modelli, funzioni, date di immissione, tempi di durata. Nell'ufficio di Tyrell, Deckard incontra Rachel, replicante ignara della propria origine artificiale ma che comincia a nutrire dubbi sulla propria natura. Concetto distorto, in chiave cyberpunk, di femme fatale. Misteriosa, sontuosa, ambivalente, sensuale. Personaggio che attraverso il proprio cambiamento emotivo diviene fulcro della riflessione sull'oppressione e il pregiudizio. Cambiamento sottolineato da una graduale variazione del look; maggiormente si sente indifesa, più il colore degli abiti che indossa diventa chiaro e il trucco si alleggerisce.

"Più vita". Spaventati e determinati, i replicanti proseguono nella loro missione: cercare di sottrarsi alla morte prematura. E in questo si discostano dagli esseri umani, poiché c'è qualcosa di profondo in questa ricerca, qualcosa che trascende i confini fisici e temporali dell'esistenza stessa. Non la stolida voglia di continuare a vivere, ma al nucleo di questa lotta sanguinaria vi è il bisogno di tramandare sé e la propria esperienza, di lasciare una segno tangibile del proprio passaggio, di non perdersi "nel tempo come lacrime nella pioggia".
"Niente è peggiore di avere una vita che non è vita". Siamo esseri dall'esistenza relativamente breve, appartenenti ad una specie che naturalmente predilige l'evoluzione all'individuo. La riproduzione è il nostro scopo. Il lascito è il nostro senso. Hegel affermava che, ad un certo punto, nel rapporto padrone-schiavo "si sviluppa un momento dialettico che finisce col portare al rovesciamento delle parti". "Più umano dell'umano", Roy Batty vuole semplicemente lasciare un'eredità, scopo che l'umanità rappresentata nel film sembra aver dimenticato. Una umanità asettica e crudele che moralmente si rivela inferiore a quei replicanti tanto temuti.

Le strade dei replicanti incrociano quelle di altri personaggi. Come Hannibal Chew, artefice degli occhi dei replicanti Nexus 6 ("Se solo tu potessi vedere quello che ho visto con questi occhi"), o come J. F. Sebastian, progettista genetico della Tyrell Corporation, vittima di una malattia (fittizia) denominata "Sindrome di Matusalemme", che ne causa l'invecchiamento precoce e ne accomuna la condizione a quella dei replicanti. Ma J. F. non ha un Dio al quale chiedere soluzioni. Alla fine della percorso, sulla cima della piramide, c'è Eldon Tyrell, moderno Prometeo privo di ragioni e di risposte. Tyrell è una moderna riproposizione del John Federson di Metropolis, e il suo scontro con Batty appare come l'estremizzazione del confronto tra Federson e suo figlio. Il figliol prodigo (Batty) ucciderà il proprio padre (Tyrell) nel momento in cui abbraccerà l'inevitabilità del fato. Il Dio capitalista, mortale e impotente, soccomberà alla furia della sua creatura più splendente, che gli caverà entrambi gli occhi.

"Moriremo. Noi siamo stupidi." Deckard procede implacabile nella sua caccia. Lui è "quello bravo". La prima a morire è Zhora. Il personaggio impersonato da Joanna Cassidy è fortemente ispirato alla Marie Lescher di Asta Nielsen in La Via Senza Gioia, film del 1925 di Pabst. Finirà riversa su un sudicio marciapiede, con fori di proiettile nella schiena. I frammenti di vetro che circondano il suo cadavere riflettono le fatue luci al neon della macabra città, a sottolineare la responsabilità dell'intera malata società in quella morte priva di senso. Ma improvvisamente qualcosa cambia: Rachel, dopo aver compreso di essere una replicante, ha smesso di recarsi al lavoro. Questo è interpretato come un atto di ribellione e il capitano Bryant inserisce la donna nella lista di Deckard. Rick è  però innamorato di lei. Poi sarà il turno di Leon Kowalski che perirà, per mano della stessa Rachel, mentre tenta di cavare gli occhi a Deckard.

L'inevitabile scontro finale avrà come teatro il suggestivo Bradbury Building, opera dell'architetto George Wyman, tempio del post-modernismo. E quando tra luci, ombre e giocattoli viventi, anche Pris cadrà, Deckard e Batty si ritroveranno faccia a faccia. Abele contro Abele. Non siamo semplici macchine di carne, organismi senzienti privi di una scintilla. Siamo qualcosa di più. Dobbiamo esserlo. Se saranno i nostri geni a determinare la durata della nostra permanenza in questa realtà, non determineranno ciò che siamo e ciò che decideremo di diventare. Non è questo che ci rende umani? Roy trarrà in salvo Deckard nell'istante in cui comprenderà il valore autentico della vita. Morirà, con il sorriso malinconico di chi accetta senza compromessi, rendendo Deckard depositario di una frazionaria parte della sua memoria, custode di un luminoso granello della clessidra. "Chi sa morire, non ha più padrone" disse Sully Prudhomme.
La colomba volerà via dalle sue mani ormai prive di vita, verso un cielo sereno. Il diluvio è cessato e l'ira del dio placata. Nel corso dell'opera sono molteplici i riferimenti alle figure animali. L'animale diviene dunque simbolo totemico del personaggio cui è legato. Rachel è associata al gufo, simbolo di saggezza ed eleganza (la sua comparsa in scena è preceduta dallo svolazzare di un gufo e inizialmente il suo look ricorda le sembianze dell'animale); Leon Kowalski alla tartaruga ("sai cos'è una tartaruga?") animale lento e resistente; Zora al serpente ("guardatela prendere piacere dal serpente che un tempo corruppe l'uomo") seducente e letale; Pris al procione (il volto bianco con la striscia nera sugli occhi) generalmente mansueto ma che può diventare estremamente aggressivo; Roy è il lupo (mentre rincorre il suo avversario ulula), solitario e cacciatore. Deckard è l'unicorno, animale mitologico atto a simboleggiare l'unicità.

Atto finale. Rick Deckard è ora consapevole della propria natura artificiale, ma in quanto essere umano decide di lottare contro quel sistema che lo ha creato in catene. Ognuno merita il mondo che sopporta. Fugge con l'amata Rachel dagli occhi malinconici e sognanti.

Blade Runner è un'opera profonda e complessa, che sfrutta a pieno tutte le potenzialità del mezzo cinematografico. La perfetta sincronia di tutti gli elementi che compongono la settima arte. Un mosaico dai mille dettagli e dalle infinite interpretazioni. Poco prima della sua morte, Philip K. Dick ebbe modo di visionare la pellicola. "Questa non è fantascienza e nemmeno fantasy. Questo è futurismo."